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Fermiamo questo inutile spargimento di sangue

Gideon Levy, editorialista di Haaretz
26 luglio 2006 - Gideon Levy
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Questa guerra va fermata e subito. Era una guerra inutile dal principio. Anche se la sua giustificazione era scusabile, ora è il momento di fermarla. Ogni giorno i suoi costi aumentano senza motivo. Il sangue che si sparge non dà nulla di tangibile in cambio ad Israele, nulla. Ora è il momento giusto per fermare la guerra perché entrambe le parti possono sostenere di aver vinto: Israele ha ferito Hezbollah e Hezbollah ha ferito Israele. La storia ha dimostrato che non c’è situazione migliore per raggiungere un accordo. Ricordate la lezione della guerra dello Yom Kippur.
Israele ha intrapreso la campagna su una base giustificata e con mezzi sleali. Sostiene di aver dichiarato guerra allo Hezbollah, ma di fatto sta distruggendo il Libano. Da questa guerra ha già ottenuto quasi tutto ciò che poteva ottenere. La “target bank”, la zona di bersaglio aerea, è stata quasi tutta coperta. L’aviazione può continuare a distruggere i quartieri residenziali e gli uffici vuoti e può anche continuare a far cadere dozzine di tonnellate di bombe su bunker reali o immaginari e a uccidere libanesi innocenti, ma non ne verrà fuori fuori nulla di buono.

Coloro che spingevano per l’attività preventiva d’Israele l’hanno avuta vinta. Hezbollah e gli altri nemici sanno che Israele reagisce con grande forza a qualsiasi provocazione. Il Libano del sud è stato sgombrato dalla presenza Hezbollah. Ma è altamente probabile che l’organizzazione ritorni, come è altamente probabile che si riarmi. Questo è il momento per raggiungere un accordo internazionale. In futuro non sarà possibile raggiungere un accordo migliore ad un prezzo ragionevole.

Gli altri obiettivi di Israele - la restituzione dei soldati rapiti e l’eliminazione di Hassan Nasrallah - saranno comunque più difficili da ottenere, anche se la guerra continuasse per settimane e mesi. L’Idf ora sta chiedendo «ancora due settimane», ma tra due settimane chiederà «altre due settimane». Non è in vista una vittoria decisiva.

D’altro canto i costi sono alle stelle. Ogni giorno le critiche ad Israele crescono, come anche cresce l’odio nei suoi confronti. C’è anche un elemento di «sicurezza nazionale». A differenza di quanto viene fatto credere in Israele, cioè che il mondo è a favore delle sue azioni, le immagini che arrivano da Beirut gli stanno facendo gran danno, e giustamente. Non solo l’odio aumenta per le strade del mondo arabo, ma anche nel mondo occidentale. Le centinaia e centinaia di libanesi e le decine di migliaia di occidentali in fuga dal Libano stanno contribuendo alla rappresentazione di Israele come un stato violento, crudele e distruttivo.

Il fatto che George Bush e Tony Blair incoraggino l’azione d’Israele può essere di consolazione per Ehud Olmert e per i media israeliani, ma non è sufficente a persuadere i milioni di spettatori televisivi che guardano le immagini di distruzione e devastazione, la maggior parte delle quali non vengono mostrate agli spettatori israeliani.

l mondo vede interi quartieri distrutti, centinaia di migliaia di rifugiati che fuggono nel panico, senzatetto e centinaia di civili morti e feriti, inclusi molti bambini che non hanno niente a che vedere con Hezbollah.
Proseguire questa guerra non è morale e non vale neanche la pena. Il colpo economico provocato in Israele dalla guerra può essere limitato se questa termina adesso. Un’estate letale porterebbe ad un costo economico ancora più elevato.

La retroguardia israeliana, che fino ad ora ha mostrato un’impressionante capacità di recupero, non resterà ancora a lungo indifferente nei rifugi. Lentamente le crepe si apriranno e i cittadini cominceranno a chiedersi: perché stiamo morendo e per quale ragione stiamo uccidendo? E’ l’iter della guerra. All’inizio nessuno chiede il perché, ma più la situazione si ingarbuglia, più complesse diventano le domande.

Ci siamo già trovati a questo punto, più di una volta. Le guerre sono sempre cominciate con un largo consenso nazionale per poi culminare in crisi profonde. Quelli che oggi si crogiolano nel consenso dovrebbero sapere che nulla è per sempre. La guerra si trasformerà in un imbroglio. Quando diventerà evidente che la forza aerea non basta, sarà intensificata l’invasione via terra, peraltro già iniziata. Rispunterà il clichè sul pantano libanese, e quando i soldati saranno uccisi, come sta già avvenendo ogni giorno nella caccia di casa in casa, le proteste aumenteranno e divideranno la società.

Ora Israele spera nell’eliminazione di Nasrallah. Si tratta di un impulso atavico, anche comprensibile, che vuole la testa del nemico per provare che lo si è battuto. Non c’è saggezza in questo atteggiamento. Ancora una volta è opportuno ricordarci delle dozzine di persone che Israele ha assassinato in Libano e nei territori, da Sheikh Abbas Mussawi a Sheikh Ahmed Yassin, tutti sostituiti da nuovi personaggi, di solito più talentuosi e pericolosi dei predecessori. Gli obiettivi della guerra non dovrebbero essere dettati da tetri impulsi, anche se questi derivano dal desiderio e dalle richieste della massa. L’unico vantaggio che Israele otterrebbe dall’eliminazione di Nasrallah sarebbe forse l’andare verso una fine dello stato di guerra. Ma questo si potrebbe fare anche senza arrivare a tanto. L’altro obiettivio, il rilascio dei prigionieri, può essere ottenuto solo attraverso i negoziati per liberare i prigionieri. Israele avrebbe potuto farlo prima della guerra.

E’ ancora troppo presto per fare la misura delle vincite e dei fallimenti di questa guerra. Verrà il giorno in cui sarà evidente che non aveva un vero scopo, come tutte le guerre intraprese per scelta. Cessare adesso garantirebbe una piccola conquista ad un prezzo limitato. Continuare la guerra garantirebbe solo un prezzo altissimo, senza le garanzie di una giusta ricompensa. Per tutto questo, Israele deve fermarla e desistere. Il presidente degli Stati Uniti può incoraggiarci a proseguire la guerra quanto vuole, il primo ministro inglese può incoraggiarci in parlamento, ma in israele e Libano scorre il sangue, cresce l’orrore, il prezzo sale, ed è tutto inutile.

dal quotidiano israeliano Ha’aretz

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