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    La Basilicata degli scandali

    L’inchiesta della Procura di Potenza, a prescindere dagli esiti che si determineranno autonomamente nell’iter giudiziario, ha scoperchiato la pentola delle nefandezze della classe dirigente lucana
    22 dicembre 2008 - Vincenzo Dambrosio

    barili di petrolio Matera | L’inchiesta della Procura di Potenza, a prescindere dagli esiti che si determineranno autonomamente nell’iter giudiziario, ha scoperchiato la pentola delle nefandezze della classe dirigente lucana e di quella galassia “imprenditoriale” che a ridosso di essa si è formata e alle cui sottane si aggrappa per rimanere a galla a causa della propria insipienza. Non vi è la necessità di processi e condanne per poter asserire, con assoluta certezza, che la classe politica lucana ha sonoramente fallito: da quindici anni si è puntato tutto sulla svendita del territorio alle multinazionali nonostante i continui moniti del movimento ambientalista e di fette della società. Il risultato di queste politiche -con forti elementi di trasversalità interni al ceto politico- ci viene raccontato quotidianamente dai telegiornali nazionali e dalle più importanti testate giornalistiche.

    I progetti di sviluppo (concetto sul quale più che mai occorre aprire un dibattito e una riflessione specie a queste latitudini) del centro-sinistra, dal modello “Marinagri” a “Tempa Rossa”, si risolvono in inchieste giudiziarie che confermano -almeno nell’impianto accusatorio- le tesi dei movimenti che ad essi si sono irriducibilmente opposti. Duemilacinquecento giovani che ogni anno vanno via dalla Basilicata, un tasso di disoccupazione del 25%, seimilasettecento cassaintegrati nel 2008, centocinquantadue aziende in crisi. La Basilicata è l’unica regione dalla quale, entro il primo anno, scappano anche i lavoratori immigrati giunti qui per le fatiche più umili. Questi dati rappresentano la condanna, senza possibilità di appello, per il PD lucano di Lacorazza e De Filippo e della galassia di nani che gli ruotano attorno. La Banca Mondiale afferma che in Italia la corruzione sviluppa un giro d’affari che ammonta a 50 miliardi di euro annui, bisogna essere consapevoli -bandendo la logica dell’altrove- che questo fenomeno interessa potenzialmente tutte le grosse movimentazioni di denaro pubblico delle nostre istituzioni.

    Fanno molto male i pasdaran del Presidente della Provincia di Matera a far finta di nulla, nel palazzo della Provincia, si continua ancora una volta a minimizzare l’accaduto, come un anno fa, quando il medesimo dirigente finì agli arresti per un altro appalto concorso. Nella peggiore logica consociativa PD-PdL finalizzata ad imbavagliare la magistratura, il centro-destra ha inviato il proprio maitre a penser a solidarizzare con Nigro e Pietrocola con tanto di comunicato stampa. Preme rammentare ai campioni della minimizzazione che le valutazioni e le assunzioni di responsabilità politiche non si fanno in base al “penalmente rilevante”. Alla provincia di Matera, lo si denuncia da anni, c’è un problema grave di trasparenza che riguarda i settori più diversi, dalla viabilità alla formazione professionale ecc. Affrontare questo tema significa produrre atti pubblici che marcino nella direzione opposta a quella degli appalti concorso o dei recenti bandi del settore Formazione. Il Consiglio Provinciale, convocato per martedì 23 dicembre, deve affrontare questo tema e deve farlo partendo da una serrata autocritica del Presidente della Provincia sull’operato delle sue Giunte, accompagnata da quella dei pseudo-partiti che lo sostengono ad iniziare dalla sedicente sinistra.

    La gente della Basilicata deve incominciare la tessitura di un nuovo alfabeto dei diritti che travolga come uno Tzunami della democrazia partecipativa lo stato di favore che hanno edificato a spese dei più deboli i neo feudatari di questa terra.

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