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Russia in cerca di alleati. Il Nicaragua risponde

Delegazione russa di alto livello in visita lampo a Managua
19 settembre 2008 - Giorgio Trucchi

Daniel Ortega e Igor Sechin durante l'attività nella capitale (© Foto G. Trucchi)  La fine dell'Unione Sovietica aveva portato la nascente Federazione Russa ad allontanarsi progressivamente dall'America Latina e soprattutto da paesi come il Nicaragua e Cuba, con cui nel passato aveva stretto importanti rapporti geopolitici ed economici.

Ora, di fronte ad una progressiva avanzata dell'influenza nordamericana e della stessa NATO nei paesi dell'est europeo, non ultima la crisi che ha coinvolto le due regioni georgiane dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhasia e l'immediata risposta armata dell'esercito russo, sembra che la Russia abbia nuovamente rivolto lo sguardo a vecchie e nuove conoscenze del continente latinoamericano, che stanno creando seri problemi in quello che per secoli gli Stati Uniti hanno considerato il proprio "giardino di casa" e che ultimamente sentono di non poter più "maneggiare" come un tempo.
Secondo questa logica, quindi, sarebbe maggiormente comprensibile l'improvviso viaggio intrapreso da una folta delegazione di alto livello del governo russo a Cuba, Venezuela e Nicaragua, tre paesi che continuano a non far dormire sonni tranquilli al governo Bush.

La delegazione, capeggiata dal vice primo ministro Igor Sechin e composta dal ministro dell'Energia, dal viceministro dell'Industria e Commercio, dal segretario di Stato dell'Istruzione e Scienza, dal direttore del Dipartimento di Relazioni Internazionali Finanziarie e da un nutrito gruppo di imprenditori del settore energetico, ha trascorso un'intera giornata a Managua, riunendosi con il presidente Daniel Ortega ed il vicepresidente Jaime Morales Carazo ed è poi stata invitata a partecipare ad un'attività pubblica, in cui è stata formalmente annunciata la ripresa non solo delle relazioni economiche e di cooperazione internazionale, ma anche quelle politiche.

Che qualcosa stesse accadendo tra i due paesi lo si era percepito nei giorni scorsi, quando il presidente nicaraguense aveva improvvisamente annunciato la decisione del Nicaragua di riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, schierandosi a favore dell'intervento armato russo in Georgia.
Durante il suo intervento, Ortega ha ricordato che "abbiamo aspettato per 16 anni questo riavvicinamento con il popolo russo, un popolo che sta lottando per la pace come sempre ha fatto. Il nazismo ed il fascismo sono stati sconfitti sul campo di battaglia dalla Russia. Una nazione che ha amato la giustizia e la solidarietà e ricordiamo molto bene il sostegno che ci ha dato nel passato, ma che ora viene perseguitato dall'impero. Credono che solo per il fatto di essersi disintegrata l'Unione Sovietica ora possono fare a pezzi la Russia. Hanno cercato di farlo - ha continuato Ortega - con dirigenti politici sottomessi ed al servizio dell'impero in Georgia. Finanziati e dotati di alta tecnologia dall'impero si sono lanciati in un'avventura militare contro i popoli dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia. Un atto criminale tipico dei banditi dell'impero e la Russia non poteva rimanere a guardare e gli invasori sono stati sconfitti ed espulsi. Noi, che immediatamente ci identifichiamo con le nazioni piccole che affrontano il Golia dell'impero del nord ed alcuni settori della destra europea che hanno mentalità imperialista, non abbiamo dubitato un secondo a offrire la nostra solidarietà a questi paesi ed abbiamo riconosciuto la loro indipendenza", ha concluso il presidente nicaraguense.

Prima di spiegare brevemente il motivo di questa visita lampo in Nicaragua, Igor Sechin ha cercato di motivare l'allontanamento del suo paese dal Nicaragua negli ultimi 17 anni. "Molti mi chiedono il perché di questa pausa nelle relazioni tra i due paesi e la verità è che dopo la caduta dell'Unione Sovietica ci sono stati momenti molto difficili, in cui la principale vittima è stato proprio il popolo russo. Abbiamo sofferto la crisi economica, la repressione internazionale, abbiamo dovuto affrontare il rischio della disintegrazione territoriale ed il problema del terrorismo internazionale nel Caucaso. Nonostante ciò - ha continuato il vice di Putin - siamo riusciti ad evitare tale disgregazione. Attualmente la Russia si è ripresa e si sta sviluppando velocemente ed ha trovato una sua stabilità".

Sechin ha quindi informato che la Russia è intenzionata ad esplorare la possibilità di riattivare nuovamente la cooperazione con il Nicaragua, soprattutto per progetti energetici, di commercio, istruzione ed a cercare nuove fonti di finanziamento per questi progetti. Ha anche auspicato la possibilità di intensificare la cooperazione politica tra i due paesi.
Ha inoltre ringraziato il governo ed il popolo nicaraguense per aver sostenuto l'azione del suo paese nell'Ossezia del Sud ed ha invitato Ortega a Mosca per discutere i dettagli di questa nuova relazione tra i due paesi.

La reazione degli Stati Uniti

Particolarmente nervose le reazioni da parte dell'amministrazione Bush a questo viaggio di Sechin in America latina.
La segretaria di Stato, Condoleezza Rice, ha assicurato che la Russia con le sue politiche e con questo tentativo di proiettare la sua influenza in America latina, si sta avviando verso l'emarginazione internazionale ed ha chiesto all'Occidente di affrontare questa politica aggressiva che è iniziata con l'invasione della Georgia.
Ha poi segnalato che fino ad oggi solamente il gruppo terrorista di Hamas ed il Nicaragua hanno accompagnato la Russia nel riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia ed in modo sarcastico, ma evidentemente proccupato allo stesso tempo, Rice ha detto che "ricevere una pacca sulla spalla da Daniel Ortega e da Hamas difficilmente può essere considerato un trionfo diplomatico".

La perdita d'influenza degli Stati Uniti in America Latina è sempre più evidente, così come il lento sgretolarsi di quelle istanze, come la OEA, che storicamente sono servite a questo paese per manovrare i fili del continente. È quindi comprensibile che dopo le ultime vittorie elettorali di governi progressisti nel continente, la conformazione di istanze politiche ed economiche, come la UNASUR e l'ALBA, il rafforzamento del MERCOSUR e la lenta e progressiva perdita di controllo anche in Centroamerica (con la sempre più evidente possibilità di perdere anche il controllo del Salvador nelle prossime elezioni di marzo 2009), gli Stati Uniti vivano come un'ulteriore minaccia questo primo riavvicinamento tra la Russia e governi della regione.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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