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    La posizione del governo italiano sulla questione cecena

    Russia, Cecenia, Italia: il dibattito

    Lo scorso 23 ottobre alla Camera dei Deputati si è discusso di Cecenia. Il testo di un'interrogazione parlamentare, la risposta del sottosegreterio agli Esteri Famiano Crucianelli e le reazioni del Comitato per la Pace nel Caucaso

    L'interrogazione parlamentare

    MELLANO, D'ELIA, CAPEZZONE, BELTRANDI, PORETTI e TURCO. Al Ministro degli affari esteri.

    Per sapere - premesso che:

    il conflitto russo-ceceno ha causato in pochi anni una perdita di vite umane (di civili innanzitutto) che - in proporzione - non ha uguali in Europa dal dopoguerra ad oggi: sono stati uccisi 100.000 ceceni su circa un milione di abitanti e oltre 200.000 persone sono profughe nelle vicine repubbliche confinanti;

    da più fonti è stata denunciata e confermata la persecuzione subita dalla popolazione da parte dei soldati russi con uccisioni, torture, stupri di massa, fosse comuni, rapimenti e richieste di riscatto persino per la restituzione dei cadaveri dei famigliari uccisi;

    l'uccisione dei capo della guerriglia terroristica cecena Bassaiev altro non farà che alimentare ulteriormente una spirale di violenza che vede da una parte la politica di occupazione militare dell'esercito russo e dall'altra la disperazione di un popolo straziato e diviso, che sempre più diviene preda di organizzazioni estremiste e fondamentaliste islamiche;

    per anni il presidente ceceno legittimamente eletto Maskhadov, non a caso ucciso dai soldati russi, ha chiesto all'Europa e al mondo, con un «Piano di Pace», un intervento delle Nazioni Unite per fermare il conflitto, disarmando i Ceceni e facendo ritirare i russi e che su questo piano sono state raccolte circa 50.000 adesioni di cittadini e personalità di tutto il mondo;

    la «questione cecena» non può essere considerata «affare interno della Federazione Russa» proprio perché in quel luogo quotidianamente non sono rispettati i più elementari diritti umani;

    solo un intervento diplomatico forte da parte dell'Unione Europea potrebbe consentire un'inversione di rotta ed un inizio di trattative che dovrebbero coinvolgere l'ala moderata e filo-occidentale dei Governo ceceno in esilio, non certo i responsabili di atti terroristici inaccettabili:

    se non ritenga utile, necessario ed urgente, proporre ai Ministri degli Esteri europei, all'Alto Responsabile per la politica estera e di difesa comuni dell'Unione Javier Solana, ai responsabili istituzionali russi e agli esponenti moderati ceceni, l'immediata convocazione di una «Conferenza di Pace» con l'obiettivo di individuare le modalità per uscire dal conflitto, salvaguardando la sicurezza della Russia, facendo cessare i massacri e le distruzioni da parte dell'esercito e disarmando le milizie cecene;

    quali altri atti formali il Governo Italiano, anche in accordo con i partner dell'Unione Europea, intenda porre in essere nei confronti del Governo russo per favorire la fine del tragico e sanguinoso conflitto nel cuore dell'Europa.

    La risposta del sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli

    In merito al primo quesito formulato dall'Onorevole interrogante, va segnalato che l'Unione europea ha espresso in ogni sede preoccupazione per la situazione dei diritti dell'uomo in Cecenia, la situazione dei difensori dei diritti umani, lo stato di diritto e la libertà dei mezzi di informazione. Il Consiglio solleva regolarmente tali preoccupazioni con la Russia nel contesto del dialogo Ue-Russia. Ciò è stato fatto, ad esempio, in occasione dell'ultimo vertice Unione europea-Russia svoltosi a Sochi lo scorso mese di maggio.

