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Da Nablus la questione idrica

9 dicembre 2003

La questione della gestione della risorsa idrica e' un problema fondamentale in Palestina ed e' strettamente connessa con il perdurare della attuale occupazione israeliana.

Accompagnati da un amico che lavora all'acquedotto abbiamo fatto una visita molto interessante alle strutture amministrative e tecniche comunali che gestiscono l'acqua, abbiamo fatto interviste e visitato pozzi per capire qualcosa in piu'

Nablus viene rifornita d'acqua tramite 4 pozzi nel territorio circistante e 5 piccole sorgenti in citta'. Sono tutte acque che si rigenerano tramite l'infiltrazione delle pioggie nella falda.

I 4 pozzi sono tutti in mano ad una compagnia israeliana, che fa pagare all'acquedotto palestinese 2,24 sheckel (0,50 euro) a metro cubo d'acqua. Un prezzo che poi si ripercuote duramente nel prezzo che pagano i cittadini di Nablus con le bollette.

Il pozzo piu' importante e' quello di Al Badan Well, nella valle del Giordano.
Non solo gli israeliani hanno il totale potere sui pozzi, ma decidono pure quanta acqua dare ai palestinesi, ad esempio di Al Badan Well concedono loro circa la meta' del acqua emessa, e non permettono di accrescere il consumo.
Questo pozzo e' il piu' sicuro e quello con la maggiore portata d'acqua, senza di esso l'approvigionamento idrico della citta' entra in crisi.

Solo le piccole sorgenti sono all'interno della citta' di Nablus, tutti i pozzi si trovano fuori i checkpoints, percio' "ogni volta che ci sono problemi e' molto difficile andare a vedere cosa succede, non ci lasciano passare, dobbiamo telefonare e provare a capire cosa stia succedendo."

I palestinesi non hanno spazio per costruire torri piezometriche che possano sfruttare la forza di gravita' per diffondere l'acqua, perche' le case di Nablus arrivano fino a mezza costa delle colline, e poi in cima ci sono basi militari israeliane. Percio' il livello di pressione nelle tubature e' sempre molto elevato, e questo accentua il rischio di danni alla rete.

Durante le occupazioni ci sono interruzioni del servizio idrico, grossi danni alla rete e alle sorgenti in citta'. Tra i soldati ci sono anche ingegneri civili, che conoscono come le reti idriche sono strutturate, e questo spiega perche' punti nevralgici come le stazioni di pompaggio della rete sono sempre state danneggiate.

L'acqua e' potabile a Nablus, tranne che nei campi profughi, dove non ci sono fognature, e nella citta' vecchia, dove invece le linee fognarie e dell'acqua spesso si intrecciano, hanno svariate perdite e c'e' il rischio di inquinamento. Le perdite e i danni sono stati causati dall' occupazione del 2002, quando le tubature non hanno sopportato il peso dei tanks, prima l'acqua era potabile anche nella citta' vecchia.
La rete di Nablus puo' rifornire al massimo 40 litri a persona. Spesso questi 40 litri non bastano. Gli stessi pozzi forniscono ogni giorno ai coloni nei territori attorno alla citta' fino a 450 litri a persona.

Non e' possibile fare ulteriori pozzi in territorio palestinese. Bisogna ogni volta chiedere l'autorizzazione alle autorita' israeliane e queste non la concedono mai. Israele esercita percio' un controllo assoluto sulla risorsa idrica in Palestina: sui 670 millioni di metri cubi di acqua estratti ogni giorno nella West Bank 70 milioni vanno ai palestinesi, 600 milioni a Israele e ai coloni.
L'accordo di Oslo era molto generico e approssimativo sul tema della risorsa idrica, nessun altro accordo di pace ne parla, neppure il recente documento di Ginevra.

Eppure capiamo chiaramente che questa e' una questione nevralgica, dalla quale dipende ogni speranza di pace futura, perche' non ci potra' mai essere reale liberazione della Palestina finche' la risorsa idrica sara' sotto il dominio di chi sta occupando questa terra.

Non e' solo con le armi che si sottomette un popolo.

Note:

diario e foto su
http://assopace.blog.tiscali.it

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