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    10 anni dai bombardamenti NATO sulla Serbia

    30 marzo 2009 - Raffaele Coniglio

    Sono passati 10 anni esatti dall'inizio dei bombardamenti Nato sulla Serbia. Per la cronaca era il 23 marzo del 1999 quando, dopo circa un anno di acuta crisi in Kosovo, di operazioni militari spregiudicate da parte dell'esercito serbo e delle forze paramilitari, Javier Solana autorizzò quella che alla storia è passata come "Allied Force". Il 24 marzo iniziarono i bombardamenti. Nei mesi precedenti lo scoppio della guerra, subito dopo che i pochi osservatori dell'Osce lasciarono il Kosovo, le forze militari serbe impressero una forte offensiva contro i capisaldi dell'Uck. Furono giorni di brutali barbarie, dove furono scacciate dalle loro case migliaia di persone, villaggi interi e quartieri cittadini furono dati alle fiamme, si fece ampio ricorso alla strategia di assassini indiscriminati, stupri e saccheggi per terrorizzare la popolazione e costringerla alla fuga. Con la decisione presa dalla Nato, creata per scopi difensivi, ci si imbarcava, per la prima volta nella storia, in un nuovo percorso. L'Alleanza Atlantica si impegnava in un'azione offensiva, attaccando uno Stato sovrano e violando in tal modo non solo la Charta dell'Onu, ma anche la propria costituzione. Nel dare il via ai bombardamenti, la Nato era convinta che la Serbia sarebbe capitolata entro due o tre giorni. Il 10 giugno, dopo che i bombardamenti durarono ben 79 giorni, si raggiunse un accordo che prevedeva il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo, firmato a Kumanovo – in Macedonia – dai vertici della Nato e dell'esercito di Belgrado. Il Consiglio di Sicurezza approvò, con la sola astensione della Cina, la Risoluzione 1244. Fu allora che si aprì un nuovo capitolo per la Serbia e i destini del Kosovo.Capitolo tutt'ora in corso. La pulizia etnica (compiuta dai serbi) giustifica la violazione del diritto internazionale in Serbia, e quindi l'intervento Nato in Kosovo? La recente sentenza del Tribunale dell'Aia che ha condannato sei personaggi di spicco della politica e dell'esercito di allora, mostra chiaramente come l’intervento fosse in un certo senso legittimo. L'accertamento del fatto che sono state commesse delle grandi atrocità in Kosovo, secondo il mio punto di vista, implica che ogni sacrosanta "ragione di Stato", ogni violazione del diritto internazionale, è nulla rispetto alle migliaia di morti commesse e centinaia di migliaia di allontanamenti forzati.

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