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    Newsletter n° 42 15 ottobre 2009

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine». Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

    Indice

     

     

    I fatti

    Sudan / È cominciata la campagna elettorale

    (In evidenza)

     

    Sud Sudan, 1 / Scontri tribali: almeno 43 morti in Equatoria

     

    Sud Sudan, 2 / Kiir accusa il Ncp di armare le milizie nel Sud

     

    Darfur, 1 / I ribelli: «L'esercito attacca nel Nord»

     

    Darfur, 2 / L'Ua: serve una soluzione sudanese

    I documenti

    Small Arms Survey / Sempre più armi in Sudan, alla faccia degli embarghi

     

     

    La Campagna

    Chi siamo


    I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Irin, Misna, Reuters)

    Sudan / È cominciata la campagna elettorale

    (In evidenza)

    All'inizio di ottobre, di fronte al Parlamento, il presidente sudanese Omar el Bashir ha ricordata ancora una volta la delicatezza e i rischi dell'appuntamento elettorale: «Il nostro desiderio è quello di avere elezioni generali senza violenza. Invito tutte le parti al dialogo al fine di creare un clima positivo in vista delle consultazioni». Le elezioni generali previste per aprile 2010  saranno le prime libere dal golpe di stato del 1989 che ha consegnato il potere all'ora generale Bashir e le prime dopo il trattato di pace tra National Congress (per il Nord) e Splm (per il Sud) che ha chiuso una guerra civile durata oltre vent'anni.

    La campagna elettorale è ormai iniziata. Il Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), che dopo l'accordo di pace del gennaio 2005 governa il Sudan insieme al National Congress, insieme a molti altri partiti dell'opposizione, ha minacciato il boicottaggio del voto, chiedendo alcune riforme a garanzia delle libertà fondamentali. Il 12 ottobre i vertici dell'Splm hanno ribadito quello che appare come un ultimatum: se entro il 30 novembre il Parlamento non approverà le nuove leggi, in particolare sulla riforma dei servizi segreti, l'Splm in segno di protesta inizierà ad astenersi dai successivi lavori del Parlamento; inoltre minaccia di boicottare anche le elezioni.

    Il 14 ottobre l'Splm ha firmato, insieme ad altri 27 partiti dell'opposizione, la dichiarazione scaturita dall'assemblea svoltasi a Juba a fine settembre [vedi Newsletter 41 del 1 ottobre] per chiedere una transizione democratica verso le elezioni. Alla firma del documento, presentato a Khartoum, erano presenti fra gli altri Sadiq Al-Mahdi, leader del partito Umma e primo ministro del Sudan prima del colpo di stato di Bashir nel 1989; Hassan el Turabi, leader del partito Popular Congress, ex alleato del presidente Bashir; e Riek Machar, vicepresidente del governo del Sud Sudan. Alcuni osservatori indicano in questa firma il preludio  di una possibile alleanza contro il Ncp in vista delle elezioni. Splm e Umma hanno già compiuto un passo in questa direzione [vedi newsletter 40 del 15 settembre].

            

    Sud Sudan, 1 / Scontri tribali: almeno 43 morti in Equatoria

    Non si placano gli scontri in sud Sudan: nella prima settimana di ottobre, nello stato di Equatoria, combattimenti tra comunità mundari e dinka bor hanno causato almeno 43 vittime; una ventina di villaggi sono stati bruciati; migliaia di persone sarebbero fuggite in cerca di protezione. L'intervento dei soldati del governo sudsudanese non ha riportato la calma; anzi, anche i soldati sono stati attaccati e cinque militari sono stati uccisi.  Le cause dei combattimenti non sono state chiarite, anche se i contrasti tra agricoltori e pastori sono un problema note e di lunga durata nella regione. In questo caso, però, sarebbero state prese di mira le infrastrutture, cosa che non avviene, generalmente, nei conflitti per le risorse. Ormai quello degli scoppi di violenza tra gruppi etnici rivali si è trasformato in un problema in grado di mettere in pericolo non solo il Sud Sudan, ma anche l'intero Sudan, soprattutto in attesa del referendum previsto per il 2011, in cui il Sud dovrà decidere l'eventuale indipendenza.