    Per discutere tali problematiche l'Unione europea ha istituito diversi canali, in particolare le consultazioni semestrali sul rispetto dei diritti dell'uomo in Russia, con la richiesta, da ultimo, di chiarimenti in merito a violazioni gravi e circostanziate di diritti umani quali sparizioni individuali e collettive, esecuzioni extra-giudiziali, incarcerazioni illegali, pressioni e intimidazioni ai danni di ONG. L'Unione ha altresì ribadito l'invito alla Russia a dare seguito alle raccomandazioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, in visita in Cecenia lo scorso mese di febbraio, nonché a dare risposta al rapporto del Commissario del Consiglio d'Europa, Gil Robbles, sulle violazioni riscontrate nella regione.

    L'Unione ha costantemente espresso serie riserve sul processo politico in corso in Cecenia e continua a sollecitare le autorità russe a rendere tale processo più aperto e legittimo. L'Unione europea ha ribadito che il rafforzamento delle istituzioni democratiche è essenziale per lo sviluppo sostenibile della Cecenia e per la pace e la stabilità nel Caucaso settentrionale.

    In ordine al secondo interrogativo contenuto nell'atto parlamentare, la parte italiana ha sempre considerato e considera tuttora la Cecenia come uno dei più delicati nodi da risolvere per il Governo federale russo e che la crisi cecena avrebbe dovuto trovare una soluzione non militare, ma politica, con la partecipazione di tutte le parti interessate non compromesse con il terrorismo. Di tale idea ci si è fatti portatori anche nei rapporti bilaterali con la Federazione russa, nella convinzione che gli incoraggiamenti in tal senso, anche pubblici, accompagnati da un'azione di monitoraggio e di consiglio, nel rispetto della sovranità, fosse il modo migliore per affermare principi qualificanti dell'azione internazionale del nostro Governo, primo tra tutti quello della tutela e della promozione dei diritti umani.

    In tale quadro l'Italia ha assicurato una cauta apertura di credito al piano di «normalizzazione» della Cecenia avviato dal Presidente Putin: le elezioni presidenziali cecene dell'agosto 2004, vinte dal candidato del Cremlino Alkhanov, così come le elezioni parlamentari del novembre 2005 (attese sin dal referendum del marzo del 2003 con cui venne approvata la Costituzione della Repubblica caucasica) hanno confermato la strategia di Putin di cercare una soluzione «politica» alla crisi cecena. Ciò in una dinamica di graduale (seppur ancora molto parziale) trasferimento di poteri alle istanze di governo locali, avviata subito dopo la fine «ufficiale» delle ostilità (aprile 2002), per attenuare la dipendenza politica ed economica della Cecenia da Mosca e lanciare, agli occhi della popolazione cecena, un segnale di fiducia nei confronti della leadership locale.

    È noto che tale percorso di normalizzazione istituzionale sia stato messo sotto attacco dal terrorismo e dalla guerriglia cecena, soprattutto nel 2004: l'attentato di Grozny costato la vita al Presidente ceceno Kadyrov (maggio 2004), l'attacco del giugno 2004 a Nazran, gli atti di terrorismo dell'estate-autunno 2004 (due Tupolev esplosi in volo, la bomba alla metropolitana di Mosca e, soprattutto, la tragedia della scuola di Beslan in settembre) avevano indotto Putin a rivolgere alcuni messaggi alla Nazione in cui qualificava la sfida lanciata dal «terrorismo internazionale» come una «guerra totale su scala globale».

    Quanto al leader separatista Aslan Maskhadov, Presidente ceceno dal 1997 al 2000, ucciso nel marzo 2005, era divenuto un personaggio ambiguo. Se è vero che in origine poteva essere considerato come leader «moderato», è anche vero che per non essere spinto ai margini dello schieramento separatista ceceno, aveva dovuto progressivamente abbandonare le posizioni moderate ed accettare numerose concessioni all'estremismo islamico. È pertanto solo parzialmente corretto rimpiangere Maskhadov come unico leader moderato della guerriglia cecena ed è fuorviante ricordarne esclusivamente gli appelli al negoziato con Mosca.

