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La ragione delle armi non può essere quella dei lavoratori e la ragione delle guerre non può essere quella dei cittadini di tutto il mondo.

La crisi di Finmeccanica: una turbolenza provocata da fenomeni diversi

Fra appalti e capitali pubblici spesi per attività di lobbying, il sistema legato all’industria della difesa assume una veste inquietante, sempre pronta a generare tensioni interne ed esterne.
1 agosto 2011 - Rossana De Simone

Bambino in un campo di ribelli nel nord-est della Repubblica Centrafricana

Qualsiasi campagna che si scaglia contro le armi di distruzioni di massa e contro i guerrafondai non dovrebbe scindere questo argomento dalle strutture costituenti il sistema industriale della difesa.
L’industria della difesa è una modalità di sviluppo del mondo industriale che non solo rispecchia modelli delle articolazioni statali, ma risponde alla necessità del capitale di trovare un campo che permetta la disponibilità di grosse somme di denaro in grado di stabilizzare conflitti interni o esterni, e il tentativo - fallimentare - di riequilibrare il mercato.

L’Italia, più di altri Stati, in questo periodo è sotto pressione non solo perché la recente manovra economica per il pareggio di bilancio al 2014 (che ha bloccato gli stipendi degli statali, tagliato le spese a Regioni e Comuni costringendole ad aumentare tasse locali, ticket e tariffe) è inutile, ma anche per l’instabilità politica del governo Berlusconi e l’alto livello di corruzione presente nel Paese.

Finmeccanica in tempo di crisi.

fiera degli armamenti

Alla luce delle ultime inchieste è ancora più evidente l’interconnessione fra bilancio dello Stato, dichiarazioni del ministro Tremonti (in quanto ministro dell’economia e delle finanze), borsa valori e una holding come Finmeccanica.

Da un report della Goldman Sachs Global Investment Research del 7 luglio 2011 “COMMENT
Finmeccanica (SIFI.MI) €8.09” si legge che “On July 7, Economy Minister Giulio Tremont said "If we don't get the budget into balance (by 2014), there will be a disaster" (Reuters, July 7).
Crediamo che Finmeccanica (FNM) corra un serio rischio di non raggiungere il suo target di guadagno nel 2011-13 per cui consiglia di vendere azioni di Finmeccanica.

E’ incredibile il potere distruttivo di queste agenzie, la Goldman Sachs ad esempio ha sostenuto che il risparmio ottenuto dalla riduzione sui costi delle guerre non si può considerare un "taglio" ma un trucco. Ricordiamo che nel 2010 Goldman Sachs è stata incriminata per frode dall’ l'ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori.
Congress Warned of Credit 'Downgrade' if War Savings Counted as Deficit Reduction
http://www.foxnews.com/politics/2011/07/25/congress-warned-credit-downgrade-if-war-savings-counted-as-deficit-reduction/

Ma è altrettanto inammissibile che il governo e parlamento italiano continuino a tacere sulla spirale infernale in cui sono cadute tutte le componenti del sistema-difesa.
Sono anni che Finmeccanica, l’holding italiana per la Difesa e la Sicurezza controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze di Tremonti, è al centro di inchieste per la creazione di fondi neri, appalti milionari pilotati (il presidente Pier Francesco Guarguaglini è da sei mesi iscritto sul registro degli indagati per frode fiscale e false fatturazioni) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-15/finmeccanica-favorite-064443.shtml?uuid=AadCp4OD e da poco per le rilevazioni provenienti dalle carte dell'inchiesta su Marco Milanese, il deputato del Pdl ed ex consigliere politico del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in cui spunterebbe un sistema di condizionamento delle nomine di manager da parte dei politici con l'obiettivo di spartirsi i consigli di amministrazione delle partecipate Finmeccanica e condizionarne l'assegnazione degli appalti.
http://www.corriere.it/politica/11_luglio_09/le-carte-i-verbali-e-i-documenti-fiorenza-sarzanini_6f282668-a9f3-11e0-9d03-960d18ba419d.shtml

L’intreccio perverso fra politica ed affari, fra aziende e vertici di istituzioni statali rende ancora più insopportabile tutte le scelte del governo in campo economico e l’enfasi sulle armi usate per guerre combattute per “difendere la pace e diffondere la libertà”.
Fra appalti e capitali pubblici spesi per attività di lobbying, il sistema legato all’industria della difesa assume una veste inquietante, sempre pronta a generare tensioni interne ed esterne.
Manager sponsorizzati dai politici che così si spartiscono i posti nei consigli di amministrazione delle aziende controllate dallo Stato. Sono le carte dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Vincenzo Piscitelli sulla presunta corruzione di Marco Milanese – deputato pdl ed ex consigliere del ministro Giulio Tremonti – a svelare i retroscena della divisione tra partiti che consente anche il controllo degli appalti.

Negli anni Ottanta ci fu lo scandalo dei "fondi neri dell' Iri" che faceva intravedere quanto le tangenti contassero in tante nomine e carriere. Quello che un tempo si chiamava il carrozzone militar - aeronautico - energetico – ferroviario, fece ingresso in Borsa nei primi anni ’90 assumendo la denominazione sociale di Finmeccanica Società per Azioni, per poi arrivare nel 2000 alla collocazione da parte dell’IRI della quasi totalità della sua partecipazione in Finmeccanica, per un controvalore di oltre 5 miliardi di euro, riducendo così la presenza pubblica nel capitale Finmeccanica. Cosa è cambiato da allora? E soprattutto, siamo sicuri che la completa privatizzazione di questa holding assicuri l’eliminazione della corruzione?
Il sistema corrotto delle gare d’appalto mostra il contrario senza contare che l’industria definita strategica è una componente del sistema-difesa sistema-difesa insieme alla politica militare e alle Forze Armate. Bisognerebbe cominciare a diminuire l’enorme flusso di denaro e finanziare maggiormente le attività di ricerca e sviluppo e la produzione nel settore civile, la corrispondenza alle reali necessità della società intera produrrebbe la creazione di un ciclo virtuoso anche in campo economico.

