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La «vittoria» di Hamas è la fine della Palestina

17 giugno 2007 - Zvi Schuldiner
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Dopo una settimana di assassinii e saccheggi, Hamas sembra aver completato la conquista militare di Gaza. Il presidente palestinese Abu Mazen ha dissolto il governo di unità nazionale e nominato un governo d'emergenza che, nel caso possa davvero governare, lo farà solo entro i limiti di una Cisgiordania sotto occupazione israeliana. La vera domanda adesso è: a cosa porterà tutto questo?
Quando la casa di Mohammed Dahlan, il leader degli organismi militari di al-Fatah a Gaza, è stata saccheggiata e distrutta, è caduto uno dei simboli più chiari del dominio e della corruzione di quello che oggi è l'«antico regime» del Fatah nella Striscia di Gaza. Gli egiziani si chiedevano sorpresi come è potuto accadere che poche migliaia di miliziani di Hamas siano riusciti a sconfiggere i 20 mila miliziani che in teoria erano agli ordini di Dahlan.
Dahlan, dal Cairo, annuncia alcuni fantasiosi piani di riconquista. Ma oggi è ormai chiarissimo che dopo l'occupazione israeliana alcuni dei gerarchi di al Fatah erano timidi e odiati quando si occupavano più delle loro fortune personali che degli interessi del popolo palestinese.
Mentre Israele e l'Occidente ufficialmente bloccavano i fondi al governo palestinese dopo la vittoria di Hamas, decine di milioni di dollari affluivano per l'acquisto di armi destinate a rafforzare le forze di al Fatah.
E mentre il premier Haniyeh e il suo governo protestavano contro il blocco che metteva alla fame il popolo palestinese e contro i milioni di dollari che arrivavano per l'acquisto di armi destinate agli uomini dell'antico regime, ricevevano decine di milioni di dollari che servivano per l'acquisto di nuove armi e non per rispondere alle necessità del popolo palestinese.
Certo, sono gravi gli errori di Arafat e dei suoi successori. Certo, non hanno risposto alle necessità fondamentali del popolo palestinese né l'hanno condotto all'orizzonte politico promesso. Tutto ciò consente di capire la delusione di tutti coloro che hanno depositato il 50 per cento dei voti su Hamas nelle elezioni del gannaio 2006 portandolo al governo.
E' facile capire l'odio verso i gerarchi corrotti e arricchiti. E' facile capire le responsabilità di Israele e di tutti quelli che hanno contribuito ai tentativi di strangolare il regime palestinese. Ma è assolutamente necessario confrontarsi senza ambiguità né infantilismi ideologici con il tragico presente a cui Hamas ha condotto.
La sfrenata sequela di assassinii e saccheggi di questa settimana è l'epilogo di un lungo anno in cui Hamas non è stata una vera alternativa per i palestinesi. Gli scontri interni sono sfociati in un mini-golpe e non in una guerra civile solo perché le forze del Fatah si sono liquefatte dopo i primi combattimenti, cosa non nuova in regimi che arrivano a un grado tale di corruzione, dopo qualche decina d'anni.
Però a parte l'enorme crudeltà, a parte i sanguinosi assassinii con la teatrale esibizione di corpi mutilati, a parte i saccheggi che hanno inondato Gaza e continuano in queste ore senza che sia chiaro chi saccheggiano, a parte tutto questo la gran domanda di adesso è sul risultato politico della «vittoria» di Hamas.
La retorica del premier Haniyeh e del leader dell'ala dura di Hamas, Meshaal, non può occultare che sia stato assestato un colpo quasi mortale all'unità di Gaza e della Cisgiordania. La retorica di entrambi non può occultare che sia stato assestato un colpo terribile alle possibilità di arrivare a una reale indipendenza palestinese. E la «copertura» iraniana non favorirà necessariamente gli interessi palestinesi.
Hamas e i suoi sostenitori - inclusa una sinistra infantile che vede il fondamentalismo islamico come una forma di antimperialismo dei nostri giorni - non danno nessuna risposta rispetto all'orizzonte che propongono.
La vittoria militare delle bande di Hamas non può occultare che il movimento islamico non ha alcuna risposta seria da dare ai bisogni immediati del milione e mezzo di palestinesi di Gaza.
Il problema non è solo la repellente catena di crudeli assassinii di questa settimana. Il problema è il colpo che Hamas ha inferto alle possibili speranze per un futuro migliore. Con questo ha mostrato una volta di più di essere il miglior alleato del fondamentalismo israeliano che alimenta la continuazione dell'occupazione.
In queste ore terribili in cui sembra che siano stati tutti sconfitti tutti quelli che sono impegnati verso un mondo migliore, verso una pace giusta, in queste ore in cui è chiaro che la sconfitta sembra essere totale, è urgente cercare le forze morali e politiche per ricostruire la strada verso quella che oggi sembra una povera utopia pacifista.

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