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    Scorie, Novembre 2003-Novembre 2008: la storia si ripete?

    Per la Basilicata c'è il rischio di un pericoloso count-down circa l'allocazione del Deposito Unico. L'emergenza potrebbe determinarsi a seguito dello stoccaggio provvisorio presso il sito di Caorso di quasi 4.000 fusti.
    13 novembre 2008 - Pietro Dommarco

    fungo atomico Dopo la recente approvazione, da parte della Camera dei Deputati, dell'articolo 15 del Disegno di Legge Sviluppo (1441) – che di fatto dà il via libera al Governo di emanare entro il mese di Giugno 2009, uno o più decreti legislativi per la localizzazione in Italia di impianti di produzione elettrica nucleare, di sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi (deposito Unico di I, II, III categoria) e del materiale nucleare – il Ministero dell'Ambiente, con Decreto n.1264 del 31 Ottobre 2008, ha rilasciato parete VIA favorevole sulle attività di decommissioning dell'impianto nucleare di Caorso.

    A questo punto, potrebbe innescarsi per la Basilicata un pericoloso count-down circa l'allocazione del Deposito Unico Nazionale di Scorie Radioattive. L'emergenza potrebbe determinarsi a seguito dello stoccaggio provvisorio presso il sito di Caorso di quasi 4.000 fusti di scorie di II livello della centrale nucleare che dovranno, necessariamente, essere traslate nel Deposito Unico la cui scelta del sito verrebbe effettuata dal Governo, in caso di fallimento delle trattative con le Regioni.

    La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – fa notare le perentorie prese di posizione della Regione Emilia Romagna che, con specifica deliberazione di Giunta Regionale acclusa alla VIA, conseguente alle richieste di Sogin di ottenere parere favorevole VIA, individua tutta una serie di adempimenti da addebitare all'ente richiedente, in grado di garantire la massima sicurezza delle operazioni, la nuova destinazione d'uso di siti provvisori di stoccaggio in loco (individuati poi in Ersba 1, Ersba 2 e Ersma) e la loro destinazione finale dei rifiuti radioattivi presso il deposito unico nazionale. La Regione Emilia Romagna, in pratica, "mette le mani avanti" ed addirittura individua in un SIC (Sito d'Interesse Comunitario), il luogo dove stoccare in maniera provvisoria i rifiuti radioattivi, in modo da riservarsi di esprimere diniego assoluto nell'eventualità venisse scelta come regione ospitante il Deposito Unico per le Scorie Radioattive. Addirittura, il governo dell'Emilia Romagna si spinge oltre, ipotizzando le possibili destinazioni future del sito di Caorso come "centro per la protezione civile, centro di educazione ambientale e osservazione della fauna, museo di archeologia nucleare con ipotesi di tipo produttivo, tra cui impianti di produzione energetici da approvare con il consenso della Regione".

    Questo non ci fa bene sperare. Infatti, di fronte alla questione nucleare - in un atteggiamento bipartisan - la nostra classe politica non fa più distinzione tra blu e rossi: solo giallo fosforescente. I primi, galvanizzati dalla comunanza ideologica con il Governo Berlusconi, di fronte all'approvazione del Disegno di Legge Sviluppo (1441), in Parlamento hanno votato a favore senza opzioni di sorta. I secondi, continuano a fare orecchie da mercante circa la realizzazione in Basilicata del Parco dei Calanchi (per il quale continuiamo a chiedere l'avviamento dell'iter istitutivo), perseguendo il rischio di una nuova politica del fatto compiuto, all'oscuro delle popolazioni lucane, che hanno già detto no al deposito unico lasciando ad un destino ignoto il Centro della Trisaia di Rotondella e le sorti dell'ENEA, per le quali erano state ipotizzate - dai movimenti - facoltà universitarie per l'applicazione del solare e delle energie dolci, certamente più fattibili delle ipotesi delineate dalla Regione Emilia Romagna per Caorso.

    Concludendo - la OLA – anche di fronte all'atteggiamento della Regione Emilia Romagna, chiede alla Regione Basilicata di attivarsi, per non passare come i "soliti fessi" ed ai sindaci di segnalare, apertamente, eventuali richieste di cambio di destinazione d'uso di territori comunali per scopi militari che siano pervenute o perverranno in futuro.

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