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Il soldato e´ il diavolo, il soldato e´ Israele

Amira Hass

Israele di recente ha compiuto una serie di atti distensivi nei Territori, principalmente il miglioramento delle condizioni ai check point -tale era la dichiarazione fatta agli Stati Uniti e tale era la dichiarazione fatta lunedi´ in un telegiornale.

E´ probabile che questi atti siano cominciati solo dopo giovedi´ della settimana scorsa; e forse prima di allora gli americani non avevano avuto tempo di informare i comandanti e i soldati di stazione a est di Nablus che dovrebbero avere un atteggiamento piu´ cordiale con una donna incinta che a fatica si tiene in equilibrio su una strada ripida e fangosa, o con un uomo anziano che, di ritorno a casa dopo essere stato dal dottore a Nablus, si arrampica su quel che resta di una strada asfaltata che i bulldozer delle Forze di Difesa Israeliane hanno provveduto a smantellare.

Giovedi´ della scorsa settimana qualcuno del villaggio di Salem, a est di Nablus, ha chiamato avvertendo che i soldati avevano fermato "centinaia di persone -donne, adulti, bambini- per le ultime tre ore" senza dare loro il permesso di passare. Il fucile tenuto ad un angolo di 60 gradi col dito sul grilletto chiarisce le intenzioni dei soldati.

E´ ormai una pratica comune, dicono i residenti dei tre villagi a est di Nablus -Salem, Dir al-Khateb e Azmut: un manipolo dell´IDF si apposta ai piedi della collina del nuovo campo profughi di Askar, dove una volta c´era una strada breve, asfaltata, che raggiungeva i tre villaggi e che ora e´ un ammasso di fango e di pezzi d´asfalto. I soldati fermano la gente senza alcuna ragione apparente, dicono gli abitanti, in entrambe le direzioni -da ovest, verso Nablus, e da est, dalla citta´ verso i villaggi. Spesso i militari costringono la gente a tornare indietro: con discorsi offensivi e insulti come sovrappiu´. Qualcuno usa anche la forza.

Fonti militari si sono dichiarate certe che gli ordini fossero solamente di accertarsi che gli uomini tra i 16 e i 40 anni abbiano i permessi dell´Amministrazione Civile per spostarsi dai villaggi a Nablus e viceversa, e che non ci sia alcuna intenzione di impedire alle donne, ai vecchi e ai bambini di attraversare i check point. La realta´ dei fatti e´ molto diversa: senza spiegazioni e apparentemente al di fuori di ogni controllo, i soldati continuano a fermare la gente -per 10 minuti, per un´ora o due o piu´, tutto il giorno, due volte al giorno -uomini e donne.

Quella e´ l´unica strada per i tre villaggi, ed e´ solo per pedoni (o meglio, solo per pedoni in buone condizioni fisiche, dal momento che chiunque abbia anche solo qualche piccola difficolta´ a camminare e´ in pericolo di vita). Anche alle donne malate o a quelle incinte tocca fare il viaggio a piedi, e pazientare dando una serie di spiegazioni, tentando di convincere i soldati a farle passare, e continuare ad arrampicarsi o aspettare un´ambulanza lenta ad arrivare.

Non c´e´ nessuna via commerciale per il trasporto dei prodotti agricoli e del cibo da e verso i villaggi, dal momento che non c´e´ alcuna strada autorizzata per i veicoli palestinesi -al contrario, tra l´altro, di quanto promesso circa due anni fa dall´IDF all´Alta Corte di Giustizia, in risposta ad una petizione contro questa politica di chiusura sottoscritta da un´associazione di medici: l´IDF aveva promesso che ogni comunita´ palestinese sottoposta a blocchi e chiusure avrebbe avuto una strada per il traffico dei veicoli. In pratica la maggior parte dei villaggi risulta difficilmente raggiungibile anche per gli spostamenti rapidi dei mezzi di emergenza.

L´IDF non sta tenendo fede alla sua promessa all´Alta Corte, e i soldati fanno il contrario di quanto i loro comandanti promettono ai media. Ai blocchi stradali controllati dai soldati e in quei punti strategici muniti di ostacoli fisici -e capita che le pattuglie si appostino anche qui- (mucchi di sporcizia, fossi scavati per impedire il passaggio dei veicoli), il piu´ delle volte i soldati aggiungono altri problemi a quelli istituzionali -frutto della politica decisa dall´alto- e si lasciano andare a insulti e angherie d´ogni genere.

Calcoliamo 300 blocchi stradali e ostacoli fisici come questi tra le citta´ e i villaggi. Da alcuni di questi provano a passare 1.000 persone ogni giorno; da altri, 10.000 persone -a piedi, sotto la pioggia o al sole cocente. Calcoliamo che ogni blocco stradale sia controllato da un numero di soldati variabile tra i 4 e i 10. In altre parole, circa 1.200-3.000 soldati posizionati in questi punti chiave si trovano in costante frizione con almeno 20.000-100.000 cittadini.

Qualche mese dopo lo scoppio di questo conflitto sanguinoso, quando i comandanti si sono accorti che ai blocchi stradali si aggiungevano insulti e tormenti per iniziativa personale, hanno provato a istituire un regime di controlli interni, un sistema educativo e informativo. Uno di loro qualche mese fa ha ammesso che questo sistema ha fallito, che non c´e´ modo di impedire a tutti questi soldati di inventare il loro metodo personale di far vedere chi e´ "il padrone" sul campo.

Per noi, gli israeliani, i rapporti sulle angherie di routine ai blocchi stradali in particolare, e l´angoscia delle chiusure in generale, non possono essere "notizie". E´ difficile anche solo descrivere con parole la deprimente, degradante topografia degli ostacoli fisici e dei blocchi stradali alle persone che stanno fuori dai Territori. Per noi, gli israeliani, i soldati sono i fratelli, i figli, i coniugi e i vicini di casa.

La giustificazione per tutto questo e´ che sono spaventati, che ci sono attacchi teroristici, che ogni donna incinta potrebbe essere una bomba a orologeria, che ogni ragazzo potrebbe avere un pugnale, che c´e´ caldo, freddo, pioggia e fango, che i soldati sentono la nostalgia di casa. E´ difficile immaginarseli come esseri crudeli, senza cuore, veri e propri demoni.

Ma questa e´ l´immagine che danno di se stessi ai blocchi stradali, e questa e´ l´immagine di Israele. Anche se i palestinesi riconoscono il "soldato buono" diverso dagli altri, anche se solo un soldato su quattro abusa del suo potere, e´ lui quello che dara´ il tono alla giornata. E´ lui quello che rimane impresso nella memoria. E´ lui Israele.

Note:

*Amira Hass, giornalista israeliana, e' la corrispondente del quotidiano
Ha'aretz. Vive a Ramallah, nei Territori palestinesi occupati.

La traduzione dell'articolo e' a cura del Go'el - Ass. Papa Giovanni XXIII

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