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La vita del battutista

Chi fa satira la fa, ma ha anche una sua vita privata che - riteniamo - debba essere sempre rispettata indipendentemente dalle idee. Su tutto si può dialogare, ma le parole sono importanti. Chi cerca di strapparti un sorriso, forse vuole solo quello. Anche se talvolta, testimonianze come queste, mostrano l'esatto contrario.
Giacomo Alessandroni22 ottobre 2018 - Giacomo Alessandroni
Fonte: Lucilla Masini per Soppressatira (https://www.facebook.com/soppressatira/) - 23 ottobre 2017

Quando una persona come Lucillola scrive un post serio significa che qualcosa è andato storto. Sì, perché - per quel poco che mi è dato di conoscere - Lucillola è una persona solare, divertente e a cui piace divertirsi. Tutto qua.

Non pensa: quello che sto scrivendo è politicamente scorretto? Pensa: quello che sto scrivendo farà sorridere chi lo leggerà.

Per questo motivo ritengo che - oggi più che mai - sia urgente fare (e subire) satira, senza che questa struttura narrativa diventi un lusso che non ci possiamo permettere.

Ho parlato sin troppo: lascio a Lucillola la parola.


Lucillola, al secolo Lucilla Masini

Il battutista si sveglia presto (non io) per leggersi un po' di rassegne stampa, formula incisi possibilmente intelligenti (non io) e imparziali, e li scrive nei vari gruppi per farli pubblicare.

I collettivi di satira sono vivai di persone che ridono, scherzano, si confrontano e stringono amicizie anche profonde, amministrati da santi che cercano di relazionarsi con i postatori per formulare al meglio le frasi che devono arrivare al pubblico.

Le frasi dunque escono, più o meno originali, perché è umano scriverle simili fra tanti che siamo, così com'è altrettanto umano sbagliare la qualunque, nella realtà che esula i social.

Il battutista vive incredibilmente (!) una vita personale e formula le proprie creature ovunque (in fila alle poste, mentre pranza, amoreggia, cucina, studia, legge, è al gabinetto).

Il profitto è esclusivamente di ordine psicologico, così come la speculazione (non economica) si ottiene soprattutto a livello di soddisfazione personale, ma anche collettiva. Il peggior nemico del battutista non è mai o quasi mai il collega (davvero! anzi, spesso ci aiutiamo) ma l'utente.

Si ricevono minacce di:

  • percosse,
  • ripercussioni sui familiari,
  • stupro (è capitato a me come ad alcune colleghe),
  • morte.

Questo termometro di (in)civiltà misura la febbre di rivalsa, vendetta, poraccitudine, cattiveria, nazismo, di cui è mediamente malata la società odierna. È incredibile come le frustrazioni si ripercuotano su chi cerca (cinicamente o meno, dipende dall'autore) di aprire gli occhi su una realtà che ci prende senza vaselina da decenni, e non sui reali autori degli scempi umanitari del secolo: i politici.

Qualcuno di noi desiste, si intristisce o lotta, a seconda dell'umore modulato dalla vita privata.

Abbiate pietà nei confronti di chi, gratuitamente, goliardicamente e per puro spirito 'umanitario', cerca ogni giorno di dipingere la realtà con pennellate brevi ma incisive, per aprire gli occhi all'ignoranza, alla grettezza, all'ideologia malata e univoca, e dategli modo di lavorare serenamente, senza ban, ostilità e preconcetti, e se qualcosa vi infastidisce rivoltatevi civilmente, perché il confronto interattivo ci aiuta a crescere e a rigirare il cetriolo dentro chi ci vuole sodomizzare col sorriso, senza esporsi e gridare come fa un autore di satira, scritta o vignettata che sia.

Abbiate pietà, la risata amara che scopre i denti è l'arma bianca migliore che ci sia.

Note: Lucilla Masini: nata a Lucca, autrice e interprete di satira, alcuni libri collettivi all'attivo, un libro individuale "Rendo l'idea, causa inutilizzo" è collaboratrice/mediatrice di riviste e gruppi di satira online, affianca Niki Giustini e Guido Genovesi con incisi personali nella trasmissione Panni Sporchi Special su canale 50. Ha partecipato a Colorado su Italia 1, speaker su Radio Stonata, ha presentato uno spettacolo itinerante nella penisola, ‘Donne du du du’. Si ferma qui, perché ci sarebbe altro, ma sembra un'autocelebrazione.

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