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Il boicottaggio dei prodotti israeliani: alla ricerca di una cittadinanza globale

La discussione sul boicottaggio è solitamente incentrata su qualche obiettivo politico a breve termine, la fine di questa o di quella politica, di questo o di quel governo. In realtà, l'azione del boicottaggio deve essere più profonda. Boicottare significa impegnarsi in un atto morale per protestare contro specifici atti di ingiustizia, ed affermare l'aspirazione ad una maggiore giustizia sociale in generale.
Sergio Yahni
Fonte: News from Within Gennaio 2003
Mensile dell'Alternative Information Center http://www.alternativenews.org

Sudafrica
Julius Nyerere considerava gli sforzi contro il sistema dell'apartheid come una 'responsabilità individuale' ed un 'contributo personale' alla lotta in Sud Africa.
Comprare i prodotti sudafricani era moralmente sbagliato, ed il boicottaggio di tali prodotti divenne una dichiarazione morale, oltre che una forma di lotta politica.
Il 26 giugno del 1959, Julius Nyerere, allora primo ministro del Tanganyka, fu il principale oratore ad un incontro a Londra che lanciò il Boycott Movement (Movimento per il Boicottaggio, nel 1960 fu ridenominato Anti-Apartheid Movement, Movimento Anti-Apartheid). In quel meeting, Nyerere disse: "Noi Africani odiamo le politiche del governo sudafricano. Aborriamo la condizione di semi-schiavitù sotto la quale i nostri fratelli e le nostre sorelle in Sud Africa sono vivono, lavorano e producono i beni che acquistiamo. Stiamo approvando delle risoluzioni contro questo sistema odioso, e continuiamo a sperare che un giorno le Nazioni Unite ed i governi del mondo intero faranno pressione sul governo sudafricano perché questo tratti come esseri umani i suoi abitanti di origine non europea".

Quei sentimenti possono essere oggi fatti propri da molti di coloro che lottano per la solidarietà con i Palestinesi. Certamente, detestiamo le politiche del governo israeliano, aborriamo le condizioni di limitazione degli spostamenti, assedio e persecuzione sotto la quale i nostri fratelli e sorelle vivono in Palestina. Marciamo, protestiamo, denunciamo, facciamo pressioni e riusciamo ad approvare delle risoluzioni che condannino queste politiche in svariati forum internazionali. Tuttavia, sappiamo che queste risoluzioni, queste marce e queste proteste non sono abbastanza di per se stesse. Sappiamo che gli interessi globali, i governi e la manipolazione dell'opinione pubblica mondiale proteggono il sistema politico di Israele.

Per Nyerere, la politica è divenuta un'affermazione di carattere morale. Comprare i prodotti sudafricani era moralmente sbagliato e boicottarli è divenuta una dichiarazione morale, ma anche una lotta politica. Il destino del popolo del Sud Africa è divenuto una responsabilità mondiale, la lotta per la democrazia in Sud Africa è divenuta un'espressione di cittadinanza globale.

Allo stesso modo, la solidarietà con la causa palestinese è oggi un'espressione di cittadinanza globale. Ciò si esprime sia nella responsabilità individuale per gli affari globali, che si dimostra mediante le azioni di boicottaggio, ma è anche espressione diretta da parte dei cittadini del pianeta del loro interesse per l'impunità garantita ad Israele. La protezione offerta dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea dall'arena internazionale rende le azioni di boicottaggio una lotta su due fronti: il primo, in rapporto agli avvenimenti in Palestina, il secondo in relazione all'agenda politica interna degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.

Israele gode di un'impunità unica al mondo generata da una combinazione di interessi statunitensi in Medio Oriente e dell'abuso cinico della tragedia dell'olocausto al fine di bloccare le critiche provenienti dall'Europa. Gli interessi nordamericani nella regione costituiscono una salvaguardia continua ed inflessibile per le politiche reazionarie di Israele, ed impediscono una risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Le politiche statunitensi impediscono l'esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti il conflitto israelo- palestinese, e bloccano tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nel caso che condannino Israele o contraddicano i suoi obiettivi politici.

Le politiche messe in atto dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea riguardo ad Israele hanno fatto di questo paese un caso esemplare di impunità, e quindi di importanza globale. Questa impunità porta a sminuire il sistema internazionale che regola i rapporti tra le nazioni. L'impunità di Israele è contagiosa, e ciò indebolisce il valore della Quarta Convenzione di Ginevra in altri conflitti come quello in Afghanistan, in Iraq, Iran e Corea del Nord.

È dunque sia un compito, sia un interesse della comunità globale dei cittadini costringere i responsabili a porre fine a questo stato di impunità, e di ristabilire le norme internazionali che proteggono i diritti umani, politici, sociali e culturali su scala globale. Julius Nyerere considerava gli sforzi contro il sistema dell'apartheid come una 'responsabilità individuale' ed un 'contributo personale' alla lotta in Sud Africa. "Ognuno di noi- ha affermato- può eliminare il proprio sostegno personale al sistema sudafricano rifiutando di acquistare i beni sudafricani. Ci sono milioni di persone nel mondo che sostengono in questo modo il governo sudafricano, e che possono smettere di farlo tramite il boicottaggio. Credo che solo in questo modo possiamo dare significato al nostro disgusto per il sistema, ed incoraggiare i governi propensi a questa causa ad agire".

Il sistema israeliano è moralmente sbagliato, ed esiste un obbligo morale a boicottare dei prodotti che lo sostengano in qualsiasi modo. Ogni prodotto boicottato ha una storia che deve essere spiegata, in modo da legarla alla giustizia sociale. Ogni prodotto ha un legame con gli Stati Uniti e con l'Unione Europea per il destino del popolo palestinese. Attraverso il boicottaggio, il nostro obiettivo è cambiare un sistema globale ingiusto con uno più giusto, che assicuri i diritti individuali e nazionali al popolo palestinese. Dobbiamo rompere la catena di impunità internazionale che protegge Israele.

Note:

Traduzione di Susanna Valle per PeaceLink

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