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«Il disarmo di Hezbollah è una questione interna libanese»

Parla Fawzi Salloukh, sciita e ministro degli esteri di Beirut, vicino al "Partito di Dio"
27 luglio 2006 - Emanuele Piano
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Fawzi Salloukh, ministro degli esteri del Libano, ha modi spicci e diretti. Lo incontriamo mentre fa capolino in un corridoio secondario della Farnesina, mentre è in corso la conferenza stampa finale del vertice. Salloukh, all’interno del composito quadro politico e governativo libanese, è uno sciita considerato vicino agli Hezbollah e, da alcuni, è visto alla stregua di un loro portavoce. Diplomatico dagli anni ’60 (è stato ambasciatore in diversi Paesi africani ed in Austria e Belgio), è stato il consigliere politico di Mohammed Mehdi Shamseddine, imam sciita che aveva studiato alla scuola di Najaf, in Iraq, fondatore dell’università islamica del Libano e fautore delle prime milizie islamiche che poi divennero Amal, gruppo combattente sciita guidato dall’attuale portavoce del Parlamento libanese, Nabih Berri.

Come giudicate la proposta di risoluzione francese?

Quella della Francia è un’iniziativa importante perché finalmente chiama in causa il Consiglio di sicurezza dell’Onu. La nostra priorità resta un cessate il fuoco completo e complessivo. Questa è una pre-condizione per qualsiasi ulteriore trattativa. Una volta ottenuto lo stop delle ostilità si potrà cominciare a discutere il resto delle questioni ancora irrisolte: il rilascio dei prigionieri - sia i soldati israeliani che i detenuti libanesi nelle carceri di Tel Aviv -, la restituzione delle fattorie Shebaa e la mappa delle mine piazzate dall’esercito di Israele lungo la frontiera.

Una delle chiavi resta però anche il disarmo degli Hezbollah…
Gli Hezbollah sono un movimento di resistenza nazionale e non una milizia (la risoluzione 1559 fa riferimento allo “smantellamento e al disarmo delle milizie libanesi e non” ndr), che ha aiutato il Libano a liberare dagli occupanti israeliani il dieci percento del proprio territorio nazionale. Sono anche un partito politico inserito nel quadro istituzionale libanese che ha partecipato alle ultime elezioni, che siede nel governo con due ministri e in Parlamento con 14 deputati. Detto questo, la questione dell’armamento degli Hezbollah si sta discutendo all’interno del cosiddetto “Dialogo nazionale libanese”, un consesso formato esclusivamente da interlocutori interni che si è incontrato martedì scorso per la seconda volta. In questo quadro stiamo parlando di una strategia di difesa nazionale che sia in grado di affrontare le sfide e le aggressioni dall’esterno e al cui interno gli Hezbollah svolgono un ruolo importante.

In quest’ottica di difesa dell’integrità nazionale, l’idea è quella di far confluire i militanti sciiti all’interno dell’esercito come avvenuto con altre milizie in passato?

Questo sarà discusso in una fase successiva del dialogo, siamo ancora ad uno stadio preliminare. Resta comunque un punto fermo: il disarmo degli Hezbollah sarà discusso dal “Dialogo nazionale libanese” soltanto quando il Partito di Dio avrà ultimato la liberazione dei territori libanesi occupati da Israele. Tengo a sottolineare con forza che, comunque vadano gli eventi, la questione del disarmo sarà risolta solo all’interno del nostro Paese. L’applicazione della risoluzione 1559 sarà gestita dai libanesi e da nessun altro governo straniero. Sicuramente non da Israele, che deve ancora applicare le risoluzioni delle Nazioni unite 194 (del 1948 sullo status speciale di Gerusalemme ed il ritorno dei rifugiati palestinesi ndr), la 242 (del 1967 dopo la guerra dei “Sei giorni” che chiede il ritiro israeliano dai territori occupati durante il conflitto ndr), la 338 (del 1973 dopo la guerra dello “Yom Kippur” che chiede la cessazione delle ostilità e l’applicazione della risoluzione 242 ndr) e 425 (del 1978 che condanna l’invasione israeliana del Libano chiedendone il ritiro immediato e che costituisce una forza Onu di monitoraggio dei confini ndr). Alcune di queste risoluzioni sono vecchie di almeno cinquant’anni…

Come giudica la proposta dell’invio di una forza internazionale d’interposizione?

E’ un dato di fatto che non tutti in Libano ritengono accettabile l’idea dell’invio di truppe straniere nel Paese. La proposta sarà comunque discussa all’interno del Consiglio dei ministri. E’ chiaro che se dovessimo guardare al passato invio di forze multinazionali, come avvenuto durante gli anni ’80 durante la guerra civile e dove anche l’Italia è stata presente, dobbiamo ricordarci che sono state un fallimento. Vedremo.

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