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Forti tensioni in Bolivia (Foto rionegro.com.ar)

I presidenti dei paesi che fanno parte dell'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) si sono riuniti d'emergenza nella capitale cilena per discutere e prendere posizione sulla grave crisi che sta colpendo la Bolivia. Il sostegno al governo del presidente Evo Morales è stato unanime ed i presidenti hanno chiesto la fine dell'occupazione degli edifici pubblici, come condizione per l'inizio di un dialogo tra le parti, condannando allo stesso tempo il massacro di circa 30 persone nel dipartimento di Pando.

Poco prima della lettura della Dichiarazione de La Moneda, la presidentessa cilena e protempore di UNASUR, Michelle Bachelet ha ricordato che l'America Latina ha già vissuto "altre dolorose esperienze di crisi politiche che ci hanno insegnato l'importanza di evitare la violenza come modalità per risolvere i conflitti in un contesto di democrazia. È sempre possibile fare uno sforzo in più per costruire accordi e mantenere la convivenza pacifica e democratica e non esiste nessun argomento che giustifichi la violazione dei diritti umani, specialmente il diritto alla vita, per ottenere un obiettivo politico". Ha inoltre ricordato i tragici episodi che "35 anni fa, in questo stesso luogo, hanno commosso tutta l'umanità", in chiara allusione al colpo di stato militare, finanziato dagli Stati Uniti, contro il governo legittimamente eletto di Salvador Allende.
"Con questa riunione dei paesi sudamericani abbiamo voluto manifestare la nostra preoccupazione e la solidarietà con la Bolivia, dimostrando la capacità dell'UNASUR di rispondere e trovare un accordo in modo immediato", ha concluso Bachelet.

L'accordo raggiunto tra i paesi dell'UNASUR prevede anche la creazione di una commissione ad hoc che indagherà quanto avvenuto nel dipartimento di Pando, zona nella quale si sono concentrati i violenti scontri che hanno provocato circa 30 morti.
Quattro vittime della violenza patrocinata dalla Prefettura di questo dipartimento hanno raccontato ai mezzi d'informazione come i paramilitari hanno perpetrato il massacro, uccidendo anche bambini e lanciandoli poi nel fiume Tahuamanu.
Cristián Domínguez, Rodrigo Medina Alipaz, Claudia Alpire y Rosa Lucía Alpire, che partecipavano alla mobilitazione popolare a favore del governo, hanno incolpato dei fatti il prefetto di Pando, Leopoldo Fernández ed hanno chiesto giustizia per il massacro commesso. Secondo un primo comunicato del Ministero degli Interni, la violenza che si è scatenata in questo dipartimento avrebbe provocato la morte accertata di 15 persone, 37 feriti da arma da fuoco e ben 106 scomparsi (maggiori dettagli su http://www.radiolaprimerisima.com/noticias/general/37748 ).
Durante la giornata del 16 settembre il prefetto di Pando, Leopoldo Fernández, è stato arrestato su mandato del Pubblico Ministero e dovrà rispondere del massacro avvenuto nei giorni precedenti.

Le parole di Evo

Durante l'incontro dell'UNASUR, il presidente eletto della Bolivia, Evo Morales, ha sottolineato l'importanza di risolvere all'interno della regione i problemi che la riguardano, senza quindi la presenza e la pressione degli Stati Uniti.
"Quello che è successo in questi giorni è stato totalmente antidemocratico e la destra fascista e razzista ricorre alla violenza perché sa che perderebbe in qualsiasi tipo di consultazione democratica". Morales ha poi detto che il sostegno ottenuto dai governi latinoamericani non è "per difendere Evo Morales, ma la democrazia, l'uguaglianza e la dignità dei boliviani". Ha ricalcato inoltre che questo tipo di partecipazione dei paesi dell'America del Sud è importante ed "un presidente che si rivolge ai movimenti sociali e che lavora contro il razzismo avrà sempre il loro sostegno. Si tratta di una lotta permanente che mi rafforza ed è chiaro che quanto accaduto nel dipartimento di Pando è opera di gruppi pagati che cercano di cancellare con la violenza il 67 per cento dei voti che ha ottenuto il mio governo (nell'ultimo referendum revocatorio)".

La presidentessa argentina Cristina Fernández ha detto che "diamo il nostro totale sostegno al governo democratico del presidente Evo Morales ed allo stesso tempo mettiamo come condizione per l'inizio di un dialogo, che i gruppi che hanno occupato illegalmente edifici pubblici ed hanno realizzato azioni di boicottaggio desistano da tali azioni. Condanniamo e rifiutiamo qualsiasi tentativo di colpo di stato civile o di rottura dell'ordine costituzionale e non riconosceremo nessuna situazione che sia prodotto di azioni di tale natura", ha chiarito Fernández.
Da parte sua, il presidente venezuelano Hugo Chávez non è riuscito a far approvare un capitolo della risoluzione che criticasse il ruolo svolto dagli Stati Uniti in questa pericolosa e preoccupante vicenda. Nemmeno la presidentessa cilena Michelle Bachelet è riuscita a convincere i suoi colleghi a far sì che la OEA, rappresentata dal suo Segretario general, Miguel Insulza, venissa inclusa tra i firmanti del documento finale. Su questo fatto, il presidente Chávez, con un tono tra l'ironico ed il severo, ha ricordato che il Venezuela sta ancora aspettando la risoluzione della OEA sul colpo di stato del 2002 contro il suo governo.
Dopo una lunga riunione, i nove presidenti (Cristina Fernández/Argentina, Evo Morales/Bolivia, Luiz Inácio Lula da Silva/Brasile, Álvaro Uribe/Colombia, Rafael Correa/Ecuador, Fernando Lugo/Paraguay, Tabaré Vázquez/Uruguay, Hugo Chávez/Venezuela, Michelle Bachlet/Cile), più i delegati del Suriname e Guayana ed il ministro degli Esteri del Perù hanno firmato la Dichiarazione de La Moneda.

