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L’accento posto negli ultimi giorni sulla valenza identitaria e patriottica della giornata del 4 novembre, festa delle forze armate e dell’unità nazionale, rientra nello schema più generale di un revival nazionalista che sta investendo tutto il vecchio continente. Incapaci di risolvere i problemi di una società ormai troppo legata alle opportunità globali e alle appartenenze locali, svuotati della tanto amata sovranità a causa delle tecnologie e dei mercati transnazionali, i governi scelgono la strada più miope e più semplice: rianimare la fiamma di una nazionalismo latente, sfruttando le insicurezze e le paure generate da un cambiamento sociale troppo veloce e inaspettato.

Come ogni mistificazione, anche il nazionalismo nasconde agli occhi dei suoi sostenitori la realtà dei fatti: un futuro di splendidi isolamenti nazionali in risposta alle minacce migratorie e alle crisi dei mercati finanziari è puramente velleitario. L’unico modo di salvaguardare veramente il benessere dei popoli europei non è tornare indietro, ma andare avanti: l’Europa ha dato inizio al primo processo di integrazione sovranazionale della storia, il Parlamento Europeo rappresenta lo straordinario caso di un’istituzione democraticamente eletta di dimensione continentale, ma un governo federale capace di guidare una polis di 600 milioni di cittadini ancora non esiste.

Sono passati 54 anni dal fallimento della Comunità Europea di Difesa (CED) ma ancora oggi lo sguardo nazionale pervade e limita la prospettiva dei politici e degli intellettuali, proprio mentre la fine dell’egemonia americana aprirebbe nuovi spazi per proposte rivoluzionarie e radicali. Per questo motivo è necessario ribadire che potremo festeggiare il IV novembre soltanto quando un esercito europeo dotato di corpi civili di pace e un governo europeo in economia e politica estera daranno al vecchio continente la forza di farsi sentire in tutto il mondo, promuovendo la pace a livello mondiale; allora, e solo allora, sarà veramente il caso di dichiararsi patriottici: orgogliosi dei valori costituzionali di un’Europa nuova, nata dalle ceneri delle tragedie di cui è stata responsabile e dalla consapevolezza di un patrimonio culturale, filosofico e giuridico unico al mondo.

Un esercito europeo è necessario per fare dell’Europa una potenza civile: potenza perché capace di influenzare veramente gli equilibri mondiali, civile perché esempio universale di integrazione pacifica, progresso economico e sociale, sviluppo umano. Manca solo un po’ di consapevolezza, coraggio e capacità di sognare, e finalmente potremo ricordare il IV novembre non come la giornata dell’unità nazionale, ma come la festa dell’Unità Europea.

Note:

L'esercito europeo non potrà essere uno strumento utilizzato dall'Europa per dichiarare guerra ad altri stati o "macroregioni" mondiali, perchè questo significherebbe l'inizio di un conflitto autodistruttivo per l'intero genere umano. La forza armata europea potrà essere utilizzata solo nel quadro delle Nazioni Unite, e la futura costituzione della Federazione Europea dovrà fare proprio il nostro articolo 11 sul ripudio della guerra. L'esistenza di una forza militare europea è però imprescindibile per tutti coloro che credono nella pace ma sono consapevoli che "il pacifismo non basta", in un mondo governato dal warfare e dall'egemonia statunitense.

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