     

    Sud Sudan, 2 / Kiir accusa il Ncp di armare le milizie nel Sud

    Salva Kiir, che è contemporaneamente presidente del Sud Sudan, vicepresidente del Sudan e leader del partito Splm, il 4 ottobre ha accusato ancora una volta il partito National Congress di alimentare i conflitti etnici in Sud Sudan, allo scopo di destabilizzare la regione e di delegittimare il governo del Sud Sudan. In particolare Kiir ha dichiarato che dietro agli scontri avvenuti nello stato di Unity (in una zona particolarmente ricca di petrolio) ci sarebbero milizie armate e finanziate dal Ncp, in palese violazione degli accordi di pace del 2005. Kiir ha testualmente dichiarato che le armi vengono distribuite non solo attraverso il contrabbando da Nord a Sud, ma anche attraverso «lanci paracadutati dagli aerei».

    Più volte ormai esponenti dell'Splm e del governo del Sud Sudan hanno accusato il National Congress di fomentare la guerra. [vedi Newsletter numero 39 del 1 settmbre 2009].

     

    Darfur, 1 / I ribelli: «L'esercito attacca nel Nord»

    I ribelli del Slm hanno dichiarato che truppe governative e milizie paramilitari hanno condotto una serie di attacchi che hanno causato la morte di 28 civili nel Darfur settentrionale, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. In particolare il leader ribelle Ahmed Abdel Shafi ha segnalato un attacco condotto da 56 veicoli militari e con l'appoggio aereo di quattro elicotteri da combattimento e due aerei Antonov, che avrebbero bombardato villaggi di civili, successivamente razziati dalle milizie.

    In settembre gli scontri tra esercito e ribelli erano ripresi dopo un periodo di relativa calma [vedi Newsletter 40 del 15 settembre 2009].

     

    Darfur, 2 / L'Ua: serve una soluzione sudanese

    La soluzione della crisi in Darfur deve essere tutta sudanese e non può essere in alcun modo imposta dall'esterno: l'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, ha presentato il 10 ottobre le raccomandazioni di un comitato di esperti incaricato dall'Unione africana (Ua). Secondo Mbeki, coordinatore del comitato, «servono negoziati aperti a tutti in modo tale che i risultati siano riconosciuti dalla popolazione del Darfur e del Sudan nel complesso, dagli stati vicini e dal mondo intero».

    Durante una conferenza stampa convocata ad Addis Abeba insieme con Mbeki, il presidente della Commissione dell'Unione africana, Jean Ping ha denunciato interferenze esterne che hanno ostacolato il processo di pace. «La comunità internazionale», ha detto Ping, deve  «facilitare e non complicare la crisi».

     

    I documenti

    Small Arms Survey / Sempre più armi in Sudan, alla faccia degli embarghi

    Small Arms Survey, l'organizzazione indipendente svizzera che monitora la proliferazione delle armi leggere, ha pubblicato in settembre un rapporto di 92 pagine, curato da Mike Lewis e  intitolato Skirting the Law: Sudan's Post-CPA Arms Flows. Nonostante gli embarghi sulla vendita delle armi promossi da Onu e Ue, il commercio  delle armi in Sudan e in Darfur «continua e in alcuni casi è anche aumentato». Nonostante il trattato di pace del 2005 prevedesse il disarmo delle milizie paramilitari, al Nord come al Sud, secondo il rapporto «il flusso delle armi verso e dentro il Sudan rimane sostanzialmente caratterizzato dalle strutture, dagli attori e dai metodi stabiliti durante la seconda guerra civile sudanese [1983-2005, ndr]». Il rapporto esamina inoltre gli agganci e le coperture, sia a livello sudanese sia a livello internazionale, che permettono l'afflusso delle armi. In particolare, il rapporto dimostra che la maggior parte delle armi consegnate alle milizie, sia in Darfur sia in Sud Sudan, arrivano dai magazzini delle forze armate sudanesi. Nel caso del Darfur, il governo del Ciad ha avuto un ruolo importante nell'armare i gruppi ribelli.  Il documento si può leggere, in versione integrale e in lingua originale (inglese), sul sito di Small Arms Survey a questo indirizzo: www.smallarmssurvey.org/files/portal/spotlight/sudan/ Sudan_pdf/SWP-18-Sudan-Post-CPA-Arms-Flows.pdf

     

    La Campagna Sudan

    Chi siamo

    La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e m         issionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it .

     

    Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it

     

    Questa Newsletter, aggiornata al 15 ottobre 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it ) per la collaborazione.

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