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URANIO

Io, ricercatore Usa contaminato in Iraq

Macio Lopez in missione a Basra con Ramsey Clark
25 febbraio 2001 - Patricia Lombroso
Fonte: Il Manifesto" - 25 febbraio 2001

Non ero attrezzato con tute apposite in Iraq. Ero equipaggiato per bassissimi livelli di radioattività e per gli isotopi "alpha" componenti chimici nell'uranio impoverito. I danni che ho riportato sono la causa del veleno radioattivo che proviene solo da isotopi "beta" e "gamma" presenti nel plutonio. Gli effetti sono immediati, lo dimostra la mia esperienza. Da 15 anni studio i danni dell'uranio impoverito e non pensavo di trovarmi in questa situazione". Macio Lopez, coautore con Sara Flounders, nel 1993 di: "Uranium battlefields at home and abroad. The use of depleted uranium by the Department of Defense", e parte della delegazione Usa presieduta da Ramsey Clark recatasi in Iraq dal 12 al 20 gennaio scorso, è stato contaminato dall'elevatissima radioattività trovata presso Basra nel sud-Iraq. Ha riportato ustioni, demartosi e tutta la sintomatologia dei veleni tossici dell'uranio impoverito. Ormai immobilizzato, in Europa è stato sottoposto ad un trattamento intensivo di sei settimane in ospedale a Seaborg in Danimarca, dove l'abbiamo raggiunto telefonicamente.

Lei è curato in Danimarca per i danni subiti dall'assorbimento di radioattività durante i prelievi di uranio impoverito e residui nei siti vicino Basra, nel sud-Iraq...

Mi sono dotato di tutto l'equipaggiamento per la protezione dall'uranio impoverito in minime quantità sul luogo. Dai testi scientifici avevo appreso che il derma costituisce una barriera sufficiente per impedirne la penetrazione nell'organismo. Per conseguenza il veleno tossico non dovrebbe causare seri problemi, né ustioni, né lesioni serie. Ho indossato la maschera con l'ossigeno; Ramsey Clark a distanza ha documentato con foto il prelievo dei livelli di radioattività presenti, laddove giacevano i carri armati perforati ed arrugginiti, colpiti dagli A-10 americani con i proiettili all'uranio impoverito nel 1991, durante la guerra del Golfo. Credevo che la tuta semplice e non rivestita di piombo fosse sufficiente, non credevo che la radioattività presente nell'ambiente potesse penetrare la tuta che indossavo. L'uranio impoverito non ingerito né inalato non dovrebbe arrecare danni di contaminazione tossica da radioattività. Avevo appreso scientificamente che i tempi per l'assorbimento dei veleni tossici e gli effetti dannosi non sono immediati. Ho capito invece che basta poco perché l'uranio impoverito arrechi danni ad un organismo umano.

Dov'era il luogo scelto per i rilevamenti con detector per il basso contenuto di uranio impoverito?

Mi sono recato nella zona intorno a Basra a 150 miglia a sud, nella zona smilitarizzata - eravamo a circa 20 km dall'Arabia saudita - per raccogliere campioni dove erano i carri armati sventrati. Ho impiegato i detectors più moderni da me già utilizzati in Jugoslavia. Gli indici del detector a Basra non erano alti, rientravano nella norma prevista per la zona a tre piedi al di sotto del livello del mare. Il conteggio dei Rad, vicino ai tank e nelle parti interne delle carcasse era normale. Ma, improvvisamente, quando ho messo il detector nel foro di un carro armato, le lancette sembravano impazzite. Gli indici segnati mostravano una radioattività ad altissimo livello. Duemila volte superiore alla precedentemente. Con Ramsey Clark ci siamo allarmati. Continuai a camminare e pur indossando la tuta protettiva anche ai piedi, mi imbattei in un proiettile, a terra, di 30 millimetri. Il conteggio dei Rad salì a 2.450 con una velocità folle. Non riuscivo a capire la composizione del proiettile. Né osai avvicinarmi. Gli indici elevatissimi registrati.

Quanto tempo si è trattenuto lì per le rilevazioni?

Un'ora e mezza in tutto. Tornato in macchina ho impiegato il liquido per eliminare ogni residuo di particelle di uranio impoverito. Dopo mezz'ora cominciai ad avvertire del prurito al polso destro. Vedo una macchia rossa che si gonfia e assume le sembianze di una ustione. Era la parte del corpo esposta perché portavo guanti e una camicia. Cominciai a coprirmi di bolle in altre parti del corpo con una sensazione di bruciatura. Nel tragitto da Basra a Baghdad, aumentarono strane sensazioni di malessere diffuso. Erano trascorse 14 ore e comincia ad avvertire una sensazione di nausea, infiammazione per tutto il braccio, vomito, la vista annebbiata. Ero invitato ad una serie di conferenze in Europa, ma sono stato costretto a fermarmi Londra. Avevo assorbito questo materiale pericoloso anche se non avevo toccato il proiettile rinvenuto all'uranio impoverito né ero entrato dentro il carro armato. In Danimarca, un tossicologo mi ha sottoposto al trattamento di immunoprotettori e disintossicanti. Ora temo per il mio futuro.

La Nato e l'Unep, in un rapporto del 17 febbraio, ribadiscono l'innocuità dell'uranio impoverito e delle tracce di plutonio rinvenute in Kosovo e analizzate...

Sulla base della mia esperienza sono menzogne. Altrimenti perché tutto mi è accaduto dopo solo un mese dal mio soggiorno in Iraq? Gli effetti dannosi della radioattività assorbita emergono non dopo mesi o anni, ma minuti. La mia esposizione all'uranio impoverito è durata solo un'ora e mezza. Quando gli indici del mio detector registravano livelli impazziti per l'altissima radioattività del proiettile a terra, ero ad una distanza di mezzo metro. Dieci anni dopo la guerra del Golfo. La mia esperienza serva almeno per allertare subito le popolazioni e i militari in Jugoslavia e anche i contingenti europei. I danni provocati dalla Sindrome del Golfo in Iraq e le leucemie e forme tumorali esplose ora in Europa tra i militari hanno un comune denominatore: l'uranio impoverito, e le tracce di plutonio. Nei Balcani i soldati italiani, francesi e spagnoli non vennero inoculati con il cocktail di vaccini sperimentali impiegati con i soldati Usa.

Come spiega l'altissima radioattività presso il proiettile a terra di 30 millimetri?

Gli effetti degli isotopi "alpha" contenuti nell'uranio impoverito non causano i danni da me registrati. Sono persuaso che ci fosse una percentuale di isotopi "beta" e "gamma", presenti nel plutonio (U-236). Perché solo in tale circostanza è possibile che la radioattività sprigionata riesca a penetrare il derma. Credo che quello che sino ad oggi si è chiamato uranio impoverito e che si indica semplicemente come "U-238", sia uranio impoverito cui sono state aggiunte scorie di reattori nucleari che contengono non solo raggi "alpha", ma una percentuale di isotopi altamente radioattivi ed estremamente pericolosi. Altrimenti come spiegare tutto ciò che mi è successo in così breve tempo?

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