    A completare il quadro, occorrerebbe ricordare, ad esempio, che Maskhadov fu molto probabilmente l'ispiratore dell'attacco del giugno 2004 a Nazran, in Inguscetia, che ha provocato un centinaio di vittime. Insistere sui fatto che Maskhadov potesse essere il migliore interlocutore del Cremlino per un negoziato non tiene conto di due elementi fondamentali: il fatto che egli avesse ormai nei fatti perso - se mai lo aveva effettivamente detenuto - il suo ruolo di leadership dei Ceceni; il fatto che Mosca lo qualificasse quale esponente del terrorismo internazionale e che quindi non potesse accettarlo come controparte negoziale. Non è stata la morte di Maskhadov a spingere la Cecenia verso il radicalismo islamico, ma è stato piuttosto il radicalismo islamico, che prendendo il sopravvento all'interno dell'indipendentismo ceceno, ha di fatto segnato la fine politica di Maskhadov.

    Nel luglio 2006 il leader della guerriglia cecena Shamil Basayev è stato ucciso nel corso di un'operazione realizzata dai Servizi federali di sicurezza. L'uccisione di Basayev ha così posto fine alla caccia del nemico numero uno di Mosca, l'emissario di Al-Qaeda nel Caucaso settentrionale, l'ispiratore di tutti i più tragici atti terroristici compiuti in Russia negli ultimi anni infliggendo, in tal modo, un durissimo colpo alla guerriglia cecena e ai fautori di una soluzione militare del conflitto, essendo venuto meno colui che reggeva le fila della sua complessa rete logistica e finanziaria.

    Lo scorso mese di agosto il Presidente Putin ha adottato una nuova iniziativa che ribadisce la volontà di rafforzare i processi di normalizzazione della situazione in Cecenia: si tratta dell'annuncio del ritiro parziale delle Forze di sicurezza federali dalla regione entro il 2008. La misura interessa solo una parte, ma cospicua e professionalmente qualificata, delle Forze federali attualmente impiegate in Cecenia (circa 10.000 unità). L'iniziativa del Cremlino rappresenta anche un importante segnale di fiducia nei confronti del Primo Ministro ceceno Kadyrov, il quale chiedeva da tempo un graduale disimpegno delle Forze federali.

    Il Governo italiano ritiene pertanto di confermare la linea sin qui seguita, tesa ad utilizzare il rapporto privilegiato con la Russia per incoraggiare il Paese a non abbandonare il percorso intrapreso di normalizzazione politica. Ciò nella convinzione che l'unica soluzione possibile per la crisi cecena sia quella politica e mantenendo la più ferma condanna del terrorismo, incoraggiando al tempo stesso le Autorità russe a progredire sulla via della democrazia e di una sempre più convinta tutela dei diritti umani, anche, e soprattutto, in Cecenia.


    L'intervento del Comitato per la Pace nel Caucaso (CPC)

    Onorevole Crucianelli,
    con la presente facciamo riferimento alla Sua risposta all’interrogazione presentata dai deputati Mellano, Beltrandi, Poretti, D’Elia, Capezzone, Turco, in merito alla situazione in Cecenia, alla proposta di una convocazione immediata di una Conferenza di Pace per la cessazione del conflitto che nel contempo salvaguardi gli interessi della Federazione Russa e ai passi che il Governo italiano intende intraprendere per favorire la fine di un conflitto che, contrariamente a qualsiasi ottimistica dichiarazione ufficiale, si sta propagando alle Repubbliche confinanti.

    Nella Sua risposta Lei afferma che:

    1) le istituzioni europee e le Nazioni Unite hanno sempre espresso in ogni sede preoccupazione per la situazione dei diritti dell’uomo in Cecenia, e serie riserve sul processo politico in corso in Cecenia, sollecitando le autorità russe a rendere tale processo più aperto e legittimo;

    2) l’Italia ha assicurato una cauta apertura di credito al piano di normalizzazione della Cecenia avviato dal Presidente Putin (quello stesso piano, ci permettiamo di rilevare, su cui l’Unione Europea, secondo le Sue stesse parole, ha continuamente espresso serie riserve);

    3) in seguito alla messa sotto attacco del piano di normalizzazione da parte dei terroristi, il Presidente Putin ha qualificato la sfida lanciata dal terrorismo internazionale come una guerra totale su scala globale;

    4) l’unica soluzione possibile per la crisi cecena è quella politica e mantenendo la più ferma condanna del terrorismo, si incoraggiano le autorità russe a proseguire sulla via della democrazia e di una sempre più convinta tutela dei diritti umani anche e soprattutto in Cecenia.

