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Sassi contro pallottole

Soldati Israeliani pesantemente armati “sparano per uccidere” ragazzi
palestinesi
5 aprile 2003 - The Palestine Monitor

Omar Matta, un ragazzo di 15 anni del campo profughi di Qalandiya vicino a
Ramallah, e’ morto stamattina all’alba dopo essere stato colpito alla
testa e alla gola da un soldato israeliano venerdi’ 28 marzo scorso.

Omar e’ stato colpito vicino al check point di Qalandiya mentre insieme ad
altri ragazzi stava lanciando sassi contro soldati pesantemente armati e
dotati di giubbotto antiproiettile.

Un incidente simile si e’ verificato quando truppe israeliane sono entrati
nel villaggio di Qarawit Beni Ziet. I soldati hanno colpito alla schiena
Rahfat Fahat Hassan Arrar, di 16 anni. Rahfat si trova ora in condizioni
stabili all’ospedale di Ramallah.

Entrambi questi ragazzi erano civili disarmati ed e’ molto dubbio
potessero mettere i soldati in “condizione di rischiare la vita” –la
giustificazione portata dai militari israeliani quando sparano per
uccidere civili. Il fatto che sia stato colpito alla schiena dimostra
chiaramente come in effetti Rahfat stesse cercando si allontanarsi dai
soldati.

Nel corso degli ultimi due anni i soldati israeliani hanno colpito e
ucciso con munizioni letali centinaia di civili; il motivo non e’ che
questi lanci di pietre mettono in pericolo la vita degli israeliani… ha
invece qualcosa di piu’ a che vedere con il fatto che a Gaza e in
Cisgiordania i soldati agiscono nella piu’ completa impunita’.

Il dr. Jihad Mashal, dell’Upmrc (Union of Palestinian medical relief
committees) di Ramallah afferma: “Nei rari casi in cui i soldati vengono
messi sotto inchiesta non viene loro inflitta alcuna punizione, e tutto
resta cosi’ com’e’. Se viene condotta un’indagine e si arriva ad una
sentenza, la condanna e’ lieve e rappresenta piu’ un esercizio di
pubbliche relazioni che l’effettiva punizione di un crimine. Per fare un
esempio: il soldato che pochi mesi fa al check point di Ramallah ha
colpito a morte una donna di 95 anni, ha ricevuto una condanna a 65 giorni
di carcere. Nemmeno un giorno per ognuno degli anni di vita della donna
che ha ucciso”.

Note:

Per ulteriori informazioni contattare:
The Palestine Monitor
+972-(0)2-298-5372 o +972-(0)59-387-087
E’ possible visitare il sito alla pagina
http://www.palestinemonitor.org
-----------

Traduzione a cura del Go'el Ass. papa Giovanni XXIII

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