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    Ddl nucleare: il Pdl lucano ripassi la "Lezione di Scanzano"

    Il Pdl lucano ha votato a favore senza opzioni di sorta. I parlamentari lucani del Popolo della Libertà hanno dimostrano di non aver appreso nessun insegnamento da quella grande lezione di democrazia e libertà.
    4 novembre 2008 - Movimento NoScorie Trisaia

    mobilitazione pacifica scanzano jonico La Camera dei Deputati ha approvato l'Articolo 15 del Disegno di Legge Sviluppo (1441), dando il via libera al Governo di emanare entro giugno 2009, uno o più decreti legislativi per la localizzazione in Italia di impianti di produzione elettrica nucleare, di sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare.

    Il Pdl lucano ha votato a favore senza opzioni di sorta. I parlamentari lucani del Popolo della Libertà hanno dimostrano di non aver appreso nessun insegnamento dalla "Lezione di Scanzano", quella grande lezione di democrazia e libertà che i lucani hanno saputo dare ad un Governo cieco ed arrogante sulla questione nucleare. E' molto grave che parlamentari lucani - consci più di qualsiasi altro parlamentare del problema scorie - abbiano votato un emendamento che potrà avere gravi ripercussioni sulla stessa Basilicata:

    1) Smembramento dell'Enea e della ricerca sull'energia rinnovabile (presso il Centro di Rotondella si genererà disoccupazione);
    2) I finanziamenti Cip6 andranno al nucleare e non all'energia rinnovabile;
    3) Privatizzazione delle scorie. Sogin sarà commissariata: già pubblica è stata inaffidabile, figuriamoci privatizzata. Insomma, quando metteremo finalmente i rifiuti di Trisaia in sicurezza?;
    4) Imposizione del sito unico nazionale con l''uso della forza e dei militari (vedi intenzioni nei Calanchi o depositi provvisori-definitivi in Trisaia);
    5) Riproposizione di vecchi progetti che la lobby nucleare sta rispolverando, prevedendoli in barba a tutte le norme di sicurezza e di conoscenza del territorio: una centrale nucleare in Trisaia o il deposito di scorie nei Calanchi.

    Ma, per fortuna, il popolo della libertà non è fatto di tanti “yes man”. Il deputato del Pdl, Fabio Rampelli, che con coscienza e conoscenza ha votato no al Ddl, affermando che rincorre una tecnologia obsoleta, che non potrà portare frutti alla comunità. Perchè non lo hanno fatto anche i parlamentari lucani? Di cosa hanno avuto paura? Sarebbero stati gli unici ad avere una “scusa” in più per essere giustificati perché "lucani", ma non lo hanno fatto. Riteniamo che la coerenza non sia un optional per un parlamentare e che, quest'ultimo, deve rispettare la volontà del proprio elettore prima che del proprio partito (in Basilicata nessuno vuole depositi di scorie e centrali nucleari e non ci risultano assemblee con i cittadini o simpatizzanti sul'argomento). Se la lobby nucleare ritorna in Basilicata nessuno potrà ora celarsi sul Segreto di Stato e affermare di non avere alcuna responsabilità.

    Di seguito, riportiamo un comunicato stampa di Fare Verde Lazio dell' 1 Novembre 2008

    ANCHE RAMPELLI DICE NO AL NUCLEARE

    Riceviamo e pubblichiamo - La Camera dei Deputati ha approvato l'articolo 15 del Disegno di Legge Sviluppo (1441) dando il via libera al Governo di emanare entro giugno 2009, uno o più decreti legislativi per la localizzazione in Italia di impianti di produzione elettrica nucleare, di sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. L'esecutivo potrà poi anche definire le misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. In pratica si tratta di un ritorno al nucleare, programma che - grazie al decreto del passato governo Prodi che ha esteso all'energia il segreto di Stato - cala sui cittadini che avevano pur espresso il loro dissenso alle centrali con il referendum del 1987. In aula, tra la maggioranza favorevole, spiccava un "pallino rosso" nella votazione: quello del deputato del Pdl Fabio Rampelli. Da molti mesi critico sui progetti di ritorno all'atomo di Terza Generazione nei tempi e modi che il Governo si prefigge, Rampelli spiega che "riaccendere i reattori tradizionali è un passo indietro".

    Il presidente nazionale di Fare Verde, Massimo De Maio e l'associazione ambientalista Fare Verde Tarquinia, esprimono piena condivisione all'approccio di Rampelli. "Ci deprime pensare che il dibattito parlamentare di una giornata possa determinare irrevocabilmente il futuro energetico del nostro Paese - dice Fare Verde Tarquinia - legandolo a costi alti ed imprevedibili, utilizzo di risorse di uranio già in esaurimento, e mettendo in gioco variabili estremamente insidiose come le scorie radioattive, problema ad oggi irrisolto. Il territorio tarquiniese, già colpito dalle emissioni inquinanti del più grande polo energetico d'Europa, subirà un colpo mortale dalla riconversione a carbone in atto della centrale di Civitavecchia e dalla probabile costruzione di una centrale nucleare a Montalto di Castro"."Non ci stancheremo di sottolineare - afferma il Presidente Nazionale De Maio - l'esigenza di perseguire come obiettivo l'incremento dell'efficienza energetica in ogni settore ed il ricorso alle fonti energetiche alternative. Fonti per le quali vorremmo vedere crescere interesse e risorse". Per Fare Verde é necessario potenziare le conoscenze dei cittadini, opera già in corso con una attività capillare dell'Associazione sul territorio, e tenere costantemente informata la popolazione circa l'impatto delle decisioni che vengono prese dai nostri governanti.

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