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    Divorano il lavoro e interi paesi. Le locuste del millennio

    23 giugno 2007 - Andrea Di Stefano (Direttore del mensile "Valori")
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Arrivano. Acquistano aziende. Le smembrano, le vendono e se ne vanno lasciando le macerie: è l'identikit della locusta del Terzo Millennio. Un fondo di private equity, un hedge fund (fondo ad altissimo rischio), un raider. Sono loro i veri padroni dell'economia, i "nuovi barbari". Sono l'emblema della globalizzazione finanziaria, degli animal spirits del capitalismo. Sono cresciuti a dismisura negli ultimi quindici anni e oggi possono contare su 250 miliardi di liquidità e azionisti del calibro delle autorità monetarie cinesi che hanno appena deciso di investire tre miliardi di dollari nella quotazione di Blackstone, uno dei più ricchi e potenti fondi. Accanto ai private equity gli hedge funds: quasi duemila fondi ad altissimo rischio che amministrano oltre 1 trilione di dollari e recentemente hanno minacciato di attaccare colossi come Vodafone o Citigroup perché insoddisfatti dei guadagni registrati sinora. Di fronte alle locuste in tutti i principali paesi industrializzati, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, c'è un acceso dibattito sulla revisione della tassazione di questi operatori finanziari: al Senato Usa un provvedimento bipartisan promosso da repubblicani e democratici prevede che il prelievo fiscale possa passare dal 10% attuale al 35%. Quasi ogni giorno i principali organi d'informazione, Financial Times in primis, evidenziano l'insostenibilità di una situazione che vede gli amministratori di questi fondi pagare meno imposte della donna di servizio che si occupa delle loro magioni. Ma se lo stesso dibattito si aprisse in Italia possiamo essere certi che i grandi commentatori scatenerebbe immediatamente una campagna contro la sinistra radicale rea di far fuggire i capitali all'estero e di non favorire la crescita economica del Paese. Eppure le locuste qui sono di casa. Come ha detto il professor Paolo Leon il capitalismo italiano è «un ameba anarchica» e come tale si comporta: non rischia, non investe, depreda e, purtroppo, in molti casi saccheggia beni e risorse pubbliche. Ogni anno il sistema delle imprese riceve almeno cinque miliardi di euro di finanziamenti sotto varie forme, che non hanno sicuramente prodotto quel volano più volte auspicato e decantato dai vertici Confindustriali: in alcuni casi, forse troppi, quei fondi sono stati sottratti in modo illegale e sono diventati oggetto di inchieste giudiziarie troppo spesso concluse nel nulla. Fermare le locuste, nostrane e d'importazione, è più facile di quello che si creda, a cominciare dalla gestione del territorio e dal ripensamento dei piani strategici per l'energia, l'acqua, le nuove tecnologie, le vere infrastrutture di cui il Paese ha reale bisogno.

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