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L’Europa ha buttato giù Berlusconi

Chi di Europa ferisce di Europa perisce. Ricorderete l'intervento di Silvio Berlusconi al Parlamento europeo in occasione del semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea durante il quale i deputati europei furono appellati 'turisti della democrazia'. Ebbene l'Europa, ora, si prende la sua rivincita anche se resta sempre più urgente il passaggio da democrazie nazionali impotenti a una vera democrazia europea in cui i cittadini possano aver voce in capitolo.
8 novembre 2011 - Antonio Longo

Berlusconi e l'Europa La lunga notte è finita. Nel modo giusto politicamente. Non sono stati gli scandali, pubblici e privati, che hanno costellato la vita legalmente ‘avventurosa’ e ‘border line’ del premier. Né il livello di moralità pubblica e privata cui da anni ci ha abituati. Tantomeno la capacità dell’opposizione che in tutti questi anni non ha mai prodotto uno straccio di programma alternativo.

E’ stata l’Europa a buttarlo giù. Il berlusconismo non è soltanto una forma di governo, ma un ‘blocco di potere’ sociale, economico e politico. La fine della sovranità nazionale sul debito lo ha messo in crisi perché ha evidenziato che per raddrizzare il Paese non serve procedere con i ‘tagli lineari’ della spesa pubblica e non è nemmeno sufficiente annunciare una riforma pensionistica (quale?). Ma occorre prendere misure ben più drastiche ed incidere là dove vive e prospera il bacino sociale ed elettorale del berlusconismo. In estrema sintesi, occorre cominciare a colpire seriamente l’evasione fiscale e ad introdurre una patrimoniale di tipo strutturale.

Ma un ‘blocco di potere’ può cominciare a sfaldarsi solo sotto i colpi di un potere più forte, che presenta il conto dello sfascio del Paese. Ed il conto del risanamento finanziario del Paese poteva presentarlo ed esigerlo solo un potere ‘più forte’ di quello nazionale, quello europeo. Questo potere si sta manifestando, in forme imperfette e discutibili, ma si sta manifestando. Dalla lettera della BCE del 4 agosto in poi è stato un crescendo di richieste che l’Europa ha avanzato, con toni ultimativi, esprimendosi come un potere europeo ‘di fatto’ nei confronti di uno Stato membro dell’Unione. Questo potere è stato da ultimo certificato nella dichiarazione della Presidenza della Repubblica Italiana di oggi (8 novembre) in cui si esprime “viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea”.

La crisi nazionale del debito sta dunque producendo il ‘potere europeo’ perché sta ponendo fine alla separazione tra la politica nazionale e quella europea. Ciò avviene perché si va a toccare il livello e la qualità della spesa pubblica, l’ultima vera sovranità che è rimasta a livello nazionale e che costituisce la base e la forza della politica nazionale: l’insieme degli interessi materiali che attorno ad essa determinano il consenso politico. Questa ultima ‘enclave’ è attaccata dalla crisi del debito e da questa crisi sta emergendo il potere europeo, come risposta alla crisi fiscale dello stato nazionale.

Berlusconi al Parlamento europeo il 2 luglio 2003 Tocca ai sostenitori degli Stati Uniti d'Europa, a cominciare dai federalisti europei,  battersi perché questo potere diventi rapidamente democratico e legittimo di fronte agli occhi dell’opinione pubblica europea che non può evidentemente accettare che una perdita di sovranità nazionale (di cui tutti ora sono improvvisamente consapevoli) vada a favore di organi politici e/o finanziari non legittimati democraticamente. E che rischia di produrre un risentimento ‘nazionale’ alimentato a destra dal populismo e a sinistra da velleitarie ed inconcludenti proteste.

Occorre far comprendere ai cittadini del Vecchio continente che la perdita di sovranità nazionale può essere recuperata solo con la sovranità europea. E che la via maestra è la battaglia per la democrazia europea, quale vettore per la nascita di un governo federale attorno all’istituzione che può essere legittimata dal voto europeo: la Commissione.

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