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    In Val d'Agri ripartono le trivelle

    Il comune di Calvello pronto a rilasciare i permessi. Si aspetta l'ok della Regione De Scalzi (Eni): «Accordo vicino, siamo pronti a portare il nostro know-how e la rete di conoscenza»
    14 luglio 2008
    Fonte: Il Sole 24 Ore - 14 luglio 2008

    mappa basilicata «Meglio un albero in meno » purché aiuti lo sviluppo. «La scelta del petrolio è stata fatta, non è più tempo di "si" o "no", ora dobbiamo solo parlare di utilizzo della risorsa oro nero ». Con questa affermazione il sindaco di Calvello, Domenico Antonio Gallicchio, riapre la strada al completamento del progetto di sviluppo del giacimento Val d'Agri dell'Eni: quel tetto dei 104 mila barili di petrolio al giorno (ad oggi circa 85mila) che servirebbero a coprire il 6% del fabbisogno nazionale di greggio. Il piccolo e virtuoso Comune, che per anni ha fatto muro al colosso Eni, di fatto bloccando la realizzazione delle flow-line (le reti di collegamento tra i pozzi ricadenti nel suo territorio e l'oleodotto che porta il greggio al Centro Olio di Viggiano), ora è pronto a «spianare la strada» anche a costo di qualche rinuncia, qualche «albero in meno» o un pic-nic da sacrificare. «Siamo molto vicini. Non vedo grossi problemi», ha detto dal canto suo Claudio De Scalzi, vicedirettore generale dell'Eni, Divisione E&P.

    Un clima di grande fiducia in un momento in cui il Paese guarda con grande attenzione al rilancio dell'attività estrattiva e alle nuove aliquote, le Compagnie vedono il costo del greggio lievitare, la Regione Basilicata punta all'incremento delle royalties e i piccoli municipi si aggrappano alla risorsa petrolio come un treno da non perdere, come Calvello «pronto comunque a rilasciare i permessi a costruire, naturalmente dopo l'ok della Regione», che registra ancora qualche ritardo nelle procedure di screening e Via per la compatibilità ambientale nonostante i solleciti dello stesso ministero dello Sviluppo economico per il tramite dell'Unmig ( Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia).

    «Siamo pronti- ha detto ancora De Scalzi - a portare la nostra rete di conoscenza e di knowhow. Lo stesso modello Eni di quando eravamo una piccola compagnia petrolifera che muoveva i primi passi tra le grandi multinazionali. Agli inizi degli anni Novanta i primi importanti contatti di Eni con la Regione Basilicata, il primo vero ed importante accordo di sostenibilità fra una Società Petrolifera e una Regione italiana: 11 progetti principalmente legatialla salvaguardia dell'ambiente, la formazione e lo sviluppo culturale per 180 milioni di euro». Allora fu modificata la normativa di assegnazione delle royalties, che dallo Stato furono passate direttamente alle Regioni ed ai Comuni: circa 500 milioni di euro sono stati versati in royalties, con un potenziale di oltre 2 miliardi di euro per i prossimi anni a sviluppo completo del giacimento.

    Sono più di 130 i tecnici lucani assunti da Eni negli ultimi anni (circa 110 lavorano nei centri oli di Viggiano e Pisticci), ne saranno assunti altri 30. La stima dell'indotto, per difetto, nel 2007 è di circa 1.000 risorse impegnate di cui 600 lucani, con oltre 300 ditte del territorio in rapporto con Eni, di cui circa 60 lavorano in modo continuativo per il Distretto di Viggiano.

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