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Stop al Muro a Bilin, festa pacifista

L'Alta corte israeliana: modificare il percorso. Vittoria per la resistenza nonviolenta e multietnica. Da mesi gli abitanti del villaggio palestinese manifestano contro la barriera. Altri paesi si preparano a seguire l'esempio, assieme a militanti ebrei e internazionali
5 settembre 2007 - Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Festeggiare è eccessivo mentre il progetto del muro prosegue senza sosta in Cisgiordania. E sarebbe un errore farsi troppe illusioni. Nonostante ciò la sentenza con la quale l'Alta corte di Giustizia israeliana ieri ha ordinato lo smantellamento e la ricostruzione, lungo un altro tracciato, di una sezione di 1,7 chilometri del muro in prossimità di Bilin (Ramallah), non poteva scatenare che scene di gioia tra gli abitanti di questo villaggio divenuto negli ultimi anni simbolo della lotta contro il muro e di un progetto di resistenza pacifica che ha messo insieme, per oltre 130 venerdì consecutivi, centinaia di attivisti israeliani, palestinesi e internazionali (tra cui molti italiani).
«È stata una vittoria del movimento più che del villaggio - ci diceva ieri sera il giovane israeliano Jonatan Pollak, leader di Anarchici contro il muro e figura centrale della lotta di Bilin -, questa decisione dei giudici però non deve farci illudere sulla giustizia dello Stato di Israele. Allo stesso tempo, ci dice che la lotta paga, che l'impegno di coloro che si oppongono all'ingiustizia e che si battono contro il colonialismo e l'occupazione alla fine vince. Le armi non servono quando si è uniti e determinati». Pollak ha avuto parole di incoraggiamento per tutti i manifestanti che hanno pagato con ferite gravi la loro partecipazione alle dimostrazioni settimanali a Bilin. «La repressione delle forze armate israeliane è pesante e spesso qualcuno dei miei compagni, palestinesi e israeliani, ha finito la giornata in un letto d'ospedale», ha puntualizzato il pacifista.
Le parole di Jonatan ben rappresentano lo stato d'animo di tutti quelli che alla resistenza di Bilin hanno dedicato la loro vita negli ultimi anni. Abdallah Abu Rahma, del comitato popolare del villaggio, non riesce a contenere la felicità. «Abbiamo vinto una battaglia importante, ma non dobbiamo dimenticare che questa è una guerra lunga e in palio ci sono il nostro futuro come palestinesi e non solo come abitanti di Bilin», ha commentato Abu Rahma esortando tutti i suoi connazionali che hanno perduto o stanno per perdere le loro terre e le loro case a causa del muro, a fare sentire alta la loro voce.
«Per costruire la barriera, Israele ci ha sequestrato 250 ettari di terre e sradicato migliaia di alberi, ma soprattutto ha voluto chiudere noi e tutti gli altri palestinesi in bantustan. Per questo la lotta non può arrestarsi ma deve continuare, deve diventare la battaglia di tutto il popolo».
Un incitamento che già da qualche tempo è stato raccolto ad Umm Salamuna, vicino Betlemme, divenuto l'altro polo delle manifestazioni contro il muro che ogni settimana si tengono in Cisgiordania. Passata l'euforia, gli attivisti locali e internazionali dovranno guardarsi dalle mosse dell'esercito e dei coloni di Modi'in Illit e Matitiyahu (insediamenti illegali nei Territori occupati, confinanti con il villaggio palestinese), troppo interessati a mantenere in quella zona il percorso attuale del muro per arrendersi senza combattere.
A ciò si aggiungono gli interessi delle imprese di costruzioni israeliane verso il completamento della barriera.
Pare che tra le società coinvolte ci sia persino la Heftsiba del «palazzinaro» Baoz Yona, arrestato la scorsa settimana in Italia, dove aveva cercato di far perdere le sue tracce, perché accusato dalla magistratura israeliana di truffa e appropriazione indebita. Il comitato popolare di Bilin, dopo la sentenza dell'Alta Corte di Giustizia, non esclude di poter presentare, anche in Italia, una denuncia contro Yona.
Nel frattempo mentre a Bilin hanno finalmente un motivo per festeggiare, a Gaza la popolazione trema. Il numero due del governo israeliano, Haim Ramon, ha minacciato di tagliare la fornitura di elettricità, acqua e carburante nella Striscia di Gaza come rappresaglia dopo i lanci di razzi artigianali Qassam di cui sono responsabili alcuni gruppi armati palestinesi.
«Dobbiamo fissare un limite per i palestinesi - avvertito Ramon - Dobbiamo far sapere loro che per ogni razzo lanciato taglieremo per due o tre ore la fornitura di acqua, di elettricità e di carburante». Due giorni fa alcuni Qassam si sono abbattuti nel sud di Israele, senza fare vittime. Uno dei razzi è però esploso vicino ad un asilo di Sderot, provocando nuove proteste degli abitanti contro il governo Olmert. Il vertice politico di Hamas intanto ha confermato la decisione di proibire la preghiera pubblica, allo scopo di impedire i raduni Al-Fatah che da parte sua, insieme alle altre fazioni dell'Olp, ha confermato l'appuntamento della preghiera di venerdì.

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