I presidenti dell'UNASUR

1. - Esprimono il loro pieno e deciso sostegno al governo costituzionale del presidente Evo Morales, il cui mandato è stato ratificato da un'ampia maggioranza nel recente referendum.
2. - Avvertono che i loro rispettivi governi respingono energicamente e non riconosceranno nessuna situazione che implichi un tentativo di colpo di stato civile, la rottura dell'ordine istituzionale o che comprometta l'integrità territoriale della Repubblica della Bolivia.
3. - In base a ciò e prendendo in considerazione la grave situazione che sta vivendo la hermana Repubblica della Bolivia, condannano l'attacco contro le installazioni governative e la forza pubblica da parte di gruppi che cercano la destabilizzazione della democrazia boliviana, ed esigiamo l'immediata restituzione di tali installazioni come condizione per l'inizio di un processo di dialogo.
4. - Contemporaneamente, chiediamo a tutti gli attori politici e sociali coinvolti in questa situazione che prendano le misure necessarie affinché cessino immediatamente le azioni di violenza, intimidazione e di disconoscimento dell'istituzionalità democratica e dell'ordine giuridico stabilito.
5. - In questo contesto, esprimiamo la nostra totale condanna per il massacro avvenuto nel dipartimento di Pando, e sosteniamo l'appello del Governo boliviano affinché si crei nel paese una commissione di UNASUR, per realizzare un'indagine imparziale che permetta di stabilire e chiarire quanto accaduto nel minor tempo possibile, e formulare raccomandazioni in modo tale da garantire che il fatto non rimanga impunito.
6. - Invitiamo tutti i membri della società boliviana a preservare l'unità nazionale e l'integrità territoriale del paese, fondamenti basilari di ogni Stato ed a respingere qualsiasi tentativo di alterare tali principi.
7. - Crediamo nell'importanza di un dialogo per ristabilire le condizioni che permettano di superare l'attuale situazione, nella ricerca di una soluzione sostenibile all'interno del pieno rispetto dello stato di diritto e dell'ordine legale vigente.
8. - In questo senso i presidenti di UNASUR decidono di creare una commissione aperta a tutti i suoi membri, coordinata dalla presidenza protempore, per accompagnare i lavori di questo tavolo di dialogo condotto dal legittimo governo della Bolivia.
9. - Si crea una commissione di sostegno ed assistenza al governo della Bolivia, in funzione delle sue richieste, includendo risorse umane specializzate.

Sostegno del Nicaragua

Durante una cerimonia che si è svolta in un hotel della capitale, il presidente nicaraguense Daniel Ortega ha ribadito quanto espresso nei giorni scorsi. "La crisi politica che si sta vivendo in Bolivia è frutto delle forze più conservatrici ed estremiste del governo degli Stati Uniti". Dopo aver detto che il presidente Evo Morales potrebbe essere vittima di un attentato, Ortega ha annunciato che non parteciperà ad una riunione di valutazione sul CAFTA tra i presidenti centroamericani e George Bush, che si realizzerà il prossimo 24 settembre a New York.
"Con tutto quello che sta succedendo ed in solidarietà con la Bolivia io non posso partecipare a questa riunione e chiedo rispetto agli Stati Uniti. Io non mi siederò con il presidente Bush, perché nessuno può rimanere impassibile di fronte a questa offensiva delle forze della destra che godono del sostegno degli Stati Uniti, i quali continuano a cospirare ovunque. Adesso stanno attentando contro il Venezuela e la vita del suo presidente Hugo Chávez e stanno fomentando la violenza in Bolivia", ha detto Ortega.

Nonostante questa decisione, il presidente ha assicurato che parteciperà alla 63° Assemblea delle Nazioni Unite ed esiste una forte attesa per il suo discorso. A presiedere la Assemblea Generale sará l'ex ministro degli Esteri nicaraguense, Miguel D'Escoto Brockman, che nei mesi scorsi ha ottenuto il sostegno unanime di tutti i paesi latinoamericani per ricoprire questa carica.
In una recente intervista a El País, D'Escoto ha ribadito il suo impegno per una riforma di questa organizzazione (vedi intervista su
http://www.elpais.com/articulo/internacional/ONU/ultima/esperanza/elpepuint/20080911elpepuint_7/Tes )

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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