Margherita Asta e Libera Pescara incontrano gli alunni dell'I.T.C. "E.Alessandrini"

26 novembre 2009
Libera Pescara


Margherita Asta e Libera Pescara incontrano gli alunni dell’I.T.C. “E.Alessandrini”

Venerdì 27 novembre 2009 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presso l'Aula Magna dell'I.T.C. “E. Alessandrini di Montesilvano, nell'ambito del progetto "Chi è l'altro", gli alunni dell'Istituto incontrano Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo che insieme ai suoi due bambini sono state vittime della strage di Pizzolungo per l’attentato al giudice Palermo a Trapani.

Nel corso dell'incontro gli studenti presenteranno dei lavori, da loro preparati, sulla criminalità organizzata e sulla illegalità.

In questa occasione e domenica 29, presso la Chiesa di S.Francesco Caracciolo a Chieti Tricalle, all’interno dell’assemblea regionale A.G.E.S.C.I. dalle 9:00 alle 17:00, Libera raccoglierà le firme per la petizione sui beni confiscati.

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. È facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.

Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

In allegato elenco beni confiscati in Abruzzo

Coordinamento di Pescara

di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”

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