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Armi letali

L'arsenale di Tel Aviv

1 settembre 2006 - Annalena Di Giovanni
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Le bombe a frammentazione non sono l'unico ordigno non-convenzionale, o estesamente contestato, usato in questa guerra. Una guerra che, in 33 giorni, ha causato più di 1000 morti, fra la popolazione libanese, dei quali 12 negli ultimi giorni, come effetto collaterale delle cluster bombs rimaste inesplose sul territorio.
Alcuni tipi di armi sono semplicemente troppo nuovi per rientrare in qualunque definizione o casistica più o meno morale. Altri sono semplicemente sconosciuti.
Nuovissimo era il missile termobarico GBU-28, del quale un centinaio di testate sono state fornite dagli Stati uniti come già i mezzi aerei (gli F-15) capaci di sganciarli. Il GBU-28, che sarebbe transitato anche dalla base pisana di Camp Darby, è un missile laser-guidato del peso di 2,3 tonnellate capace di penetrare bunkers e tunnel sotterranei distruggendo ed incendiando ad altissima temperatura qualunque nascondiglio nemico.
Non confutato è l'uso di fosforo bianco. La stampa israeliana ne ha accertato la presenza fra gli arsenali nazionali nel dicembre 2005. Il fosforo bianco, già usato estensivamente in Irak nella battaglia di Falluja fra l'8 ed il 10 novembre 2004, è una sostanza incendiaria affiancabile al più conosciuto MK-77, o Napalm. Accanto al suo uso come sistema di illuminazione e rilevamento, ed impedimento della visione per le truppe nemiche, il fosforo bianco può incendiare ciò che colpisce con un raggio di azione anche di 150 metri, soffocando chiunque ne respiri le esalazioni. Timor Gosken, portavoce dei caschi blu dell'Unifil stanziata in Libano del sud da 20, ne ha denunciato l'uso sistematico da parte dell'aviazione israeliana senza ottenerne replica.
Ma la verità è che non vi sono sicurezze riguardo a cosa sia effettivamente stato usato in Libano, mentre medici e testimoni hanno raccontato persino di bombe a frammentazione munite di chiodi e schegge metalliche che colpivano i civili libanesi anche a distanza dall'effettivo luogo di impatto.
Sin dai primi bombardamenti israeliani il dottore libanese Bashir Sham, primario dell'ospedale di Sidone, aveva denunciato strane ferite sui corpi dei civili ricoverati, sulle quali aveva ammesso di non poter indagare a causa delle difficili condizioni nelle quali operava l'ospedale al momento. In particolare su otto corpi perveuti in seguito al bombardamento di Rmeileh aveva riscontrato ferite mai viste prima: i corpi apparivano all'esterno bruciati, in alcune parti del tutto carbonizzati, per poi rivelarsi intatti al loro interno. Vale a dire che qualche sconosciuta reazione chimica, o qualche particolare forma di combustione, ne aveva coagulato il sangue senza che per questo i corpi si mostrassero distrutti come normalmente avviene in caso di esplosione. A sua volta il manifestoaveva raggiunto ed intervistato il dottor Mario Aoun, che raccontava di una quantità insolita di ferite da scheggia sui corpi dei colpiti. Sono comunque strane le analogie con alcune dichiarazioni pervenute al manifestodagli ospedali palestinesi durante la contemporanea operazione israeliana «Pioggia d'estate». Ma né per Gaza né per il Libano vi sono ancora riscontri o smentite.

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