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    Vergognoso attacco ad un comune lucano

    Piena solidarietà al Sindaco ed alla cittadinanza di Calvello (Potenza), entrambi oggetto di un vergognoso attacco mediatico da parte del giornale "confindustriale", Il Sole24Ore
    5 maggio 2008 - Comitato NoOil Potenza

    barili di petrolio Il Comitato NoOil Potenza esprime la propria e più vicina solidarietà al sindaco ed alla cittadinanza di Calvello entrambi oggetto di un vergognoso attacco mediatico da parte del giornale confindustriale, Il Sole 24 ore, attacco proditorio ad un comune lucano che già paga sulla sua pelle, come tutta la regione Basilicata, una colonizzazione del proprio territorio alle logiche del sistema degli idrocarburi.

    Non bastasse l’ENI che, sulla scorta dei suoi giganteschi appetiti petroliferi consumati in abbondanti pasti sul territorio regionale, attenti non ad una area picnic, come alcuni media tentano di far passare l’intera faccenda, ridicolizzando una battaglia di ben altro respiro, essendo il passaggio dell’oleodotto di collegamento tra i pozzi ed il centro oli della Val d’Agri direttamente pregiudicante la sorgente di approvvigionamento idrico del comune lucano, non bastasse ancora l’UNMIG che, gettando quella maschera di neutro esecutore di mansioni che il ministero gli attribuisce, svela la sua caratteristica di dependance dell’ENI e delle compagnie petrolifere, non bastasse già il quasi ex ministro Bersani che, rincarando la dose, interviene ad un convegno di Assomineraria (l’associazione che riunisce tra gli altri, i petrolieri italici) ad assicurare ulteriori viatici allo sfruttamento selvaggio del territorio nazionale da parte delle compagnie (e Basilicata deve essere particolarmente cara al sig. Bersani, visto il suo impegno politico che nel ’98 portò al disastroso accordo tra Regione Basilicata ed ENI ed al decreto legge 625/96 che addirittura abbassò dal 9 al 7% le royalties dovute per le estrazioni nel territorio nazionale), non bastassero comunque i continui attentati alla salute delle popolazioni, all’economia, alla democrazia, al territorio lucano (che ricordiamo essere interessato per un abbondante 60% alle istanze ed ai permessi vari riguardanti ricerca e coltivazione di idrocarburi), e non bastassero infine le vacuità acclarate di uno sviluppo fatto di parole e ben pochi fatti, ci si mette ora anche Confindustria con il suo organo di stampa (la Prava del liberismo straccione dei nostri imprenditori) ed una locale giornalista che corrisponde un dramma come fosse una farsa, ad attaccare un comune colpevole solo di voler continuare a bere la propria acqua e vivere serenamente il proprio territorio, già troppo invaso da trivelle ed impianti vari – altro che trivelle bloccate dall’area picnic!

    Che Confindustria, con le ultime dichiarazioni del rappresentante in pectore di un made in Italy che sarebbe meglio definire assembled in Italy, vista la tendenza costante all’outsourcing a buon mercato a cui troppe di quelle imprese nazionali che si fregiano di una qualità costruita dalle mani infantili di novelli schiavi estremo-orientali ricorrono per calmierare un costo del lavoro così esoso che abbiamo scoperto essere tra gli ultimi d’Europa, avesse imboccato la strada che più le si addice in termini di alleanze, quella con l’interesse bieco alla massimizzazione del profitto con la minima spesa umana ed ambientale, era stato chiaro a tutti sin dal suo intervento cannibale contro i sindacati, colpevoli a suo dire di bloccare il paese, che con la sua erede sia ora divenuta strumento di manipolazione delle coscienze – il comune di Calvello bloccherebbe e pregiudicherebbe il raggiungimento dell’obiettivo strategico-industriale dell’ENI di raggiungere 104.000 barili di greggio al giorno in Basilicata, stando alla cronaca letta sul quotidiano economico – non ci stupisce nella sostanza, ma nei metodi.

    Scatenare infatti una bufera mediatica su di un piccolo comune che non dispone neppure di un ufficio stampa in grado di difenderlo degnamente, appare troppo uno sproporzionato scontro tra Davide e Golia, per non lasciar pensare ad una intimidazione dei poteri forti esercita non solo verso un singolo comune, ma verso tutti i comuni lucani che cominciano a mostrare scetticismo, quando non criticità esplicita verso un sistema coloniale del petrolio che sta trasformando gli idrocarburi sepolti nel nostro sottosuolo da risorsa con cui riscattarsi dal passato in maledizione con cui convivere per il domani.

    Il comitato no oil potenza chiede rispetto per i comuni lucani, per le loro istituzioni e per le popolazioni e chiede la fine di un sistema anti-democratico di finalizzazione del territorio della propria regione alla trivellazione maniacale con cui si sta precarizzando e distruggendo un’intera regione, che più che dal petrolio, dalle royalties e da un modello fin qui fallimentare di sviluppo, sia basato invece su quella bassa antropizzazione del territorio che può consentire uno sviluppo legato alla vocazione originaria della regione, uno sviluppo che certo non si chiama petrolio.

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