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    Il numero lo abbiamo visto in TV durante la crisi istituzionale polacca. Ma l'atteggiamento dell'attuale ministro dell'Interno Piantedosi è oppositivo. Nel 2025 ha dichiarato pubblicamente più volte che la discussione sui numeri di identificazione è "del tutto inutile, persino provocatoria".
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    Una mobilitazione ampia e partecipata ha attraversato decine di città italiane. La convergenza tra studenti, lavoratori, portuali e movimenti civili (che già si è evidenziata nella chiamata alle piazze del 17 ottobre) indica la possibilità di costruire un fronte unitario contro l'economia di guerra.
    31 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink

Sondaggio: Idee contro la guerra

Sondaggio concluso

Dillo di persona: parla con la Prefettura, Ufficio Territoriale del Governo in ogni provincia.

Autore: Tiziano Tissino
"Beati i Costruttori di Pace" lancia un'azione diretta nonviolenta e popolare per ostacolare concretamente l'ingresso in guerra dell'Italia. Chiediamo a tutti coloro che condividono questo obiettivo di collaborare alla riuscita della campagna diffondendo fin d'ora il presente appello. Per ulteriori informazioni, scrivere a dillodipersona@libero.it.

No alla guerra, dillo di persona al Governo Un'azione diretta nonviolenta e popolare per ostacolare concretamente l'ingresso in guerra dell'Italia Contribuisci anche tu, con un piccolo granello, ad inceppare la macchina bellica: parla con la Prefettura, Ufficio Territoriale del Governo in ogni provincia. Obiettivo della campagna: La campagna si propone di far pressione, tramite le Prefetture, sul Governo e il Parlamento affinché l'Italia non conceda alcun tipo di supporto logistico, militare e politico agli Usa e alla Nato per la guerra contro l'Iraq e, se nel frattempo questo supporto fosse stato concesso, esso venga revocato. Modalità di azione: Chiediamo a tutti i cittadini di recarsi personalmente presso la loro prefettura, oppure di contattarla telefonicamente, per esprimere il proprio no alla guerra e chiedere alla prefettura di farsi portatrice di questo messaggio presso il governo. Basterebbe un numero relativamente basso di persone per creare un impatto significativo. Con il crescere del numero delle persone coinvolte, si potrebbe arrivare a mettere in crisi, fino alla paralisi, l'intera macchina amministrativa e governativa. La campagna prenderà il via lunedi 27 gennaio 2003 e continuerà ad oltranza fino al raggiungimento del proprio obiettivo. Domande e risposte per convincere anche i più scettici ;-) Ci sono già molte iniziative contro la guerra. Perché aggiungerne un'altra invece di rafforzare quelle esistenti? Perché le manifestazioni, da sole, non bastano: i nostri decisori politici devono sapere che il costo di un'adesione alla guerra sarà altissimo, già nel breve periodo. D'altro canto, vogliamo offrire a tutti i cittadini non soltanto la possibilità di esprimere il loro no alla guerra, ma quella di farlo pesare, concretamente e nell'immediato. Perché non accontentarsi di una raccolta firme o di petizioni via Internet? L'impatto di una petizione, per quanto importante, è limitato: migliaia di email possono essere neutralizzate con un semplice filtro; pacchi di cartoline possono venire direttamente cestinati. Il lavoro di lobby per la pace è contrastato e sovrastatato da quello delle molto più potenti lobbies della guerra. Anche la minaccia di non votare chi approva la guerra è troppo lontana nel tempo ed indistinta per avere una reale efficacia. ?Carta canta, verba volant': non sarebbe meglio scrivere lettere? I centralini delle Prefetture hanno l'obbligo di tenere l'elenco delle telefonate in arrivo, mentre le lettere fotocopiate, così come le cartoline, se sono tutte uguali, finiscono semplicemente ammassate in un angolo. Le telefonate possono più facilmente stabilire un contatto diretto ed empatico con l'interlocutore e possono coinvolgere più persone all'interno degli uffici, anziché il solo addetto al protocollo come nel caso delle lettere. Perché prendersela con le Prefetture, organo civile non direttamente coinvolto nella guerra? Se l'Italia scende in guerra, sarà tutto il paese ad essere in guerra e non solo i nostri soldati. La legge qualifica la Prefettura (ora ufficialmente denominata ?Ufficio Territoriale del Governo') come ?struttura del Governo sul territorio a competenza generale?, affidando al Prefetto il ruolo di rappresentanza generale dello Stato e del Governo. Non c'è quindi nessuna forzatura istituzionale nel rivolgersi alle Prefetture per chiedere loro di farci da tramite verso il Governo. Perché mai questa campagna, a differenza di tutte le altre, dovrebbe funzionare? Perché è semplice da attuare, da diffondere e da gestire; è alla portata di tutti, è coinvolgente e positiva, in grado di raccogliere il favore dell'opinione pubblica ed anche delle stesse ?vittime' dirette dell'azione; essendo diffusa, è difficile da reprimere o neutralizzare; inoltre, ha un punto di innesco molto basso: possono bastare poche persone per cominciare a creare i primi disagi al sistema. Non sarebbe più utile puntare sui boicottaggi economici e sulla modifica degli stili di vita? E' certamente vero che l'attuale sistema economico, incentrato sullo sfruttamento e lo sperpero delle risorse, è tra le cause a monte di questa come di tante altri conflitti. Lottare per modificare il sistema economico è importantissimo per evitare che simili crisi si ripetano periodicamente, ma difficilmente un'azione in questo campo riuscirebbe ad avere un impatto significativo nel breve periodo. E purtroppo rischiamo di avere veramente pochi giorni a nostra disposizione. Quali rischi corre chi aderisce alla campagna? Telefonare in prefettura per esprimere le proprie considerazioni non è reato. D'altronde, se la campagna avrà ampia diffusione, è ipotizzabile che ci sarà chi tenterà in tutti i modi di intimidire gli aderenti alla campagna. E' quindi difficile stabilire in partenza quali possano essere i rischi: molto dipenderà dall'evolversi della campagna stessa. Tuttavia, al momento attuale i rischi sembrano del tutto insignificanti. Com'è organizzata e da chi è promossa la campagna? La campagna nasce da un'idea elaborata all'interno dell'Associazione ?Beati i Costruttori di Pace' ( http://www.beati.org ), che ne hanno promosso la divulgazione, auspicando che si sviluppi autonomamente e si diffonda grazie al passa-parola e al ?passa-email'. Quanto prima sarà attivato un sito internet utilizzabile come ?bacheca elettronica' in cui scambiarsi suggerimenti ed esperienze. Nel frattempo, è possibile utilizzare per comunicazioni l'indirizzo email dillodipersona@libero.it. Per il resto, la campagna non ha una sua struttura organizzativa centralizzata: a livello locale ed ogni realtà aderente all'iniziativa decide autonomamente come organizzarsi. Dove trovo gli indirizzi ed i recapiti delle Prefetture? Puoi trovare indirizzi, numeri di telefono e nominativi dei Prefetti e dei funzionari sul sito del Ministero dell'Interno, all'URL http://www.interno.it/sezioni/prefetture/s_000000034.htm . Molte prefetture hanno un proprio sito internet, in cui potrete trovare orari, indirizzi, num. di telefono e nomi dei funzionari. Cliccate qui per andare all'elenco completo. Siamo un gruppo intenzionato a lavorare per diffondere la campagna. Cosa possiamo fare? Potete diffondere la campagna facendo circolare questo volantino; potete organizzare dei presidi in vicinanza alla vostra Prefettura, invitando i passanti ad entrare in Prefettura, ad esempio per consegnare una copia di una lettera contro la guerra; potete fare dei comunicati alla stampa locale annunciando l'avvio della campagna? e poi, lasciate spazio alla fantasia e vedrete che di idee ve ne vengono in abbondanza? Cosa devo dire e come mi devo comportare, quando parlo con la prefettura?

