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Intervento dell'Osa per mediare la controversia
26 febbraio 2006 - David Lifodi

Potrebbe essere il Tribunale Internazionale de L'Aja l'organo che prenderà una decisione definitiva sulla controversia nata tra Uruguay e Argentina in merito alla costruzione di due fabbriche di cellulosa, una della transnazionale finlandese Botnia e l'altra della spagnola Ence (Empresa Nacional de Celulosa de España). Le cartiere dovrebbero sorgere sul lato uruguayano del Rio Uruguay (l'ex-presidente Batlle aveva già concesso l'autorizzazione per l'installazione di una delle due fabbriche di cellulosa poco prima della scadenza del suo incarico), ma le proteste degli ambientalisti di entrambi i paesi e una vera e propria crisi diplomatica tra governo argentino e uruguayano hanno provocato l'intervento del segretario generale dell'Osa (Organizzazione degli stati americani) Insulza e rischiano di inficiare anche i rapporti tra Argentina e Uruguay all'interno del Mercosur.
Buenos Aires contesta a Montevideo la mancata consultazione in merito all'istallazione delle cartiere, oltre alla violazione del Trattato del Rio Uruguay e appoggia la protesta degli ambientalisti argentini. Ieri l'Asamblea del Este contra las Papeleras ha organizzato una protesta denominata "Grito Nacional Contra las Papeleras" di fronte all'ambasciata uruguayana di Buenos Aires scandendo lo slogan "si a la vida, si a la decision del pueblo, no a las papeleras".
Continua inoltre, da parte degli ambientalisti, il blocco del ponte che collega, sopra al Rio Uruguay, la città argentina di Gualeguaychù a quella uruguayana di Fray Bentos e questo ha comportato un nuovo motivo di scontro tra il governo di Kirchner e quello di Tabarè Vasquez. Di fronte alle proteste provenienti sia dagli ecologisti argentini che quelli uruguayani, il ministro dell'Ambiente di Montevideo Mario Arana ha garantito che la presenza delle cartiere non danneggerà né la qualità dell'aria, né inquinerà l'acqua del fiume, mentre Greenpeace Argentina e la Red Uruguaya de Organizaciones no Gubernamentales Ambientalistas hanno più volte messo in guardia dalla possibilità che le fabbriche di cellulosa producano sostanze tossiche per l'acqua, l'aria e il suolo di tutto il territorio coinvolto.
La crisi tra i due paesi rischia di avere anche rivolti economici. Il governo Vasquez ha chiesto ha chiesto la mediazione del segretario dell'Osa Insulza sostenendo che il blocco del ponte tra Gualeguaychù e Fray Bentos (arrivato al ventesimo giorno, dopo che già a dicembre e gennaio gli ambientalisti avevano ostruito il passaggio) spalleggiato dal governo argentino vìola il principio di libera circolazione delle persone sancito dall'articolo 22 della Convenzione Interamericana dei Diritti Umani. Sempre il governo uruguayano ha denunciato che gli effetti del blocco stanno danneggiando gli scambi commerciali con gli altri paesi latinoamericani, hanno provocato la diminuzione dell'afflusso turistico e hanno messo in crisi l'esportazione dei prodotti provenienti dall'Uruguay. Il blocco avvenuto nei giorni scorsi, al ponte di Fray Bentos, dei camionisti che portavano la carne vaccina in Cile, uno dei principali prodotti di esportazione dell'Uruguay, ha scatenato la protesta degli autotrasportatori del Catidu (Camara de Autotransporte Terrestre Internacional de Uruguay), che hanno deciso di intraprendere azioni legali contro il governo argentino.
In attesa che la situazione si sblocchi, appare singolare questa controversia nata tra due paesi entrambi appartenenti al Mercosur e allo stesso fronte politico, e ancora più strano che addirittura ministri del governo uruguayano vicini alle organizzazioni sociali (ad esempio l'ex tupamaro Mujica) siano convinti della bontà del progetto presentato da Botnia e Ence: il governo uruguayano ha accusato quello argentino di appoggiare i blocchi degli ambientalisti, ma dimentica che già poco tempo dopo l'insediamento di Tabaré Vasquez anche all'interno del paese era stata manifestata forte perplessità verso il progetto. Una petizione firmata, tra gli altri, da Galeano e Perez Esquivel, unita alle proteste a cui aveva dato spazio la rivista Brecha, invitava il governo Vasquez a non cedere alle multinazionali e a valutare i rischi sanitari a cui sarebbe andata incontro la popolazione di Fray Bentos. Infine la coalizione uruguayana denominata "Movimento per la vita, il lavoro e lo sviluppo sostenibile" aveva dichiarato che avrebbe continuato nella sua protesta indipendentemente dalla presenza di una coalizione progressista alla guida del paese.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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