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intervista

Gerusalemme, un assedio fatto di 20mila case

Parte la «madre di tutte le colonie» nel settore arabo della città. Il cartografo Tufakji: «Non impedirà agli arabi di avere lì la loro capitale»
12 maggio 2007 - Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Israele celebra 40 anni di occupazione di Cisgiordania, Gaza e del settore arabo di Gerusalemme facendo compiere un passo avanti al progetto per la costruzione di quella che è nota come «la madre di tutte le colonie ebraiche». Il quotidiano Ha'aretz ha scritto due giorni fa che la commissione competente del municipio israeliano di Gerusalemme ha approvato un documento preliminare per la nascita di tre nuovi insediamenti nella zona araba (est) della Città santa. Il giornale ha parlato di almeno 10mila nuove case per coloni, ma secondo altre fonti, palestinesi e della sinistra israeliana, le abitazioni alla fine saranno circa 20mila se verrà realizzata, come è molto probabile, una serie di progetti paralleli all'interno della cosiddetta «Grande Gerusalemme».
Il documento appena approvato apre la strada alla creazione di un'unica gigantesca colonia, perché prevede continuità fra Gerusalemme e gli insediamenti di Etzion a sud e di Bet El a nord. Migliaia di alloggi verranno costruite a ridosso dell'aeroporto di Atarot e saranno collegate, attraverso una galleria, ad un altro insediamento, Khohav Yaacov, vicino a Ramallah, dove dovrebbero sorgere altre 4-5mila case. Cinquecento alloggi verranno costruiti nei pressi di Abu Dis e altri 4-5 mila in colonie già esistenti, destinate a far parte della cintura nord-est-sud di Gerusalemme. Il piano, per coloro che lo hanno messo a punto, è destinato a mettere fine a qualsiasi discussione sullo status futuro di Gerusalemme e a spegnere le aspirazioni palestinesi di proclamare la loro capitale nel settore arabo della città. Ne abbiamo discusso con Khalil Tufakji, direttore del dipartimento cartografico dell'Orient House ed esperto palestinese dei piani colonizzazione israeliana a Gerusalemme est.

Siamo arrivati all'atto definitivo che metterà fine alle rivendicazioni palestinesi sulla Gerusalemme araba?
Non smetteremo mai di reclamare i nostri diritti, perché il diritto internazionale è dalla nostra parte. Sarebbe però sbagliato non lanciare l'allarme rosso su questo progetto israeliano che potremmo definire a «testata multipla», perché mira a raggiungere più di un obiettivo.

Quali?
Premettiamo che la megacolonia di cui stiamo parlando inizialmente doveva sorgere nella zona ovest (ebraica) di Gerusalemme, ma per motivi ambientali il progetto venne bloccato. Non volevano distruggere i boschi intorno alla città. Qualcuno ha perciò proposto di spostare tutto nella parte araba occupata, in modo da ottenere alcuni importanti risultati di tipo politico. A cominciare dal chiodo fisso degli israeliani, ovvero la composizione demografica della città. Nel 1973 i leader israeliani decisero che in nessun caso a Gerusalemme la popolazione araba avrebbe superato il 22%. A distanza di più di 30 anni le cose sono cambiate. Oggi, nonostante venga negato a livello ufficiale, i palestinesi sono il 35%. E secondo le previsioni saranno almeno il 40-45% nel 2020 e almeno il 55% nel 2040. Quindi Gerusalemme tra 33 anni sarà una città a maggioranza araba e ciò non fa dormire i dirigenti israeliani che pertanto hanno pensato ad un intervento a più livelli: espandere la città, ovvero realizzare la «Grande Gerusalemme», inglobando nei confini municipali varie colonie ebraiche a nord, est e sud, come Maale Adumin, Etzion e Bet El-Khokav Yaacov: cedere quartieri arabi all'Anp; costruire migliaia di case per coloni nella parte est e nei sobborghi arabi.

Quale sarà il risultato?
La città avrà un volto molto diverso da quello attuale e soprattutto gli israeliani saranno l'88% della popolazione. Non dobbiamo dimenticare che verranno costruite migliaia di case per coloni anche in aree densamente popolare da palestinesi come Abu Dis e tra Gerusalemme e Betlemme, espandendo la colonia di Gilo.

E cosa potranno fare i palestinesi di Gerusalemme?
Dobbiamo reagire. Purtroppo dopo la scomparsa (nel 2001) del nostro leader storico, Faisal Husseini, siamo senza una guida politica in grado di portare avanti le nostre rivendicazioni. Se non ci daremo da fare, molti di noi saranno costretti a prendere la cittadinanza israeliana pur di sopravvivere e ciò realizzerà un piano che le autorità di occupazione portano avanti da 40 anni.

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