Nonostante tutta l'Imponente Retorica, Non Siamo Riusciti a Portare a Termine la Nostra Missione in Afghanistan

31 maggio 2004
Editoriale The Independent - trad. Melektro
Fonte: The Independent

Due anni fa, immediatamente dopo la rimozione dei Talebani in Afghanistan, Tony Blair aveva promesso che la Comunità Internazionale non avrebbe ignorato la difficile situazione della gente Afgana, e che "questa volta non ce ne andremo". Possiamo forse non essercene ancora andati, ma abbiamo indubbiamente voltato lo sguardo - all'Iraq. E ora il nostro Primo Ministro con la medesima convinzione sta spargendo in giro promesse sul fatto che noi in quelle terre continueremo a "seguire la rotta tracciata". Ma oggi la vita in Afghanistan è difficile tanto quanto lo era sotto i Talebani e, nonostante tutte le promesse di Blair, rimane uno stato senza legge e impoverito. Il Comitato per gli Affari Esteri della Camera dei Comuni lancerà un monito in Luglio che il nostro fallimento di ricostruire l'Afghanistan del dopoguerra potrebbe ripetersi in Iraq. È salutare riconoscere quanto malamente sia venuta a mancare la Comunità Internazionale in Afghanistan. Per molti anni, le due principali esportazioni di quel paese sono state il terrorismo e le sostanze stupefacenti. L'invasione condotta dagli Stati Uniti può avere arrestato il flusso della prima, ma non ha fatto niente per impedire la diffusione della seconda. L'Afghanistan è ancora una volta il principale esportatore a livello mondiale di eroina, questo secondo l'ufficio delle Nazioni Unite per le Droghe e il Crimine. Questa è ben difficilmente la maniera corretta per drenare quel paese nel sistema delle nazioni civilizzate. Ma le droghe sono solo una parte della storia. Il fallimento da parte della Comunità Internazionale di sviluppare una stabile economia interna ha lasciato molti coltivatori con ben poche alternative se non quella di dedicarsi alla coltivazione della droga se vogliono provvedere alle loro famiglie. La ricostruzione economica non può continuare senza fondi monetari e c'è stata una notevole mancanza di volontà che si è evidenziata su questo fronte. Secondo la maggior parte delle stime, il paese ha bisogno dai 15 ai 20 miliardi di dollari nel corso dei prossimi cinque anni per costruire strade, ospedali e per fornire la gente di cibo. La Comunità Internazionale ha promesso soltanto 7 miliardi di dollari. Questa è una costruzione di nazione fatta in piena economia; e senza cogliere di sorpresa più di tanto, non sta funzionando. E allora veniamo alla radice di tutti i problemi del paese: la sicurezza, o piuttosto la sua mancanza. L'autorità del presidente dell'Afghanistan, Hamid Karzai, è strettamente limitata alla capitale Kabul. Altrove, sgradevoli signori della guerra quali il Generale Dostum e Ismail Khan spadroneggiano su private tenute feudali senza alcun riguardo verso l'amministrazione centrale. Alle ragazze potrà anche essere consentito di andare a scuola sotto la nuova costituzione, ma questi diritti sono semplicemente ignorati nelle province. Non eletti e sotto alcuna responsabilità, questi uomini governano con una brutalità che avrebbe rivaleggiato persino con i Talebani. E gli stessi Talebani sono ben lontani dall'essere finiti in Afghanistan: nel cuore delle terre Pashtun nel sud del paese, sono riapparsi, intimidendo funzionari locali e intraprendendo una vera e propria guerriglia contro le forze Americane. Le 10.000 truppe Americane ancora stazionate nel paese considerano essere il loro obiettivo primario l'eliminazione dei terroristi e, in particolare, la cattura di Osama bin Laden. Peggio ancora, il ristretto numero di squadre provinciali di ricostruzione guidate dall'esercito portano a confondere le missioni umanitarie con i militari. Nella maniera in cui l'ha messa un soldato degli Stati Uniti: "più ci aiutano a trovare i cattivi, e maggiori sono le cose buone che ottengono". Come conseguenza di questo, gli operatori umanitari sono diventati "obiettivi legittimi" agli occhi degli insorgenti. La costruzione di nazione dall'alto verso il basso appare essere una vana speranza. Il Presidente Karzai è stato costretto a posporre le elezioni che erano previste per il mese prossimo. Questo è dovuto all'instabilità onnipresente e al fatto che su 10.5 milioni di persone che sono eleggibili al voto soltanto 1.6 milioni si sono registrate. Con ogni giorno che passa, la legittimità del Presidente tende a sbiadire. Gli Afgani sono più che giustificati quando fanno riferimento alla vuota retorica del Presidente Bush sulla "diffusione di libertà" e all'atteggiamento messianico del nostro stesso Primo Ministro di questi ultimi due anni. Tanto come in Iraq, hanno sostenuto di essere dei liberatori, ma la realtà è stata ben differente da questa. Non siamo riusciti a portare a termine la nostra missione in Afghanistan e a meno che la Comunità Internazionale non arrivi a intensificare i suoi sforzi nel fornire sicurezza al paese, il futuro rimarrà assai deprimente. Poiché il Presidente Bush insiste che la sua costruzione di nazione in Iraq sta seguendo il programma prestabilito, l'abbandono degli Afgani non soltanto sembra essere il risultato di cattivi consigli, ma anche un cinico tradimento.

Note: Tradotto da Melektro a cura di Peacelink
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