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I militari responsabili delle violazioni dei diritti umani tra il 1980 e il 2000 potrebbero godere del Proyecto de Ley de Amnistia

Perù: probabile amnistia per le Forze Armate coinvolte nella guerra sporca

La risposta della Coordinadora Contra la Impunidad: "nessun perdono per i criminali di guerra"
23 novembre 2008 - David Lifodi

Ancora una volta in America Latina si tenta di riscrivere la storia a tutto vantaggio dei regimi latinoamericani che hanno fatto terra bruciata in tutto il continente tramite le sparizioni forzate, le torture, la repressione di qualsiasi forma di opposizione o dissenso assimilandola senza distinzione alla guerriglia: il Proyecto de Ley de Amnistia in corso in Perù potrebbe salvare e concedere l'immunità a tutti i militari accusati di violazione dei diritti umani tra il 1980 e il 2000, periodo che vide opposti i gruppi guerriglieri di Sendero Luminoso e Movimiento Revolucionario Tupac Amaru da un lato e lo Stato dall'altro.
Proposto da Edgar Nuñez, appartenente al partito governativo conservatore Apra (Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana), il progetto di legge intende concedere l'amnistia ad oltre seicento membri delle Forze Armate giustificando il loro operato per essersi limitati ad eseguire gli ordini provenienti dall'alto nel tentativo di bloccare con qualsiasi mezzo il diffondersi delle pratiche guerrigliere. In questo momento sono soltanto quattro i militari finiti sotto processo ad oggi: Nicolás Hermoza Ríos, Jesús Zamudio, Roberto Azucurra e Vladimiro Montesinos, il braccio destro di Fujimori. Contro il tentativo di far cadere nell'oblio i crimini delle Forze Armate, si è costituita la Coordinadora Contra la Impunidad, alla quale non è sfuggita la sospetta tempistica con cui il governo sta cercando di trasformare in legge il Proyecto de Ley de Amnistia, proprio quando si avvicina la data in cui sarà giudicato per violazione dei diritti umani Alberto Fujimori, il presidente che durante gli anni '90 ha amministrato il paese con il pugno di ferro. Alle proteste della Coordinadora si aggiunto il prezioso lavoro che già da anni sta svolgendo la Comisión de Verdad y Reconciliación raccogliendo le denunce di torture, arresti illegali, carcerazioni arbitrarie e sparizioni forzate. Il suo rapporto conclusivo sul ventennio di guerra interna che ha insanguinato il Perù tra il 1980 e il 2000, denominato Informe Final e diffuso nell'Agosto del 2003, ha evidenziato le pesanti responsabilità della guerriglia senderista (responsabile di violazioni di ogni tipo contro le comunità contadine che rifiutavano il loro appoggio), ma getta anche inquietanti ombre sulle Forze Armate, responsabili di abusi e violenze arbitrarie nei confronti della popolazione civile. "Nessun perdono per i criminali di guerra", ripetono gli attivisti per i diritti umani, ricordando come il Perù rischi di trasformarsi nel laboratorio latinoamericano dell'impunità. Effettivamente gli ultimi provvedimenti governativi sono tutti mirati a reprimere qualsiasi forma di protesta sociale, il che "mostra il vero volto fascista dell'attuale esecutivo", sostengono con preoccupazione gli aderenti alla Coordinadora, che denunciano inoltre il Patto per la Impunità che l'Apra ha siglato con i settori più reazionari della società peruviana. Lo stesso vicepresidente Giampietri sembra essere coinvolto in casi di violazione dei diritti umani in nome della guerra scatenata dallo stato contro l'opposizione sociale. Da tempo i militanti per i diritti umani hanno organizzato dei sit-in di fronte all'ambasciata cilena in Perù per richiedere l'immediata estradizione del presidente Fujimori, responsabile, tra le altre cose, di aver scientificamente puntato all'annientamento del movimento studentesco con l'invio della polizia nelle università a partire dal 1991 con il vecchio (ma purtroppo sempre efficace) pretesto di combattere la presenza dei gruppi guerriglieri: "la repressione degli studenti universitari", nota con amarezza la Coordinadora, "ha lasciato come pesante conseguenza l'apoliticismo, l'indifferenza e la paura". Per questo motivo la recente convocazione della "Giornata Interuniversitaria per i diritti umani" ad opera della stessa Coordinadora intende non dimenticare gli studenti assassinati dagli squadroni fujimoristi e allo stesso tempo costruire una nuova coscienza politica nelle università.
Infine, un altro dato preoccupante, ben evidenziato dalla Coordinadora Nacional de Derechos Humanos, riguarda la scarsa attenzione concessa dall'opinione pubblica al numero esiguo di militari processati per aver partecipato alla cosiddetta "lotta antisovversione". Il progetto di legge che potrebbe graziare con l'amnistia tutti quei militari responsabili delle peggiori atrocità nei confronti dei settori più deboli ed emarginati della popolazione rappresentano un pericoloso passo indietro in materia di diritti umani per questo paese e costituiscono una evidente violazione dello stato di diritto e della democrazia in Perù.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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