Conflitti

London blasts: e lo spettacolo continua

26 luglio 2005
Gabriele Zamparini

Venerdì 22 luglio, a Londra, la polizia ha colpito un uomo con cinque
spari alla testa nei sotterranei della metropolitana. Finalmente –
dicevano molti commentatori di diverse emittenti televisive nel Regno
Unito -, finalmente vediamo i risultati di operazioni investigative
serie. Sulla BBC ho sentito un "esperto" affermare che il pubblico
vuole vedere i risultati e che gli spari sono esattamente il tipo di
risultato che il pubblico vuole vedere. I giornalisti televisivi, con
il loro impeccabile aplomb, hanno speculato per tutto il giorno
sull'identità dell'uomo misterioso che era stato ucciso. Era sotto
stretta sorveglianza della polizia fin dal giorno prima, hanno detto,
quando è fuggito da uno dei luoghi degli attentati. Conferenza stampa
dopo conferenza stampa, Ian Blair, il capo della polizia di Londra,
ripeteva come procedessero rapidamente le indagini.

Grandioso! Peccato che l'uomo fosse assolutamente innocente. "De
Menezes è stato seguito da casa sua, nella zona meridionale di Londra,
fino alla stazione di Stockwell e, dopo una lunga sorveglianza, la
polizia ha ritenuto che si comportasse in modo sospetto. Ne è
scaturito un inseguimento, poi è stato definitivamente fermato su un
treno della linea Nord. Nonostante l'affermazione iniziale del capo
della polizia, Ian Blair, secondo cui l'uomo era 'direttamente legato'
ai terroristi che avevano tentato di uccidere i londinesi giovedì, è
stato ammesso, la scorsa notte, che non era implicato in alcun modo"
(The Independent).

Secondo un recente sondaggio, "Il 72% della gente crede che la
partecipazione britannica nella guerra in Iraq ci abbia resi più
vulnerabili agli attacchi terroristici".

E da un recente rapporto del Royal Institute of International Affairs
(Istituto degli Affari Internazionali): "Il rapporto afferma che non
c'è dubbio sul fatto che l'invasione dell'Iraq abbia imposto
particolari difficoltà al Regno Unito e all'ampia coalizione
anti-terrorismo. Secondo la relazione, la situazione in Iraq ha dato
una spinta alla propaganda della rete di Al-Qaeda, al reclutamento e
alla raccolta di fondi, fornendo nel contempo un bersaglio e un
addestramento ai terroristi legati ad Al-Qaeda".

Ma Blair e i suoi continuano a ripetere che si tratta di un attacco
alla "civiltà", ai "nostri valori" e al "nostro stile di vita".
Continuano a ripetere che l'invasione dell'Iraq non ha niente a che
vedere con gli attentati di Londra. I giornali e le emittenti
televisive continuano a domandarsi: Perché siamo stati attaccati?
Perché proprio noi? Perché proprio adesso? Le risposte superano la
fantasia, ma la parola "Iraq" non viene mai pronunciata. Gli
intellettuali, i giornalisti e gli esperti fanno eco al capo: "È un
attacco contro la civiltà occidentale".

E lo spettacolo continua. Continuiamo a prendere l'autobus e la metro
con il rischio di esplodere a causa delle bombe (o degli sparti di
efficienti operazioni di polizia), mentre il responsabile principale
di tutta questa dilagante follia continua a predicare e a mentire dal
numero 10 di Downing Street.

Note: Sullo stesso argomento, potete leggere anche "London Blasts: Don't let
them win" (Gli attacchi di Londra: Non facciamoli vincere) di Gabriele
Zamparini
http://www.thecatsdream.com/blog/2005/07/london-blasts-dont-let-them-win.htm

Gabriele Zamparini vive a Londra; è un regista indipendente e uno
scrittore freelance. Ha prodotto la serie di documentari "XXI CENTURY"
ed è autore di "American Voices of Dissent" (Paradigm Publishers,
Colorado, July 2005). Potete contattarlo all'indirizzo info@thecatsdream.com
Per maggiori informazioni sui suoi lavori
http://TheCatsDream.com>http://TheCatsDream.com

Tradotto da Chiara Manfrinato per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le
fonti, l'autore e il traduttore.
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