"Con Cristo a difesa della giustizia e della pace"...

Comunicato Stampa

"Con Cristo a difesa della giustizia e della pace", è questo il motto con il quale domenica prossima saranno convocati in Piazza San Pietro migliaia di militari di diverse parti del mondo. Proprio a partire dal tema di questo Giubileo dei militari come Pax Christi Italia, pensando di interpretare il sentimento genuino di tanti operatori di pace, vogliamo esprimere qualche interrogativo e qualche riserva. Innanzitutto sulla possibilità che possano essere le armi - sempre più micidiali e distruttive - a difendere la pace e non piuttosto lo sforzo e l'impegno di chi ogni giorno lavora per il dialogo, si spende nell'opera della mediazione, mantiene viva la speranza della riconciliazione e dell'amicizia tra i popoli, sta al fianco dei più poveri per rivendicare la pace nella giustizia. La storia insegna che le armi sono state sempre utilizzate per portare la morte e sconfiggere ogni possibilità di riconciliazione, piuttosto che per diffondere la pace. Né possiamo dimenticare che tra i tanti paesi dai quali proverranno i militari dell' incontro di domenica prossima ce ne sono molti nei quali le Forze armate in passato non sono state affatto strumenti di pace e di giustizia: le grida delle vittime attendono ancora d'essere ascoltate. Gli stesso Pontefici nel corso degli anni ad ogni triste vigilia di guerra non hanno mai perso occasione per deprecare il ricorso alle armi fino a definirlo " inutile strage", ""avventura senza ritorno"... E' stato lo stesso Giovanni Paolo II durante la Veglia di preghiera a Tor Vergata il 19 agosto scorso a pronunciare parole che rendono vivo il sapore profetico della Parola di Cristo: "Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti." Rinunciamo a credere che queste parole del Papa valgano solo per i partecipanti alla GMG! Ancora di più ci sconcerta il tema scelto per il Giubileo dei militari se pensiamo che in ogni guerra ciascun governo e ciascun esercito sono convinti di combattere per i nobili motivi della difesa della pace e della giustizia. Triste spettacolo quello in cui, prima della battaglia, nei due campi militari si invocava Dio, magari chiamandolo con lo stesso nome, a presidio dei valori che si intendevano difendere. armi in pugno! Il Cristo che ordina a Pietro di riporre "la spada nel fodero", Il Principe della Pace annunziato dai profeti che insegna ad "amare i nemici e a pregare per essi", ad assumere uno stile di vita nonviolento fino a "porgere l'altra guancia", il Servo che suggella la sua vita perdonando i suoi uccisori dalla cattedra dolorosa della croce. non può benedire l'uso delle armi. Tuttavia nutriamo la speranza che questo Giubileo possa costituire momento opportuno e propizio per una revisione dei principi della guerra giusta e della legittima difesa e per riproporre con coraggio una vera e propria Teologia della pace e della nonviolenza. Lo scorso 4 novembre gli obiettori di coscienza italiani si sono riuniti a Barbiana e dalla tomba di don Lorenzo Milani hanno chiesto al Papa che "anche le nostre Chiese osino di più, siano cioè più aperte e disponibili alla voce dello Spirito della pace che, solo, può sanare dall'odio e dalla violenza. Anche se questo dovesse comportare la perdita di qualche privilegio." E hanno chiesto d'incontrare presto il Papa. Chiediamo infine che nel nostro Paese sia riconsiderata l'attuale posizione dei cappellani militari parte integrante della struttura delle forze armate e sia dato pieno riconoscimento alla testimonianza di vita di don Lorenzo Milani che ha sofferto per aver affermato il primato della coscienza e il bene supremo della pace. 17 novembre 2000

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