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La rimilitarizzazione del territorio è funzionale agli investimenti delle imprese straniere

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Dopo gli anni del conflitto armato a Ixcán torna l'esercito

1 novembre 2009 - David Lifodi

In Guatemala lo sviluppo economico va di pari passo con il militarismo, lo sgombero delle comunità indigene e la criminalizzazione delle lotte contadine che provano a difendere il loro diritto alla terra. La Franja Transversal del Norte (Ftn) è un enorme progetto infrastrutturale voluto dal governo presieduto dal socialdemocratico Álvaro Colom: si tratta di un'autostrada lunga 329 km che attraverserà il dipartimento nordoccidentale del Quichè e quello vicino di Huehuetenango per condurre fino in Messico sul versante ovest e porterà in Honduras sul versante est passando per Alta Verapaz e Izabal. In un paese dove la maggior parte della popolazione vive al di sotto della famosa soglia di un dollaro al giorno, la media di morti ammazzati è tra le più alte del continente centro e sudamericano e dove l'emergenza fame si fa sentire ogni giorno di più le priorità dovrebbero essere altre. La costruzione della Ftn prevede l'invio della Sexta Brigada di Infantería con più di mille militari nella zona del municipio di Ixcán, ufficialmente allo scopo di combattere la delinquenza dilagante in questa parte del paese, in realtà per invitare le comunità locali a desistere dalle proteste contro l'inevitabile monopolizzazione del territorio che avverrà ad opera delle multinazionali che saranno coinvolte nel progetto. Ixcán, situata nella zona nord-occidentale del dipartimento del Quiché, è ricca di risorse idriche ed ha estese piantagioni di canna da zucchero.
La presenza dei militari ha risvegliato brutti ricordi tra la popolazione di Ixcán, una delle più coinvolte nel conflitto armato interno: qui, tra il 1979 e il 1988, furono commessi 102 massacri di civili e il 96% degli abitanti del municipio fu costretto ad uno sgombero forzato, come testimoniano i dati della Comisión para el Esclarecimiento Histórico. La gente della comunità ha paura ed associa il ritorno dei militari agli anni del terrore e dell'operazione "terra bruciata" in un paese che tra il 1960 ed il 1996 ha visto la morte di oltre duecentomila persone, la maggior parte desaparecidos e l'80% di origine maya. Inoltre, la presenza dei militari non è stata concordata con la popolazione di Ixcán, mentre il Comité Familiares de Detenidos y Desaparecidos sostiene che l'arrivo dell’esercito servirà a rafforzare la Policía Nacional Civil più che a combattere la delinquenza. Le organizzazioni indigene e quelle che lavorano per l'affermazione e la promozione dei diritti umani temono che la vera ragione dell'arrivo dei militari sia la volontà di difendere e tutelare gli investimenti delle multinazionali nelle aree intorno alle quali sorgerà la Ftn, mentre, al contrario, lo Stato dovrebbe preoccuparsi di dare una risposta all'estrema indigenza in cui vive la maggior parte della popolazione del paese, in particolare quella di Ixcán, uno dei centoventicinque municipi più poveri del Guatemala secondo le statistiche della Secretaría de Planificación y Programación.
Addirittura l'intento del presidente Colom sarebbe quello di aumentare da 15000 a 25000 il numero degli effettivi delle Forze Armate: un progetto del genere militarizzerebbe un intero paese ma difficilmente garantirebbe ai guatemaltechi la sicurezza desiderata.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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