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    Anche nel mondo virtuale avviene che una banca chiuda gli sportelli

    La Ginko Financial prometteva interessi del 40 % all'anno. Ma quando sono cominciate le voci sulle sue difficoltà, non è più stata in grado di fare fronte ai pagamenti. Andrà meglio la prossima volta?
    30 agosto 2007 - Patrizia Cortellessa
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Paure, preoccupazioni, ansie. E un acceso dibattito sul forum. Uno scossone sta attraversando il mondo virtuale di Second Life (Sl), dopo che la più grande delle venti banche presenti sul metaverso, la Ginko Financial, di proprietà del brasiliano Andre Sanchez, ha chiuso le porte, lasciando a bocca asciutta, migliaia di correntisti. Le difficoltà finanziarie, nei mondi reale e virtuale, si sovrappongono. La crisi è vera anche in Sl, così come il panico che ne segue. Perché anche nel mondo virtuale i soldi investiti nella Ginko Financial sono reali.
    La Ginko Financial attraeva clienti garantendo interessi altissimi: 40% l'anno, lo 0,1% giornaliero. Moltiplicato per 18.000, i correntisti dichiarati da Ginko, per fondi versati pari a 700.000 dollari statunitensi reali, ad un tasso di conversione di 270 $l (Linden Dollars) per ogni dollaro, il risultato è presto tratto.
    Ma considerando che Ginko è esente da normali regolamentazioni, che non è sottoposta a ispezioni come succede con una banca vera, che non c'è nessuna garanzia, qualche sospetto sui rischi sarebbe stato naturale. L'opportunità che Ginko offriva ai propri clienti è questa: se una persona reale avesse voluto trasformare tutti i propri averi in $l (la moneta di Sl, circa 270 per un vero dollaro Usa) versarli alla banca di Andre Sanchez, tenerli fermi in deposito per un anno, alla fine avrebbe riscosso interessi pari al 40 % del valore, che in un secondo momento avrebbe potuto tornare a cambiare in dollari reali. Mica male. Lo slogan sul profitto facile è molto accattivante, ma una nota a piè di pagina avrebbe dovuto far pensare: «non è garantita la restituzione del patrimonio versato in tempi brevi, in quanto i capitali raccolti vengono investiti e disinvestiti in altre operazioni». Del doman non v'è certezza, insomma. Mentre è da metter in conto il rischio. D'altronde sta proprio qui il segreto della popolarità di Sl: la creazione di una società - e conseguentemente di un'economia - che non deve e non vuole rispondere a norme e regole. Il sistema economico di Sl possiede un volume di scambi e affari tali che da circa un anno il Congresso di Washington sta studiando il modo di regolamentare e tassare ogni attività di tipo economico simile a quelle del nostro mondo.
    Ma torniamo alla Ginko Financial. In una nota emessa sul proprio sito web la banca ha spiegato di essere stata costretta ad intraprendere un'azione del genere dopo la prima ondata di ritiri che avvenne il 26 luglio scorso, a seguito della decisione di quelli dei Linden Lab di proibire il gioco d'azzardo e i casinò all'interno di Sl, dopo le nuove norme federali Usa che hanno vietato il gioco d'azzardo in rete.
    Da allora sembra ci sia stata una corsa affannosa al prelievo da parte di una massa «preoccupata» di correntisti. E la banca non è stata in grado di pagare. A questo punto rispondere alla domanda : chi garantisce cosa, nel mondo virtuale, è facile: nessuno. Il meccanismo con cui operava la Ginko non è diverso da quello di qualsiasi altra banca reale: gli interessi altissimi promessi venivano pagati grazie ai dollari Linden depositati dai nuovi clienti. Dal 9 agosto scorso, la banca di Andre Sanchez ha smesso di accettare versamenti, ha bloccato tutti i prelievi e ha convertito i saldi dei conti in titoli, ora trattabili presso una delle borse virtuali di Sl, gestita anch'essa da un singolo individuo, l'australiano Luke Connel. Da questo momento però i titoli vengono scambiati a un valore molto più basso di quello nominale, per cui venderli significa una perdita netta per i correntisti.
    E a proposito di rischi. Non è la prima volta che il sistema economico di Sl viene colpito da problemi che si ripercuotono sul reale. A fine luglio la Reuter segnalò il furto di 12 mila dollari reali da parte di un ex dipendente della borsa Stock Exchange, perpetrato tramite la rete di bancomat virtuale di Sl.
    Se non ci fosse stata questa crisi di panico comunque - commenta Ginko - non ci sarebbero stati problemi. La raccomandazione ai propri clienti è quella di tener duro, aspettando che passi questo brutto periodo. Poi - rassicura la banca - tutto tornerà come prima. Ma sembra proprio che i soldi facili, nel mondo finanziario, non esistono, neanche nel metaverso di Sl.

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