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Del "Tavolo di Garanzia" non sappiamo cosa farcene

La politica riesce proprio all’avvicinarsi di scadenze elettorali a dare il peggio di se stessa in dichiarazioni evanescenti di attenzione e tutela del bene comune che per tutti gli anni pare aver dimenticato.
24 marzo 2009 - Miko Somma| Portavoce Comitato No Oil

l'assessore all'Ambiente della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico Apprendiamo dalla fonte basilicatanet che la Regione Basilicata nelle persone del suo presidente Vito De Filippo e del suo assessore all’ambiente e vice-presidente Vincenzo Santoschirico ha annunciato la nascita del “tavolo di garanzia” sulla salute e sull’ambiente in materia di estrazioni petrolifere, tavolo a cui parteciperanno “dirigenti degli uffici regionali del Dipartimento Ambiente interessati e dell’Autorità Ambientale, l’Arpab, l’Osservatorio Epidemiologico Regionale, l’Osservatorio Ambiente e Legalità, i rappresentanti di Istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste ufficialmente riconosciute, comitati di cittadini organizzati, rappresentanti delle compagnie petrolifere“.

Il comitato plaude fragorosamente alla nascita di cotanto tavolo di garanzia che vede sostanzialmente la presenza di enti ufficiali coinvolti proprio nei sospetti di “leggerezza” in materia, associazioni ambientaliste ufficialmente riconosciute, quindi di fatto con l’esclusione della OLA e probabilmente del Comitato No Oil Lucania, e con il solo WWF isolato ad un tavolo dove tra rappresentanti dei petrolieri, associazioni sindacali e di categoria impegnate a difendere il lavoro che il petrolio porterebbe – il condizionale si può ancora usare? – comitati di cittadini accuratamente scelti per la docilità delle loro tesi sullo sviluppo possibile, ben poco spazio rimarrebbe ad un serio confronto su una materia che non si può ritenere sopita dalla gran boutade di una conferenza stampa in pompa magna che ancora ricordiamo per la magniloquenza di qualcuno preposto ai controlli ambientali che serenamente ammetteva non essersi mai calcolato il punto zero precedente all’avvio delle trivellazioni e del trattamento del greggio presso il centro olii di Viggiano.

Fa soprattutto pensare la presenza al tavolo dell’Osservatorio sull’Ambiente e la Legalità, una costosa convenzione che Legambiente detiene con la stessa Regione Basilicata che proprio ed anche allo scopo del tavolo dovrebbe essere vocata, non essendosi in tutto questo ultimo periodo udita alcuna dichiarazione della stessa Legambiente in merito alle estrazioni petrolifere, cosa che rende il sospetto di certa benignità quantomeno lecito.

Il fatto è che la politica riesce proprio all’avvicinarsi di scadenze elettorali a dare il peggio di se stessa in dichiarazioni evanescenti di grande attenzione e tutela del bene comune che per tutti gli anni precedenti pare piuttosto aver dimenticato, gestendo con piglio da monarca materie ed accordi che passano del tutto sulla volontà dei cittadini od anche solo dell’informazione degli stessi.

Dovremmo forse ricordare quanto proprio sulla base delle denunce pubbliche di questo comitato il tema petrolio sia ritornato all’attenzione dopo un oblio informativo durato anni, a meno di non considerare informazione la suadente litania tuttovabenista che Rai Tre Basilicata ha spesso offerto sul tema? Dovremmo forse ricordare le polemiche sul numero di permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi in regione che solo grazie ai dati del comitato l’allora assessore all’ambiente Santochirico ha avuto modo di correggere nella sua conoscenza della materia?

L’informazione, così come la garanzia all’informazione ed alla tutela, non è procedimento di manutenzione ordinaria dell’opinione pubblica ad uso e consumo dei momenti e delle loro necessità, ma è un processo democratico ed atto dovuto che o si affronta con la consapevolezza della partecipazione di ogni voce, persino quelle più scomode, o finisce per essere vuota attività di propaganda inoculata in dose a volte omeopatiche, a volte massicce, ma sempre e solo con lo scopo di costituire un minculpop a forma di vasca in cui candeggiare le menti della comunità e di tritacarne in cui sminuzzare le speranze che qualcosa possa ancora cambiare in questa terra e che l’arte della critica non sia solo esercizio dialettico per pochi eletti, ma patrimonio comune di un popolo che è proprio quella capacità di critica a rendere consapevole di vivere in una democrazia e non in un esarcato bizantino.

Di quel tavolo sconnesso e pendente da un solo lato non sappiamo cosa farcene.

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