  • Presentatevi con nome e cognome, eventualmente aggiungendo la realtà cui fate riferimento.
  • Chiedete di parlare con il prefetto, ma se non c'è o non è disturbabile, cercate di farvi passare il capo di gabinetto o qualche altro funzionario degli uffici amministrativi, fino a trovare qualcuno con cui parlare.
  • Tra i funzionari, quelli preferibili come target delle telefonate sono quelli del servizio "Patenti" e dei "Procedimenti sanzionatori" perché sono persone che quasi sempre ricevono i cittadini; è probabile che mentre ricevono le telefonate abbiano di fronte un cittadino e quindi sarebbe più difficile per loro essere scortesi, mandare a quel paese l'interlocutore o riattaccare.
  • Spiegate al vostro interlocutore le ragioni per cui siete contrari alla guerra e chiedetegli di farsene portavoce presso il governo; cercate di fargli capire che non ce l'abbiamo con gli impiegati della prefettura, né con il loro lavoro, ma che il coinvolgimento in guerra dell'Italia è una cosa troppo grave per non meritare una forte azione di pressione nei confronti del governo.
  • Ricordatevi di essere sempre gentili e determinati allo stesso tempo. Ascoltate con attenzione quello che ha da dirvi il vostro interlocutore, ed anche se si dimostrasse sgarbato mantenetevi calmi e rilassati, senza farvi prendere dallo spirito della polemica. Se il vostro interlocutore chiude bruscamente la telefonata, richiamate dicendo una cosa tipo "Dev'essere caduta la linea".
  • Cercate di stabilire un dialogo con il vostro interlocutore, chiedendogli se anche lui personalmente condivide le vostre preoccupazioni. Siate comprensivi con lui se vi esprime le sue difficoltà a far passare le vostre istanze al livello superiore, ma al tempo stesso incoraggiatelo ad insistere e preannunciategli che anche voi, da parte vostra, vi rifarete vivi con lui.
  • Un gruppo di amici si potrebbe ritrovare insieme nei pressi di un telefono con il vivavoce. Una persona chiama, le altre ascoltano il dialogo, facendo poi a rotazione. Il fatto di essere in molti permette, tra una telefonata e l'altra, di valutare come è andata e di affinare la propria 'tecnica'.

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