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Medioriente

Gli Usa raddoppiano l'arsenale in Israele

Anche l'Italia Coinvolta con Camp Darby. base logistica responsabile della gestione di due depositi segreti, e non solo
14 dicembre 2006 - Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Il senato e la camera dei rappresentanti hanno approvato il raddoppio degli arsenali statunitensi in Israele»: lo comunica l'agenzia israeliana Ynetnews del gruppo Yedioth (12 dicembre). In questi depositi il Pentagono conserva armi ed altri equipaggiamenti militari, del valore di 100 milioni di dollari, da usare in Medio Oriente «in caso di emergenza». Ma, «in caso di emergenza, anche Israele è autorizzato a usare questi arsenali». Ora essi saranno raddoppiati come capacità e, grazie a un finanziamento di 200 milioni di dollari, «riempiti di nuovo». Perché riempiti di nuovo? Perché «gran parte delle armi e degli equipaggiamenti statunitensi depositati in Israele l'anno scorso è stata usata questa estate per combattere la guerra in Libano».
La decisione di raddoppiare questi arsenali, comunicata dall'agenzia israeliana alla vigilia della visita a Roma del primo ministro Ehud Olmert, coinvolge anche l'Italia. Come documenta l'organizzazione statunitense Global Security, il 31° squadrone munizioni che opera a Camp Darby, la base logistica dell'esercito Usa tra Pisa e Livorno, «è responsabile del maggiore e più disseminato arsenale di munizioni convenzionali delle forze aeree Usa in Europa, consistente in 21 mila tonnellate collocate in Italia, e di due depositi classificati situati in Israele». Questi e altri arsenali statunitensi in Israele, gran parte dei quali è stata usata per la guerra contro il Libano, sono dunque una sorta di succursale di Camp Darby. Ciò conferma quanto abbiamo affermato lo scorso luglio, cioè che gran parte delle bombe e dei proiettili che facevano strage di civili in Libano era «made in Usa» e proveniva o comunque era transitata da Camp Darby. E, poiché ora il raddoppio e il riempimento degli arsenali Usa in Israele saranno effettuati dal 31° squadrone munizioni, sarà sempre questa base Usa in Italia a svolgere un ruolo chiave.
Ma non è solo questo il modo in cui l'Italia viene coinvolta nel sostegno militare a Israele. La Legge 17 maggio 2005 n. 94 ha infatti istituzionalizzato il memorandum d'intesa per la cooperazione nel settore militare e della difesa, firmato dai due governi nel 2003 e successivamente ratificato anche da quello israeliano. Esso prevede una serie di attività congiunte, tra cui «importazione, esportazione e transito di materiali militari», «organizzazione delle forze armate» e «scambio di dati tecnici, informazioni e hardware» militari. In tal modo l'Italia contribuisce, con ricerche ed alte tecnologie, anche al potenziamento dell'arsenale nucleare israeliano, l'unico in Medio Oriente, di cui lo stesso Olmert ha ammesso l'esistenza dichiarando, in una intervista alla televisione tedesca, che l'Iran aspira ad «avere armi nucleari, come America, Francia, Israele e Russia» (The Jerusalem Post, 11 dicembre).
Per di più l'Italia svolge un ruolo di primo piano nella crescente integrazione delle forze armate israeliane nel quadro della Nato. In base a un accordo stipulato lo scorso ottobre, navi da guerra israeliane partecipano all'operazione marittima Nato «Active Endeavour» per «combattere il terrorismo nel Mediterraneo». La squadra navale Nato, in cui sono inserite le unità israeliane, è comandata da un ufficiale italiano, a sua volta agli ordini dell'ammiraglio statunitense che comanda il Joint Force Command Nato di Napoli, in cui è inserito anche un ufficiale di collegamento israeliano, e allo stesso tempo le Forze navali Usa in Europa. In tal modo le forze navali israeliane, che insieme a quelle aeree e terrestri hanno pochi mesi fa martellato il Libano facendo strage di civili, vengono integrate nella operazione Nato che dovrebbe «combattere il terrorismo nel Mediterraneo». Il «ruolo autonomo» dell'Italia e dell'Europa nella missione Unifil viene così vanificato. A pattugliare le acque libanesi e del Mediterraneo orientale sono ora, insieme alle nostre navi da guerra, anche quelle di una delle due parti belligeranti, tra le quali l'Unifil a comando italiano dovrebbe svolgere un ruolo equidistante di interposizione.

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