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«Il conflitto è dovuto al collasso dell'Anp»

Per Ghassan Khatib, analista nei Territori occupati, un eventuale esecutivo di unità nazionale non porrà fine alle lotte intestine in Palestina. «Con un nuovo governo, la conflittualità interna non cesserà ma andrà avanti, anche se a intensità più bassa»
28 gennaio 2007 - Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«I problemi sono ben più grandi delle differenze sulla formazione di un governo di unità nazionale». Ghassan Khatib, autorevole analista politico dei Territori occupati, mette in guardia dal considerare la nascita di un nuovo esecutivo, con al suo interno i rappresentanti di Hamas, Fatah e delle altre forze politiche, la soluzione che metterà fine al conflitto interno palestinese.
La formazione del governo di unità nazionale quindi potrebbe non rappresentare la fine del tunnel in cui sono entrati i palestinesi.Il problema che stiamo affrontando è enorme e non riguarda soltanto le differenze sul programma di governo, il riconoscimento di Israele da parte di Hamas e neppure il controllo di questo e quel ministero. Il conflitto interno è anche il prodotto del collasso delle nostre istituzioni, delle spaccature all'interno della società, di un degrado sempre più diffuso. Accanto alle iniziative, ora sempre più violente e provocatorie, che decidono le varie forze militari in campo, ci sono anche le azioni di organizzazioni e gruppi che non necessariamente rispondono ad ordini di vertici politici. Persino la criminalità sta giocando un ruolo di primo piano, attraverso il traffico delle armi. Si tratta di un affare sempre più redditizio. È un insieme di fattori, locali e internazionali, che complica e interferisce nel quadro interno palestinese. Come, ad esempio, la contrarietà di Stati uniti e Israele al governo di unità nazionale e le pressioni che esercitano su Abu Mazen. Per questo motivo temo che anche formando un nuovo esecutivo, la conflittualità interna non cesserà ma andrà avanti, anche se a intensità più bassa.
Il presidente Abu Mazen ritiene che solo creando un governo di unità nazionale i palestinesi saranno in grado di ottenere la revoca dell'embargo economico in atto da quando Hamas ha vinto le elezioni un anno fa. Altrimenti, ha annunciato a metà dicembre, si tornerà alle urne.È tutto da dimostrare, nessuno può garantirci la revoca dell'isolamento. Ma mettiamo da parte questo punto e poniamoci un interrogativo. Esiste davvero un embargo economico contro i palestinesi? Se facciamo i conti scopriamo che sia i paesi occidentali che quelli arabi ci hanno messo a disposizione più fondi nel 2006 che neli anni precedenti. E attraverso vari meccanismi una parte consistente di questi fondi è giunta a destinazione. La verità è che se di embargo si tratta allora è parziale e dobbiamo invece sottolineare che il vero problema, quello che colpisce direttamente decine di migliaia di dipendenti pubblici, è la confisca da parte di Israele di centinaia di milioni di dollari (derivanti dalla raccolta dell'Iva e dei dazi doganali ai valichi di frontiera) che appartengono all'Autorità nazionale palestinese (Anp). È Israele che ha creato la crisi finanziaria dell'Anp, non i tagli dei fondi internazionali che in ogni caso già prima andavano a finanziare progetti e infrastrutture. Non dimentichiamo che l'Unione europea trasferisce periodicamente, attraverso Abu Mazen, fondi per gli stipendi di migliaia di lavoratori con un reddito molto basso.
Tuttavia le pressioni internazionali, il boicottaggio, la mancanza di fondi, hanno impedito ad Hamas di governare, non credo ci siano molti dubbi su questo punto.È indiscutibile il fatto che le pressioni abbiamo paralizzato una parte delle attività del governo di Hamas. Ma a ciò bisogna aggiungere anche l'inesperienza che il movimento islamico ha evidenziato in questa situazione tanto complessa. Non è solo colpa dei ricatti internazionali se Hamas ha fallito. Prendiamo ad esempio la questione del pagamento degli stipendi dei dipendenti ministeriali e delle strutture pubbliche. Israele ha bloccato i fondi ma è anche vero che il governo ha incassato nell'ultimo anno parecchi milioni di dollari dall'Iva raccolta in Cisgiordania e Gaza e altre imposte, senza dimenticare le decine di milioni di dollari che i ministri di Hamas sono riusciti a far entrare a Gaza attraverso il valico di Rafah. Il governo però ha deciso di non utilizzarli per il pagamento degli stipendi per il semplice motivo che una fetta consistente dei dipendenti pubblici sono simpatizzanti di Al-Fatah. Temo che abbia preferito favorire settori dell'amministrazione controllati da Hamas.
Lei ha riferito delle tante responsabilità che sono dietro la crisi palestinese. Il quadro resta preoccupante e Abu Mazen potrebbe aggiungere tensione alla tensione convocando le elezioni anticipate che ha minacciato a dicembre.Più passano i giorni e più mi convinco che, in ogni caso, Abu Mazen non sarà in grado di indire le elezioni. Più aumenta il caos e più le sue intenzioni non saranno determinanti. Con la situazione di guerra civile che abbiamo a Gaza e la tensione crescente in Cisgiordania, non vedo come la Commissione elettorale centrale potrà organizzare il voto.

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