Disarmo

RSS logo

Mailing-list Disarmo

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

Lista Disarmo

...

Articoli correlati

  • Perché riflettere sul nucleare è indispensabile, ed è importante che le nuove generazioni sappiano tutto questo.

    E il NO a fumetti entra nella scuola

    Un incontro a scuola per presentare il libro a fumetti, edito da Altrinformazione, che descrive i perché del nostro pieno NO al nucleare.
    13 maggio 2011 - Roberto Del Bianco
  • "Così buttavamo l'amianto nel Po"
    Il processo a Torino per i morti di Casale Monferrato

    "Così buttavamo l'amianto nel Po"

    Eternit, il racconto dell'anziano operaio malato: prassi per decenni


    27 aprile 2010 - Alberto Gaino
  • L'uranio impoverito è colpevole
    Sentenza storica

    L'uranio impoverito è colpevole

    anche verso i familiari dei soldati che per causa sua non ci sono più
    10 dicembre 2009 - Nadia Redoglia
  • Stefania Divertito a Lecce presenta il suo "Amianto, storia di un serial killer"

    Quelle fibre killer che ammorbano l'Italia

    Dal reportage sulla Bosnia all'inchiesta sull'amianto, passando per le indagini sull'uranio impoverito: passato, presente e futuro di un'autrice d'eccezione, che ci racconta il suo modo di fare giornalismo
    7 dicembre 2009 - Andrea Aufieri
I veleni del porto militare

Una discarica all'uranio a La Spezia

760 chili di uranio impoverito, 13.500 metri cubi di amianto, Pcb e altre sostanze tossiche smaltiti illegalmente nell'Arsenale militare di La Spezia. Il materiale radioattivo è stato poi trasferito al Cisam di Pisa, ma le analisi confermano l'inquinamento del sottosuolo e delle acque. Inquisiti due ammiragli. E domani l'ispezione della commissione d'inchiesta sui rifiuti
11 febbraio 2004 - Angelo Mastrandrea

C'era di tutto, in quella discarica abusiva in piena zona militare e a un passo dal parco naturale delle Cinque terre. Dalle macchinette del caffé alle «tubazioni contenenti coibentazioni d'amianto», dalle lavatrici alle «coibentazioni d'amianto sfuse», dai «beverini» alle «batterie al piombo e al nichel cadmio», ai «condensatori e trasformatori contenenti Pcb e/o Pct», come si legge nella perizia ordinata dal sostituto procuratore spezzino Rodolfo Attinà e firmata dall'ingegner Tito Boeri. Rifiuti legali mescolati a materiali illegalmente smaltito, tutto insieme a formare un micidiale cocktail che ha inquinato anche terreni e acque. In tutto 13.500 metri cubi di «rifiuti pericolosi» in un'area di 16.607 metri quadrati, che sono costati un avviso di garanzia con l'accusa di «deposito/abbandono incontrollato al suolo di ingentissimi quantitativi di rifiuti» per gli ultimi due direttori dell'Arsenale militare di La Spezia, Dino Nascetti ed Ermogene Zannini. Ora si apprende che in quella discarica a cielo aperto, separata dal centro abitato e dal porticciolo di Cadimare da un muro divisorio di un paio di metri, c'erano anche materiali radioattivi. 760 chilogrammi di uranio impoverito, per la precisione, in gran parte contenuti nelle pale di elicotteri, dove il metallo pesante viene usato come stabilizzatore per il suo alto peso specifico, il resto in piccoli dischi di due centimetri di diametro e mezzo centimetro di spessore che vengono inseriti nei segnalatori delle navi. Erano lì da chissà quanto tempo, probabilmente accumulate negli anni, un vero e proprio pugno nell'occhio per chi si affaccia dall'alto della strada che conduce verso Portovenere, in uno dei luoghi naturalisticamente più belli d'Italia. Ma com'è stato possibile che per anni nessuno se ne accorgesse? La risposta è semplice: i militari non hanno mai permesso ad autorità civili di verificare da cosa fosse composto quell'ammasso informe di rottami e cosa contenessero quei bidoni stoccati uno sull'altro in file di quattro. Tanto che è si è saputo solo mesi dopo l'inizio dell'inchiesta e il sequestro dell'area, vale a dire pochi giorni fa, che le pale di elicottero incriminate sono state trasferite alla chetichella al Cisam di San Piero a Grado, Pisa, un'altra struttura militare, per essere «lavate» lì. Per questo i parlamentari della commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti che domattina visiteranno la discarica non le vedranno, anche se lo spettacolo che si troveranno di fronte sarà appena meno inquietante.

Il sindaco di La Spezia Giorgio Pagano, diessino, specifica che lui non vuole che i militari italiani vadano via da La Spezia, perché gran parte dell'economia cittadina ruota attorno alla loro presenza, «però cosa vogliono? Non dovevo denunciare la presenza di una discarica abusiva?» D'altronde, se è vero che «su dieci chilometri di golfo la città ha a disposizione appena 400 metri», quella della discarica appunto, è altrettanto vero che «la città subirebbe un colpo grave se i militari dovessero andare via tutti d'un botto», spiega il segretario locale del Prc Aldo Lombardi, che dall'esperienza da segretario della Camera del lavoro di Caorso ai tempi della centrale nucleare ha tratto una grande esperienza nel campo e la tendenza a non disgiungere i problemi ambientali da quelli occupazionali. Però, visto che l'abolizione della leva e il ridimensionamento dell'arsenale hanno ridotto di molto la presenza dei militari, «forse è giunto il momento che alcune aree vengano restituite alla città». E soprattutto che ci sia più trasparenza, per evitare scandali come quello della discarica di Campo di ferro o come quello della «collina dei misteri» di Pitelli, la cui vicenda ispirò addirittura una copertina del settimanale inglese Business week.

I risultati della perizia ordinata dalla procura spezzina sono infatti inquietanti: oltre ai rifiuti visibili, in superficie, ve ne sarebbero altri sepolti, con la «contaminazione diffusa dei terreni del sottosuolo», dove sono finiti «materiali metallici di varia natura, latte e barattoli di vernici e diluenti, fusti metallici vuoti o pieni; batterie e pile, pneumatici, materiali contenenti amianto». E delle acque sotterranee, dove sono state rilevate grandi quantità di ferro, alluminio e manganese. Analisi effettuate tre anni fa dall'Arpal di La Spezia, invece, dimostravano un'anomala presenza di Pcb nelle acque e nelle colture.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy