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Gli Angeli del Brasile

reportage/inchiesta sul turismo sessuale realizzato nel corso della lavorazione del documentario Gli Angeli del Brasile
3 luglio 2006 - Pietro Orsatti (http://orsatti.blogspot.com)

Copacabana, Avenida Atlantica. Dalle dieci di sera quello che viene considerato uno dei tratti di lungomare più esclusivi di Rio de Janeiro, si trasforma nel supermercato del sesso. A ogni angolo di strada decine di prostitute e viados. I bar sul lato della spiaggia, stracolmi di turisti la mattina, la notte si svuotano. Affollati invece i locali dall'altra parte della strada. In alcuni di questi, soprattutto in quelli che si affacciano sulle vie laterali, la prostituzione è soprattutto omosessuale. Davanti alla discoteca Help, invece, si concentrano i turisti stranieri. Si siedono in piccoli gruppi ai tavoli. Ordinano da bere. Aspettano. Intorno a loro centinaia di prostitute, in piedi, che attendono di essere notate, scelte, chiamate. Spesso gli stessi camerieri dei locali si prestano a fare da intermediari: si ordina una caipirinha e al giro successivo una o più ragazze.

Quello di Copacabana è un caso abbastanza eccezionale a Rio. Il tipo di prostituzione che si trova sull'Avenida Atlantica, quella rivolta in gran parte agli stranieri, nel resto della città è un'eccezione. La prostituzione a Rio è soprattutto quella tradizionale, senza una vera o propria organizzazione dello sfruttamento, senza allacci permanenti e visibili verso il mondo della criminalità organizzata, con una presenza abbastanza limitata di minori coinvolti. "In Brasile la prostituzione non è un reato. Ognuno è libero di usare il proprio corpo nella maniera che ritiene più giusta. E' un reato invece lo sfruttamento, l'intermediazione, il lenocidio – racconta Roberto Pereira del PIM, una delle Ong che opera nella zona di Copacabana nell'ambito della prostituzione – Altra cosa, poi, è il problema dello sfruttamento sessuale di minori, che è un reato gravissimo. La popolazione con la quale lavoriamo non vede bene questo tipo di attività. Per ovvi motivi: in primo luogo perché la

presenza di minori attira una forte presenza della polizia. Noi lavoriamo qui senza nasconderci dietro false ipocrisie e moralismi, ma lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti non è accettabile per noi che operiamo e non lo è neppure per le persone alle quali ci rivolgiamo". Ma la presenza di minori, comunque c'è, anche se limitata. Soprattutto nelle case chiuse. Proprio alle spalle dell'Avenida Atlantica un intero palazzo sembra destinato a questo tipo di attività illecita, proprio alle spalle dell'hotel più famoso e lussuoso della zona, il Copacabana palace. Basta alzare gli occhi verso le finestre e spesso si incontra lo sguardo di ragazzine di 13 o 14 anni al massimo sedute sui davanzali: una sorta di cartelloni pubblicitari viventi.

"Il problema c'è, esiste, e riguarda anche l'ambito della prostituzione tradizionale, rivolta ai brasiliani – dichiara Célia Saternjeld del CEMINA, altra Ong di Rio – in alcune zone è molto visibile, come nella zona di Central Do Brasil (ndr la stazione ferroviaria di Rio) e in un quartiere posto proprio a ridosso dello stadio di Maracanà. Il problema è che spesso, anche per chi lavora come noi da anni sul territorio, è quasi impossibile distinguere fra una ragazza minore di 14 o 15 anni e una ragazza maggiorenne di 19. E' molto difficile".
Altro dato che emerge a Rio de Janeiro e che spesso chi si prostituisce non ha la consapevolezza di vendere il proprio corpo, non lo sente. "E' così – prosegue Roberto – spesso il ragazzo o la ragazza che si prostituiscono lo fanno per passare una serata in un buon locale, consumare una bella cena. Iniziano spesso così. Trascorrono una serata in discoteca, mangiano come non hanno mai mangiato in vita loro, restituiscono il favore con il proprio corpo. A volte accettano regali, qualche volta soldi. Ma non credono di rientrare nella categoria della prostituzione. Sembra un paradosso, ma spesso noi lavoriamo su di loro per fargli capire che sono, a tutti gli effetti, dentro il mondo della prostituzione. Perché solo attraverso l'acquisizione di questa consapevolezza possono arrivare a capire il valore dei propri diritti".

A Rio, non è possibile parlare di un fenomeno organizzato e strutturale di turismo sessuale. Il mercato del sesso è accessorio, non centrale, al fenomeno turistico. Solo a Copacabana sono rintracciabili gli indizi di questo tipo di attività, di organizzazione.

Altra aria si respira invece a Recife, capitale dello stato del Pernambuco nel nord-est del paese, fin dall'arrivo in aeroporto. Non è difficile incontrare, infatti, gruppi turisti europei o statunitensi che già dal loro arrivo in aeroporto vengono agganciati da "operatori" del luogo. Operatori che forniscono il servizio completo di albergo, taxi, giovani e giovanissime prostitute. Lo scambio dei soldi, gli appuntamenti, gli accordi avvengono alla luce del sole, direttamente al bar dell'aeroporto o sul marciapiede all'uscita in attesa del taxi. La zona più turistica della città è anche quella con più alta presenza di organizzazioni che gestiscono la prostituzione per i clienti stranieri, anche di minori. Il fenomeno qui assume un'altra dimensione, tutt'altro che folcloristica, molto lontana dal cliché della città del divertimento come a Rio. Qui il sesso è merce, è traffico, è organizzato da strutture spesso controllate da gruppi non brasiliane, con giri di denaro che cominciano ad assumere dimensioni davvero preoccupanti. Le attività sono spesso camuffate da imprese commerciali legali, le connessioni con operatori turistici, catene d'alberghi e compagnie aree di voli charter sono evidenti. Si compra l'intero pacchetto.

A un tavolo di un bar veniamo agganciati da due giovani prostitute. Non abbiamo neanche fatto in tempo a ordinare una bibita che queste due ragazze, dichiareranno poi di avere 18 e 19 anni ma più volte si contraddiranno facendoci sospettare di avere a che fare con delle minori, ci avvicinano e passano al dunque senza giri di parole: in pochissimo ci dicono il costo del "programma", dove avverrà l'incontro - in una locanda accanto al locale dove siamo seduti dall'ingresso presidiato da una donna sulla trentina e da un paio di suoi amici - ci elencano le varie possibilità di prestazione e ci elencano locali, alberghi, luoghi dove trovare sesso a Recife. La grande discoteca davanti alla chiesa, i bar del lungomare, la strada della prostituzione minorile e a buon mercato ma a alto rischio, l'albergo a cinque stelle "lindo" e frequentato esclusivamente da turisti stranieri maschi - soli e in gruppo - e il locale Alfredo. Le due ragazze parlano correttamente italiano e, quando vedono che

non abbiamo intenzione di accettare il "programma", ci lasciano velocemente cercando altri clienti. Da Alfredo, invece, ci passeremo il pomeriggio successivo. All'esterno sembra quasi un locale normale, con i tavolini davanti al mare e un gran via vai di ragazze che agganciano il primo turista maschio, camerieri annoiati, prezzi da rapina e una "turma" di meninos de rua che circonda il perimetro dei tavoli in attesa di un avanzo di cibo o di un "gringo" da assaltare. L'interno del locale dalla strada è invisibile, i vetri sono oscurati per proteggere la privacy dei clienti che si intrattengono nei privé con ballerine e prostitute. Proprietario italiano, gerente – e prestanome – brasiliano.

"La questione del turismo sessuale è legata alla crisi economica, alla mancanza di lavoro e di scolarizzazione – dichiara Cecy Pestello del Coletivo Mulher Vida di Recife – Le donne, i bambini, gli adolescenti, si vendono per fame. La questione economica è centrale: il nostro paese è caratterizzato da una gravissima ingiustizia sociale, causata dalla concentrazione del reddito, da una quantità immensa di persone escluse totalmente dalla società e dalla grande concentrazione di terre in mano di pochi. Un latifondo immenso. In Brasile esiste un tasso di disoccupazione enorme, ufficialmente al 12%, ma in realtà il numero di persone che vive per la strada è molto più elevato: gente che sopravvive vendendo pop corn, noccioline, zucchero filato, vendendo di tutto, vendendo se stessi. Poi non bisogna sottovalutare l'immaginario che si è radicato in noi verso gli europei, un immaginario infantile, delle favole, tutto in positivo. Tanto per fare un esempio, le nostre presentatrici

televisive sono tutte bionde, occhi azzurri e di pelle bianca. Questo è un punto fondamentale per capire il fenomeno: l'immaginario, legato ai media, alla pubblicità, al sogno di ottenere quello che non si ha. All'immagine della donna brasiliana ridotta a un fondoschiena per pubblicizzare una birra. Stiamo assistendo all'aspetto più aberrante della globalizzazione. Il turista viene qui, l'europeo o il nord americano viene qui per esercitare totalmente il suo potere".

Se la situazione a Recife è grave ma comunque ancora apparentemente affrontabile, a Fortaleza invece salta ogni parvenza di regola sociale, anche se deviata, e di legalità. Si tratta di una delle città più grandi del paese (la quinta per numero di abitanti) e anche fra le più povere. E' la capitale dello stato del Ceará forse uno degli stati più disagiati in assoluto del Brasile, del semiarido. Il primato di Fortaleza è quello del turismo sessuale e in particolare dello sfruttamento sessuale dei minori. Una passeggiata sul lungomare di Beira Mar e Praia De Iracema significa ritrovarsi al centro del più grande e visibile supermercato del sesso dell'intera America Latina. Qui le presenze di turisti sessuali si contano a decine di migliaia all'anno. Insieme alla Thailandia è considerata la principale meta di questo tipi di viaggi. Arrivare a Fortaleza dall'Europa costa pochissimi, meno di 300 euro andata e ritorno da Lisbona. E' anche la meta di centinaia di voli charter, a volte occupati da soli uomini.

