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    Progetto Geogastock in spregio alla salute umana e all'ambiente

    La OLA e l’Associazione “Ambiente e Legalità”, nel ribadire la netta contrarietà al progetto di costruzione di una centrale di compressione di gas naturale, proposto dalla società Geogastock SpA, ne ribadiscono le ragioni.
    3 novembre 2008 - OLA | Organizzazione Lucana Ambientalista

    mappa basilicata
    La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – e l’Associazione “Ambiente e Legalità” di Ferrandina, nel ribadire la netta contrarietà al progetto di costruzione di una centrale di compressione di gas naturale, proposto dalla società Geogastock SpA, ne ribadiscono le ragioni:

    1) La centrale di compressione sorgerebbe all’interno di un area (a meno di 500 metri) già interessata da un progetto di costruzione di una centrale a ciclo combinato da 400 MW di produzione di energia elettrica.

    2) In assenza - da parte della Regione Basilicata - di strumenti cogenti di pianificazione in materia di qualità dell’aria, in presenza di un procedimento amministrativo-autorizzativo non concluso, relativo al progetto di centrale a turbogas della Basento Energia srl, che nel frattempo ha ottenuto il parere favorevole di compatibilità ambientale della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, in presenza, infine, di un progetto di rigenerazione di oli esausti al cui interno è prevista la costruzione di un termo-distruttore, le cui quantità emissive sono ai più sconosciute, farebbe sì che qualunque autorizzazione o espressione di parere favorevole da parte della Regione Basilicata, dei Comuni interessati nonché della Provincia di Matera al progetto della società Geogastock SpA, si esprimerebbe in deroga (spregio) all’ottemperanza da parte di qualunque organo istituzionale, delle leggi dello Stato e dell’Unione Europea, oltre che in spregio alla salute umana e all’ambiente.

    3) Infine, non comprendiamo come un “pezzo di terra” di 25.000 metri quadrati incastonato tra due aree (ex centrale di desolforizzazione ENI e sotto-stazione ENEL) - rientranti nel sito di bonifica di interesse nazionale della Val Basento - possa essere “esterno” al sito stesso. Ancora più paradossale se consideriamo il fatto che probabilmente, sino a qualche tempo fa, lo stesso “pezzo di terra” avrebbe usufruito di contributi europei per varie colture biologiche.

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