Voltana

A Martina Franca per parlare di pace e dell'orrore della guerra

Mio nonno davanti alla mitraglia nazista per salvare militari e civili

Chi permette al male di vincere sono gli ignavi di Dante (peccatori "che mai non fur vivi"). Partecipare allo spettacolo organizzato dall'Archivio Marescotti è stato un esercizio pieno di senso
2 aprile 2019
Gianni Svaldi

Per promuovere la pace si deve per forza parlare di quanto è orribile la guerra. Da sinistra Marinella Marescotti e Gianni Svaldi, auditorium Cappelli, 1 aprile 2019 Martina Franca

Partecipare allo spettacolo "4/11/1918 Sull'Altopiano” da un testo di Emilio Lussu, organizzato dall'Archivio Marescotti, è stato un esercizio pieno di senso (che in filosofia è la facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni).

Ho raccontato una storia di guerra familiare.

L'ho fatto con grande sforzo: perché più si raccontano le storie degli altri, più si diventa pudici con la propria, anche quando è storia di grande coraggio.

Mio nonno, Giovanni Svaldi, nato austriaco, all'anagrafe Johannes, affrontò nell'autunno del 1943 da solo la mitraglia nazista per salvare militari e civili nascosti nello stabilimento vinicolo di Locorotondo che dirigeva.

Perché conosco questa storia?

Perché mio padre, che aveva 7 anni, era dietro le sue gambe, era anche lui nel mirino della mitraglia.

Il bene è una scelta.

La difesa della vita, della libertà, sono scelte.

Il male peggiore lo compie chi non sceglie, chi delega agli altri incondizionatamente le proprie decisioni.

Chi permette al male di vincere sono gli ignavi di Dante (peccatori "che mai non fur vivi"), gli uomini comuni di Primo Levi, le masse di Gustave Le Bon, chi idolatra i governanti del momento.

Grazie a chi cocciutamente mi ha convinto a parlare.

Grazie a chi c'era.

Grazie a chi dopo mi ha abbracciato senza parlare.

Martina Franca, 1 aprile 2019, teatro per la pace con il gruppo Jamin-à

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