Qui tutto costa poco, tutto è perfettamente organizzato. Gli alberghi sul mare, grattacieli di lusso a prezzi assolutamente accessibili, una fila senza fine di piccoli bar sulla spiaggia, o meglio sull'arenile squallido e degradato e eroso di una spiaggia che non viene quasi frequentata. A Fortaleza non si viene per andare in spiaggia. Sulla parallela del lungo mare una serie di locali di cui molti con il nome italiano come il Pirata e il Padrino. Anche la droga è facilmente acquistabile: c'è di tutto, dalle pasticche alla cocaina, dalla marijuana al crack. I movimenti di stupefacenti li vedi in pieno giorno, anche nelle zone più frequentate. Una macchina parcheggiata, uno sportello che si socchiude, il rapido passaggio di soldi e bustine. A pochi metri la polizia, che qui più che avversaria è concorrente, oppure complice.

"Uso tutte le droghe – racconta una ragazzina di 14 anni che da quando ne aveva undici si prostituisce soprattutto con gli stranieri - Marijuana, crack, pop, tutto. Iniziare questa vita molto presto porta a questo, sei costretta a fare di tutto per guadagnare soldi, anche a usare droghe.

Gli stranieri che passano la notte con me molte volte la offrono. Al filippino non piace (ndr la ragazza è stata intervistata in un quartiere vicino all'area portuale dove sono presenti anche molti marinai asiatici)… a molti filippini non piace la droga, però a molti gringo e italiani… si agli italiani piace molto la droga… ad alcuni non a tutti… comunque ai gringo piace più che a tutti. Molte persone vendono droga qui. L'unica cosa che c'è qui è la droga. Questo è lo shopping della droga ed è per questo motivo che muoiono molti adolescenti: per causa di questa droga la gente è disposta a fare di tutto".

Una minorenne qui costa poche decine di real, al massimo cento, per prestazione. Molte si prostituiscono per l'equivalente di 6 o 10 euro. Quasi tutte consumano droghe per tenersi su di giri, la maggior parte delle volte si prostituiscono per fame, per raccogliere soldi per la famiglia. Molte di loro a tredici o quattordici anni sono già madri. Si incontrano ovunque, sul lungomare, nelle strade interne, nelle zone malfamate. La loro attività, illegale, spesso si intreccia con il traffico di droga. Spesso sono loro ad essere utilizzate dai turisti per procurarsela.

"Io mi prostituisco per pagarmi gli studi – racconta invece una ragazza di ventidue anni proveniente da Porto Alegre – studio legge e voglio entrare in polizia. Ho iniziato per caso, prima facevo la cameriera, poi… Guadagno bene, un'agenzia si occupa di me, mi trova gli appuntamenti. Lavora su internet, poi mi contattano al telefono. Gli stranieri pagano bene, ti trattano bene. Con i brasiliani è peggio. La prima volta è stato terribile, non vedevo l'ora che finisse, mi vergognavo a morte. Qui molti dei locali sono in mano o a portoghesi o italiani. Sono loro che organizzano, loro che gestiscono. C'era un ragazzo calabrese che spacciava in un locale, tutti sapevano che era lui che aveva la droga, lui che usava le persone per venderla. Poi è sparito, dicono che abbia ucciso un tassista. Qui molti tassisti sono utilizzati come corrieri della droga, o come intermediari con le ragazze. E' una rete. E' tutto organizzato".

Dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004 che ha colpito i cosiddetti paradisi sessuali della Thailandia, le presenze turistiche straniere a Fortal eza sono aumentate del 40%. Un giro di affari colossali, anche solo considerando le attività lecite o paralegali. Gran parte di queste attività, però, non sono in mano e non sono prerogativa dei brasiliani, sono gli stranieri che le possiedono e le gestiscono. "Il maggior numero di stranieri a Fortaleza sono italiani perché tutta l'attenzione all'inizio degli anni '90 era rivolta verso l'Italia – ci conferma Luizianne Lins, la neo eletta prefetta di Fortaleza - Non sappiamo ancor oggi quanti sono perché queste informazioni, per quanto incredibile possa sembrare, la Prefettura non le ha. Adesso sappiamo che c'è un grande incremento di investimenti portoghesi: la nostra segreteria di sviluppo economico sta facendo rilevamenti non solo sul numero degli stranieri che sono qui a Fortaleza ma sta cercando di capire anche qual è il peso economico reale di questi investimenti. In molti casi non appare il nome dei proprietari reali. Usano prestanome brasiliani per registrarsi: per questo che è difficile monitorare questa realtà. Quando abbiamo scoperto tutto questo era chiaro che si trattava di lavaggio di denaro… il lavaggio di denaro è così… tu cominci a fare un lavoro che è solo una facciata a copertura di altri tipi di commercio illegale".

Note:

Guarda il documentario "Gli angeli del Brasile"
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