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Da Nablus a Tel Aviv

Mio padre è morto la scorsa settimana
29 settembre 2003 - Neta Golan

Ho preso mia figlia Nawal di due mesi ed ho tentato di andare a Tel Aviv per partecipare al funerale e per piangere con la mia famiglia. Nablus, la città in cui vivo, era sotto assedio e completamente sigillata. Questa è stata la situazione per la maggior parte del tempo negli ultimi due anni. I soldati israeliani minacciavano di sparare a chiunque si avvicinasse al check point. Avevo ricevuto una lettera dall'ospedale riguardante un check-up di cui Nawal aveva bisogno di fare a Ramallah, così siamo arrivati al check point di Hawara in ambulanza. L'ambulanza si è fermata nel posto designato. I soldati non hanno sparato, grazie a dio, ma non si sono neanche avvicinati a noi. Dopo circa mezz'ora l'autista ha deciso di cercare di parlare con loro. È sceso dall'ambulanza. Sono stati puntati fucili nella sua direzione. È risalito. Tutto ciò che potevamo fare era aspettare. Per tutto il tempo autobus di coloni si dirigevano agli insediamenti che circondano Nablus e passavano senza essere controllati.
Il mio risentimento aumentava e ringraziavo dio che la mia bimba non stava soffrendo, che nessuno sull'autoambulanza era in condizioni critiche. I soldati non avevano modo di saperlo. Ma anche se lo avessero saputo questo non avrebbe fatto nessuna differenza.

Un anno fa stavo accompagnando un'ambulanza attraverso un checkpoint a Jenin. Un ragazzo con un proiettile in testa era sdraiato nel retro dell'ambulanza, un dottore stava inalando aria nei suoi polmoni con un respiratore manuale. Ero seduta vicino all'autista e non dicevo niente mentre aspettavamo vedevamo le condizioni del paziente aggravarsi. Sapevo che confrontarsi con i soldati poteva solo aggravare la situazione. Non potevo rischiare che ciò avvenisse. Mi sono calmata ed ho spettato uno sbocco. Ho offerto una sigaretta al soldato. Lui ha accettato. Gliene ho data un'altra per l'altro soldato e poi ho tentato:

"E' veramente necessario che aspettiamo così a lungo? Il ragazzo sta morendo"

Il soldato sembrava imbarazzato "Dobbiamo essere sicuri che non sia ricercato"

"Se scoprite che è ricercato potete venire a prenderlo all'ospedale. Non sta andando lontano. Ha un proiettile in testa"

"Vedrò cosa posso fare"

Quel giorno abbiamo passato un'ora e mezza al check point. Tempo che ha fatto sì che il danno al cervello del ragazzo diventasse irreversibile. Il soldato, anch'egli un giovane, stava solo facendo il suo lavoro. Il giorno del funerale di mio padre siamo abbiamo subito un ritardo di "solo" un'ora. Era la terza volta che Nawal faceva questo viaggio dalla sua nascita. Nonostante il rischio che comportava il portarla dentro e fuori sono venuta spesso, perché sapevo che mio padre stava morendo. Avevo bisogno che vedesse la sua prima nipote, dirgli che lo amavo, dirgli addio. Dopo il funerale abbiamo trascorso una settimana con la nostra famiglia israeliana. Mio marito, che è palestinese, non può entrare nell'Israele/Palestina occupata nel 1948. E' stata dura non poterlo avere con me. Ma sapevo che ero privilegiata a poter piangere insieme alla mia famiglia. Ho iniziato a pensare alla mia amica Amal, una delle donne più belle che ho mai visto. Con enormi occhi color nocciola e capelli neri scuri. La sua famiglia è stata obbligata a lasciare la Palestina e ad andare in Giordania prima che lei nascesse. Suo marito, Abed, è della West Bank. Hanno 2 bei bambini. Se lei lasciasse la West Bank per andare a trovare la sua famiglia in Giordania, non potrebbe più ritornare. I suoi genitori hanno visto i loro nipoti solo in fotografia. Suo padre era anziano e malato e lei non è potuta andarlo a trovare. Lui è morto e lei non è potuta andare al suo funerale né confortare la madre. Oggi rifiuta di accettare che suo padre sia morto. Non è la morte ciò che non può affrontare. Poiché un popolo che vive sotto occupazione deve vivere ogni giorno con la morte. E' il fatto che è stata obbligata a scegliere tra marito e bambini ed i suoi parenti che non la fa vivere. I suoi capelli hanno improvvisamente iniziato a diventare bianchi. La politica di negare alle spose di palestinesi la residenza, è una delle molte forme di pulizia etnica che ha luogo qui. E' una politica vecchia come lo stato di Israele, ma Sharon ne è particolarmente orgoglioso. Durante la sua campagna elettorale si è vantato di aver impedito ai palestinesi di entrare in Israele, impedendo completamente la riunificazione familiare. Amal non rivedrà più suo padre. Molte migliaia di palestinesi condividono il suo destino.

Di ritorno a casa a Nablus io e Nawal siamo tornate alla nostra famiglia e alla routine di svegliarci ogni notte per l'esplosione di case distrutte o di carri armati che rumoreggiano per le strade. Nel frattempo Nawal ha imparato a sorridere e quando sorride, lei brilla come il sole.

Note:

Tradotto da Giovanna

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