Palestina

In rilievo

Motore di ricerca in
RSS logo

ONORE A RACHEL, PER LA FINE DELLA DEMOLIZIONE DELLE CASE

ONORE A RACHEL, PER LA FINE DELLA DEMOLIZIONE DELLE CASE
di Jeff Halfer

Marzo 2003

La Commissione Israeliana contro la Demolizione delle Case assieme all’intero movimento israeliano per la pace e per i diritti umani piangono la morte, a Gaza, di Rachel Corrie ed esprimono le loro condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi compagni dell’International Solidarity Movement.

Rachel non è la prima persona ad essere stata uccisa dalla crudele politica di demolizione delle case compiuta da Israele. Meno di due settimane fa’ Nuha Makaduna Sweidan e il suo bambino non ancora nato sono stati uccisi a Gaza dove i Genieri dell’esercito israeliano hanno “accidentalmente” demolito la loro casa mentre ne facevano saltare in aria un’altra vicina. Poche settimane prima, una signora anziana e un uomo disabile sono morti sotto le macerie delle loro case a Gaza perché i soldati “avevano mancato di avvisarli”. Questi non sono semplici incidenti. Israele demolisce abitualmente le case palestinesi che rappresentano la proprietà più importante per ogni famiglia, nella sua fretta non si preoccupa di seguire le regole prosaiche della “sicurezza”.

La grande maggioranza delle demolizioni, questo deve essere capito, non ha niente a che fare con il terrorismo. Secondo le cifre delle Nazioni Unite, meno di 600 sulle 10.000 case demolite sin dall’inizio dell’occupazione nel 1967 riguardano sospettati di attività contro la sicurezza. Tutto il restante 94% erano semplicemente case di gente normale che erano sulla strada di Israle. Questo è il caso della casa del Dottor Samir Nasrallah in cui Rachel è morta per proteggerla, il Dottor Nasrallah non era implicato in attività ostili, non era accusato di qualcosa. La sua casa è stata demolita perché, come altre dozzine di case demolite dai bulldozer in quella parte del popoloso campo di rifugiati, stava dentro la “striscia di sicurezza” che Israele vuole creare lungo il confine con l’Egitto. Nessuna compensazione è stata data al Dottor Nasrallah, nessuna opportunità d’appello ad un tribunale, nessuna offerta per un’altra casa. Semplicemente la demolizione lascia le famiglie senza casa, impoverite, traumatizzate, rovinate. E’ una politica illegale dal momento che la legge internazionale proibisce la demolizione delle case da parte della potenza occupante.

Allora perché Israele persegue tale politica senza cuore che sembra fatta apposta per generare odio contro se stesso? Primo, la politica di demolizione delle case confina i Palestinesi in ristrette, sovrappopolate isole non-autosufficienti permettendo ad Israele di controllare l’intera West Bank e Gaza attraverso il suo sistema espansivo di insediamenti. Secondo, Israele sa’ che la casa è sacra per i Palestinesi, è il cuore della famiglia estesa. Demolendo le case Israele spera di spezzare volontà della gente palestinese a resistere contro l’occupazione e a fargli accettare una vita in bantustan (riserve) mozzati. Terzo, la demolizione delle case è il meccanismo chiave per il processo di sradicamento per la rivendicazione esclusiva di Israele sull’intero paese.

Oltre alla politica di Occupazione, c’è un’ultima ragione che ci motiva, come membri del campo di pace israeliano a resistere contro la demolizione come ha fatto Rache: bloccare i bulldozer con i nostri corpi come lei e ricostruire le case che sono state demolite. Facendo questo, noi, in quanto Ebrei israeliani, diciamo ai Palestinesi:

Noi siamo consapevoli della vostra esistenza in quanto persone in questo paese. Vogliamo condividere questo paese con voi, basato sui diritti di entrambe le nostre genti. Noi cerchiamo un futuro comune basato su una pace giusta. Noi rifiutiamo di essere nemici.

Rachel non era israeliana. Lei era, come membro dell’International Solidarity Movement, un membro della società civile internazionale, come lo siamo tutti. Nelle sue azioni affermava la sua responsabilità nel sostenere quella dignità e quei diritti di uguaglianza che appartengono a tutte le persone, incluso il diritto alla nazionalità. Rachel si è opposta con la non-violenza alla violenza che l’occupazione fa’ ai Palestinesi.

La soglia di ciò che è ritenuto oltraggioso ha raggiunto livelli inimmaginabili nei Territori Occupati. Poco ormai ci tocca. La demolizione di 60 case palestinesi nella zona di Rafaa a Gaza dove Rachel lavorava causò appena un mormorio di voci quando successe un anno fa’. 2400 palestinesi sono morti negli ultimi due anni, un quarto di loro erano bambini e ragazzi, 22.000 sono i feriti. Il 30% dei bambini palestinesi sotto i 5 anni soffre di mal-nutrizione. 500.000 tra alberi da frutta e ulivi sono stati sradicati o abbattuti. Israele oggi sta’ imprigionando i Palestinesi con un muro di 500 miglia (circa 800 KM ) che è molto più lungo, alto e fortificato del Muro di Berlino. Tutto questo è incredibile e sta’ succedendo di fronte ai nostri occhi, e … a chi importa?

A Rachel importava.

Jeff Halper, coordinatore della Commissione Israeliana contro la Demolizione delle Case,

dal sito Palestine Monitor

Traduzione: Gruppo monitoraggio sulla Palestina, Scienze Politche, Bologna.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.19 - - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)