Palestina

Palestina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580

In rilievo

Motore di ricerca in
RSS logo

«La leva? È tempo perso» La modella scuote Israele

«Israele o Uganda, per me non fa differenza»: la top model Bar Refaeli difende la scelta di aver scansato il servizio militare. E evidenzia l'insofferenza dei giovani per il militarismo
4 ottobre 2007 - Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Israele o Uganda? Per me non fa differenza». Le parole pronunciate dalla famosissima top-model Bar Refaeli, hanno scatenato un putiferio in Israele e infuocato ulteriormente il dibattito sugli «imboscati» che aggirano il servizio di leva. Hanno però fatto emergere anche un fenomeno legato al «post-sionismo», che vede settori non marginali della società israeliana dichiararsi sempre meno legati all'ideologia fondatrice dello Stato ebraico e che manifestano insofferenza verso il militarismo.
A chi l'aveva accusata di aver fatto di tutto per evitare la leva - in Israele obbligatoria, tre anni per gli uomini e due per le donne - Bar Refaeli, in una intervista apparsa ieri su Yediot Ahronot, ha difeso accanitamente la sua scelta. «Non rimpiango di non essermi arruolata, perché così non ho sprecato tempo, le celebrità hanno altre necessità, spero che il mio caso abbia influenzato l'esercito», ha affermato Bar Refaeli, nota nel paese non solo per il suo lavoro e la sua bellezza, ma anche perché legata all'attore Leonardo Di Caprio. Poi, annunciando la sua decisione di lasciare Israele per stabilirsi negli Usa, la modella ha chiesto provocatoriamente: «Perché è giusto morire per il proprio paese? Non è meglio vivere a New York?...Israele o Uganda, che differenza fa? Nessuna per me». Bar Rafaeli sposò un anziano amico di famiglia prima di essere arruolata e dal quale divorziò appena ricevuta l'esenzione definitiva. «Ma non rimpiango di non aver fatto il servizio di leva - ha ammesso - perché così ho guadagnato un bel po' di soldi. Non c'è niente da fare, le persone importanti hanno altre esigenze».
La raffica di attacchi alla modella è stata incessante. «Refaeli ha versato benzina sulla maggior parte dei ponti che si era lasciata dietro in Israele e poi ha acceso un fiammifero. Essendo già riuscita a catturare Di Caprio, evidentemente le piace giocare col fuoco», ha scritto con sarcasmo un commentatore di Yediot Ahronot. Altri hanno parlato di «cattivo esempio» per i giovani. Eppure Bar Refaeli non è certo la sola a pensarla in questo modo. Sebbene non siano motivati da una ideologia pacifista o di sinistra e neppure mossi da un senso di giustizia verso palestinesi e arabi, tanti israeliani, non solo i più giovani, si dichiarano stanchi della retorica nazionalista, del dover affermare il loro attaccamento all'impresa sionista, del doversi sentire sempre in guerra e pronti ad imbracciare il fucile. «Queste persone non sono pacifiste, non rispettano i palestinesi, semplicemente li ignorano - spiega Jonatan Pollack, un giovane pacifista che, al contrario di Bar Refaeli, ha una solida ideologia di sinistra - tutto quello che vogliono è un'altra vita rispetto a ciò che la leadership politica propone ogni giorno con i suoi proclami bellicosi». Persone che, prosegue Pollack, «non esitano più a respingere la leva, che fino a vent'anni fa era considerata come il "dovere primario" verso il paese, al quale non si poteva sfuggire, pena essere messo alla gogna. Oggi è proprio la societò, o una parte di essa, ed esprimere insofferenza e in tanto si rispecchiano nelle parole di Bar Rafaeli».
Ma se il post-sionismo, nelle sue forme più politiche oppure in quelle spontanee, si diffonde nello Stato ebraico, al contrario in Europa, sotto la spinta del crescente sentimento anti-islamico e anti-arabo, il nazionalismo israeliano diventa popolare, un mito, un dogma da non mettere mai in discussione. Senza dimenticare le molte centinaia di giovani ebrei europei (specie britannici), americani e persino messicani che ogni estate vengono ad addestrarsi militarmente nel deserto del Neghev nel quadro dei programmi «Marva» e «Gadna» dell'esercito israeliano. Saranno loro i soldati del futuro che sostituiranno i sempre più numerosi Bar Refaeli?

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)