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Terza intifada o tregua

Mashaal, leader di Hamas: se entro sei mesi i palestinesi non avranno uno stato nei confini del 1967 scoppierà la terza rivolta degli occupati. Ma in serata Abu Mazen rilancia il negoziato: stop ai razzi da domenica se Israele cessa gli attacchi a Gaza e in Cisgiordania. Olmert: si può fare
26 novembre 2006 - Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Rimasta sul tavolo 24 ore senza riscontri da parte di Tel Aviv, la proposta palestinese di cessare il lancio di razzi contro Israele in cambio della fine delle operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania è stata rilanciata da Abu Mazen in serata, in un colloquio telefonico con Ehud Olmert. Consultati rapidamente i ministri competenti e i responsabili dei servizi di sicurezza, il premier israeliano ha fatto sapere attraverso un portavoce che «la risposta sarà favorevole».
Ieri era stato il giorno del messaggio perentorio lanciato dal leader di Hamas Khaled Mashaal ieri ha fatto il giro del mondo. Eppure quello che molti hanno frettolosamente descritto come una «minaccia» all'Occidente deve essere invece considerato con maggiore attenzione. «Diamo sei mesi alla Comunità internazionale per trovare un vero orizzonte politico - ha detto al Cairo Mashaal, a conclusione di quattro giorni di colloqui con le autorità egiziane - c'è ora una vera opportunità politica per uno Stato palestinese nelle frontiere precedenti la guerra del 1967». «Se non ci dovesse essere una risposta alle nostre richieste, il popolo palestinese fermerà ogni iniziativa politica, lancerà la terza Intifada e un conflitto aperto (con Israele) e vinceremo», ha detto il leader del movimento islamico palestinese.
Mashaal ha precisato che l'obiettivo è quello della costituzione di uno Stato solo su una porzione del territorio storico della Palestina. «La nostra richiesta nazionale è la fine dell'occupazione e la creazione di uno Stato palestinese entro le frontiere esistenti al 4 giugno 1967, senza colonie (israeliane) piccole o grandi, e una vera sovranità territoriale», ha detto. «Respingiamo quanto fatto dagli altri, i negoziati a tappe e una dichiarazione di princìpi. Il popolo palestinese ha una sola richiesta e non ci sono trattative su questo... la Comunità internazionale deve rispettarla e fare sì che Israele la rispetti», ha aggiunto mettendo in rilievo che i piani di pace del passato, come gli accordi di Oslo, o anche quelli più recenti come la Road Map, non hanno reali possibilità di successo proprio perché concepiti sul lungo periodo, mentre la gravità della situazione impone soluzioni rapide. Il leader di Hamas, rifacendosi in parte al celebre discorso «del mitra e ramoscello d'olivo» pronunciato all'Onu dallo scomparso presidente Yasser Arafat, ha poi affermato che se «non otterremo (quanto vogliamo) con un'intesa, lo otterremo con la resistenza».
Se da un lato le affermazioni di Mashaal, come quelle di qualsiasi parte coinvolta nel conflitto israelo-palestinese, vanno prese con cautela, dall'altro perché la Comunità internazionale e, soprattutto, Israele non vanno a verificarle? Sino ad oggi il boicottaggio politico ed economico di Hamas e dell'Autorità nazionale palestinese chiesto a gran voce da Israele e prontamente attuato dal Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) non ha prodotto alcun risultato, se non quello di prendere a schiaffi la scelta democratica fatta dai palestinesi e gettare nella miseria decine di migliaia di famiglie dei Territori occupati, senza dimenticare che il «moderato» presidente Abu Mazen non ha avuto modo di giocare alcun ruolo nella crisi in atto. Al Cairo Mashaal ha visto il capo dei servizi segreti egiziani Omar Soleiman, per discutere della mediazione in corso per il rilascio del caporale israeliano Gilad Shalit (prigioniero da giugno).
Si allunga nel frattempo la striscia di sangue a Gaza. Sono quattro i palestinesi uccisi ieri dai soldati. Il primo è morto vicino Karni, il secondo, un attivista del Jihad islami, è stato colpito dopo aver sparato un razzo anticarro contro una pattuglia israeliana a Beit Lahya. Nelle stesse ore in cui Abu Mazen e Olmert si sentivano al telefono, il terzo raid aereo della serata uccideva due membri delle Brigate Ezzedin al-Qassam. In precedenza un missile lanciato contro un altro veicolo nel centro di Gaza aveva mancato il bersaglio. Ala Omri invece è deceduto in ospedale a causa delle ferite riportate il 6 novembre a Jabaliya durante un raid. Colpiti ieri anche gli studi della televisione al-Quds di Hamas, mentre in Israele il sindaco di Sderot, Ely Moyal, è rimasto illeso quando un razzo sparato da Gaza è caduto nelle immediate vicinanze della sua abitazione. Giorni fa suo figlio era stato ferito da un altro razzo.

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