    In relazione alla Sua risposta, ci permettiamo di rilevare che:
    quando l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel 2003 durante il vertice UE-Russia difese la politica russa in Cecenia, sostenendo che i racconti sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia erano leggenda – il tanto decantato processo di normalizzazione all’epoca era già stato intrapreso, il Referendum Costituzionale aveva avuto luogo – le istituzioni europee reagirono con una netta condanna. L’allora Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, si espresse nei seguenti termini: “Spero che sia informato sulla situazione in Cecenia meglio di quanto sia informato sulla situazione italiana”. Da ciò si deduce che, in qualità di Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi fosse perfettamente informato della situazione di violenza, violazione dei più elementari diritti umani, di mancanza di accesso alle risorse alimentari, di situazione sanitaria catastrofica, di diffusione del radicalismo islamico in una repubblica che fino a pochi anni fa era laica. Per questo motivo, constatare che la Sua risposta - che dovrebbe riflettere la posizione ufficiale del Governo Italiano - all’interrogazione si basa sulle stesse premesse (nel migliore dei casi disinformazione, nel peggiore malafede) dell’On. Berlusconi, pur essendo diversa nei toni e nei modi, stupisce, amareggia e indigna profondamente chi segue da vicino quanto sta accadendo in Cecenia e non si basa solo su fonti governative ufficiali russe.

    1. le Sue parole relative all’impegno delle istituzioni europee e dell’ONU, ci sembrano nettamente in contrasto con le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, pubblicate su La Stampa l’11 ottobre 2006, all’indomani dell’assassinio di Anna Politkovskaja. Le riportiamo di seguito le parole del Ministro: «a Orvieto ho parlato del caso di Anna Politkoskaja per denunciare la difficoltà a parlarne». [...] «Che l’Occidente è penalizzato a parlare di diritti umani. Che ha perso in parte la legittimità per farlo». «Dovremmo poter parlare ai russi della Cecenia», anzichè «sentirci in imbarazzo quando lo facciamo Le dichiarazioni del Ministro d’Alema, pur non potendo essere classificate come “buone notizie” sono benvenute come un riconoscimento, seppure tardivo, di una situazione di fatto che si è venuta a creare, e di cui la società civile era già conscia da tempo. Ci stupiamo che Lei nella Sua risposta non abbia tenuto conto delle parole del Ministro D’Alema. Questo fa sorgere dubbi sul convincimento del Ministro nel pronunciare tali parole, oltre che sul funzionamento del coordinamento interno della struttura ministeriale e fra il Ministero degli Esteri e la presidenza del Consiglio, nonché sulle fonti d’informazioni: non c’è nessuno, al Ministero degli Esteri, che si occupi di rassegna stampa? O ritenete di poter dire di volta in volta quello che ritenete più opportuno a seconda delle circostanze?

