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    Total, Eni e prescrizioni ambientali

    Delibera Cipe dell'1 Agosto 2008: mentre su 10 anni di trivellazioni Eni resta il buio, per la Total arrivano le prescrizioni ambientali. E' la "prova provata" dell'inefficienza delle Istituzioni.
    21 agosto 2008 - Movimento NoScorie Trisaia

    oleodotti in val d'agri La Delibera Cipe pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'1 Agosto 2008 è la "prova provata" dell'inefficienza e dell'incapacità delle Istituzioni di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. Per la Total ecco comparire i monitoraggi ambientali di qualsiasi tipo (persino il Pm5) con misurazioni continue dell'idrogeno solforato. Per l'Eni che trivella da circa dieci anni, unitamente, a società-satellite non c'é stata alcuna prescrizione. Non é un caso che in Italia i limiti delle emissioni dell'idrogeno solforato sono 10.000 volte superiori a quelli degli Stati Uniti. E' difficile non credere che i limiti fissati in Italia non favoriscano gli interessi delle società petrolifere che risparmiano sui dispositivi anti-inquinamento, a scapito della salute dei cittadini.

    Dopo il danno, la beffa. Per trivellare a Tempa Rossa, la Total - come già avvenuto per l'Eni nel 2001 - incasserà ingenti capitali pubblici pari a circa 800 milioni di euro. Mentre i politici lucani invocano la benzina a metà prezzo e si perdono i finanziamenti dell'Obiettivo 1 per le imprese lucane, a causa del PIL "drogato" dal petrolio, lo Stato finanzia la distruzione del territorio lucano e delle economie locali con le tasse pagate dagli stessi lucani. Cinquanta famiglie della Val d'Agri chiedono giustizia per l'inquinamento provocato dal Centro Oli di Viggiano, mentre l'Arpab - come una grossa holding, - fa pubblicità su giornali e tabelloni, affermando di monitorare il territorio dagli inquinanti, ma dimenticando di rendere noti i risultati del suo lavoro (vedi radioattività dell'Itrec o Idrogeno solforato sui pozzi petroliferi e presso il Centro Oli di Viggiano).

    L'assessore regionale Vincenzo Santochirico, in barba ad ogni tutela delle economie locali (vedi trivellazioni nel Metapontino), della tutela del territorio (vedi trivelle nel Parco della Val d'Agri e sui bacini idrici), della salute pubblica (non è in grado di garantire il monitoraggio dell'inquinamento di un gas killer come l'idrogeno solforato), attraverso procedure di VIA nascoste negli Albi Pretori dei Comuni (ossia contro ogni democrazia) concede la VIA alle SpA del petrolio e del gas. E' noto come gran parte delle società a responsabilità limitata collegate alle multinazionali petrolifere, in un contesto di lavorazioni pericolose, come quelle petrolifere, non possono garantire (economicamente parlando) alcun risarcimento in caso di grave incidente. Si ricorda, in proposito, lo scoppio di un pozzo petrolifero nel 1991 a Policoro. Per oltre 15 giorni furono immesse nell'aria sostanze tossiche a discapito della salute pubblica (nessuno fu informato dei rischi che correva). In questo contesto (molto pericoloso per i cittadini) e in un clima di dipendenza quasi "tossicologica" dalle imprese petrolifere da parte della classe politica, è bene sospendere qualsiasi autorizzazione e procedura di VIA per le trivellazioni. E’ urgente ridefinire il ruolo e le funzioni dell’Arpab rispetto al delicato compito di controllo del territorio. Durante il Risorgimento i lucani diedero il loro sangue per il paese e per l’unità d’Italia. Nel 2008, in un clima di federalismo e discriminazione, non è più pensabile accettare altri sacrifici e contributi energetici per il Paese sulla pelle dei lucani.

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