    2. con riferimento al piano di normalizzazione in Cecenia, come mai l’Italia sostiene un processo politico di normalizzazione su cui l’Unione Europea esprime continuamente riserve, per quanto inutili e insufficienti? Dubbi sulla legittimità, la trasparenza e la democraticità delle elezioni parlamentari sono stati sollevati da numerose ONG attive nel campo dei diritti umani, le uniche presenti in Cecenia - dal momento che non c’è una sola organizzazione internazionale presente sul territorio in modo permanente, nonostante la situazione lo richieda – e sistematicamente non solo estromesse dal territorio ceceno, ma impedite ad agire su tutto il territorio della Federazione Russa. Ci chiediamo com’è possibile che vengano riconosciute legittime elezioni avvenute in un clima d’intimidazione, in assenza di osservatori internazionali, in uno Stato ormai apertamente riconosciuto come semidemocratico e universalmente classificate dalla stampa internazionale come “farsa”. Il frutto glorioso del processo di normalizzazione sostenuto dal Governo Italiano è emblematicamente simboleggiato dal caso della giovane donna accusata di adulterio e per questo umiliata, maltrattata e picchiata pubblicamente dai membri delle forze di sicurezza del Primo Ministro Kadyrov. Non stiamo facendo riferimento a rarissimi e inaccessibili rapporti di ONG, ma ad un video diffuso dal New York Times mostrato anche durante i telegiornali italiani (di nuovo ci sorge il dubbio sull’efficacia della rassegna stampa negli uffici del Ministero e sulle fonti d’informazione di cui il Ministero decide di servirsi). Il Presidente del Consiglio Prodi non si vergogna nemmeno un po’ ad “aprire cautamente” a questa linea di normalizzazione? Dal momento che i kadyrovcy sono responsabili di 2/3 delle violazioni dei diritti umani in Cecenia, che molti di loro sono ex-terroristi, ex-guerriglieri e criminali comuni che utilizzano la loro posizione di forza per vessare la già stremata popolazione cecena, c’è davvero da rallegrarsi che il Presidente Putin dia un segnale forte di fiducia nei confronti del Primo Ministro Kadyrov?

    3. Dal momento che quello russo-ceceno non è, o non è solo, un conflitto interno di matrice separatista, ma che lo stesso Presidente Putin ha parlato di sfida lanciata dal terrorismo internazionale e una guerra totale su scala globale, si evince che la questione cecena va trattata come un problema internazionale. La comunità internazionale è chiamata dunque a farsene carico, a fatti e non solo a parole, ad esempio sostenendo l’azione delle ONG locali e richiedendo che la Russia consenta la presenza di ONG internazionali sul luogo del conflitto, prendendo le proprie responsabilità nell’accoglienza delle migliaia di Ceceni richiedenti asilo in Europa nonché sostenendo un’adeguata copertura mediatica del conflitto e delle violazioni dei diritti umani connesse.

    4. Perché, Le chiediamo, mentre la comunità internazionale, le istituzioni europee, l’ONU, il Governo italiano e Lei stesso avete espresso ripetutamente una giusta, doverosa, forte e netta condanna del terrorismo internazionale, sulle violazioni dei diritti umani operate da parte delle forze di sicurezza russe e cecene ci si limita ad esprimere preoccupazione e serie riserve, in luogo di un’analoga forte e netta condanna, che noi riteniamo altrettanto giusta e doverosa? Su quali basi di diritto un morto russo vale più di un morto ceceno? Un bambino di Beslan vale più di un bambino di Grozny? Un attentato terroristico è più grave di un regime di tortura sistematica?

    Non abbiamo voluto esimerci dal manifestare il pensiero di quella parte della società civile italiana che si è costituita in difesa dei diritti umani in Cecenia e in Russia, che a differenza di molte forze politiche, non avendo le mani e la coscienza sporche, può permettersi di parlare. Noi riteniamo di non avere il diritto di rimanere in silenzio di fronte alla tragedia cecena, e crediamo che non l'abbia nemmeno il Governo del Paese di cui siamo cittadini. Per tale motivo, appoggiamo la proposta di convocare urgentemente la Conferenza di Pace. Chiediamo inoltre che il Governo Italiano, in virtù dei buoni rapporti bilaterali (soprattutto di carattere economico e commerciale) che sussistono fra Italia e Russia, intraprenda un’azione diplomatica a favore delle ONG russe e straniere, affinché sia loro consentito di operare sul territorio e portare sollievo alla popolazione.

    Ci auguriamo che questa lettera possa essere spunto di riflessione, perché almeno nell’apparenza, visto che nei fatti è irrealistico e utopistico pensarlo, il Governo Italiano si mantenga nei limiti della decenza e del decoro, quando verrà chiamato, suo malgrado, a doversi esprimere sulla questione cecena.

    Note:

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