Il processo di cessione e acquisizione di aziende è un gioco che finisce quasi sempre di permettere l’attuazione di azioni illecite. Un esempio è quello di Elsag.
Elsag è al centro di più inchieste dai tempi della cessione di Elsag Bailey Process da parte di Finmeccanica. Nel 1998 l’operazione venne sospettata di insider trading. La cessione di Elsag Bailey Process è stata oggetto di due interrogazioni parlamentari rivolte all’allora al ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi che rispose giustificando la scelta di Abb perche' il consorzio italiano guidato dall'Imi non era in grado di presentare un'offerta concorrenziale con quella della società straniera. Inoltre Finmeccanica poteva ottenere una plusvalenza di 1.300 miliardi per cui l'indebitamento sarebbe calato di mille miliardi.
http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/04/Cessione_Elsag_allarga_inchiesta_co_0_9811047298.shtml

Finmeccanica costituì Elsag S.p.A e acquisì Datamat concludendo l’intera operazione con l’integrazione con Selenia Communications dando vita al “Polo italiano della sicurezza”.
La fusione fra Elsag Datamat e Selex Communications del 1° giugno 2011 è partita con una procedura straordinaria di cassa integrazione. Eppure il presidente Guarguaglini è ottimista “Questa nuova realtà consentirà una migliore focalizzazione delle missioni delle società operative per riuscire a venire incontro con successo alle richieste dei nostri clienti di soluzioni 'chiavi in mano' in un'ottica di ottimizzazione dei costi''.

Ma le indagini sulla corruzione, clientele e parentele che hanno coinvolto dirigenti di Finmeccanica, hanno toccato anche la moglie del presidente Guarguaglini Marina Grossi, amministratore delegato di Selex Sistemi Integrati, definita la signora degli appalti. http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/28/news/l_irresistibile_ascesa_di_lady_guarguaglini_cos_diventata_la_signora_degli_appalti-9594693/
L’ultimo conflitto interno al governo, ma solo per ordine di tempo, è quello fra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e la Guardia di Finanza.
“Quello che dice Tremonti, in particolare i suoi timori sulla Guardia di Finanza, non è lontano dalla verità: il potere della Gdf è troppo grande, troppo incontrollabile. E mentre dico queste cose anche io non mi sento tranquillo, affatto: è una cosa grave, lo so, ma la dico in diretta perchè rimanga, me ne assumo la responsabilità”.
http://www.dirittodicritica.com/2011/07/30/crosetto-tremonti-gdf-24121/

E’ da sottolineare come il Comando Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Pratica di Mare e SELEX Galileo, società di Finmeccanica, hanno appena celebrato dieci anni di operatività del sistema di sorveglianza aerea ATOS, integrato sui velivoli ATR 42 MP di Alenia Aeronautica.

I guai di Finmeccanica non finiscono qui. Il giorno dopo la diffusione dei dati semestrali e la revisione al ribasso delle stime per il 2011, il 28 luglio 2011, il titolo Finmeccanica crolla in borsa al minimo storico. Finmeccanica viene punita dalla borsa valori perché "il profit warning sul 2011 e la mancanza di visibilità sulle stime porterà ad un ulteriore de-rating del titolo fino a quando non si avrà chiaro quale sarà l´impatto dei problemi strutturali di cui la società parla".
Ma è l’Italia che viene percepita come paese “non in grado di portare avanti le riforme strutturali di cui abbisogna, in un momento congiunturale particolarmente difficile, soprattutto qualora si verificasse un’eventuale crisi nella leadership politica”.
"Riteniamo che Finmeccanica sia destinata a sottoperformare in quanto oltre i problemi già noti (esposizione al rischio Paese, tagli dei budget militari e indagini per fatture false), si aggiungono anche problemi strutturali e difficoltà economiche di alcuni contratti per i quali attendiamo maggiori chiarimenti dalla conference call di oggi", afferma Equita SIM - Investment Banking.

Insomma i risultati semestrali di Finmeccanica sono inverosimilmente in calo.

L'amministratore delegato Giuseppe Orsi ne spiega i motivi e annuncia che Finmeccanica sarà in utile a fine 2011. Il direttore generale Alessandro Pansa ha esposto l’andamento della gestione nei settori di attività dichiarando che aeronautica, veicoli e autobus soffrono di “un insoddisfacente processo di acquisizione ordini” e di “difficoltà nel rispetto delle compatibilità economiche di alcuno contratti”.
AgustaWestland si presenta con ricavi in crescita del 5%, mentre l’area elettronica, che comprende le tre Selex e la controllata americana DRS Technologies, vede i ricavi in calo del 10% , in crescita è il settore dei sistemi di difesa. Lo spazio vede i ricavi crescere del 17% ma gli ordini calare del 25% a causa della Thales Alenia Space. Il settore aeronautico vede ordini in crescita (+3%) ma vi sarebbe una “la ridotta efficienza industriale e difficoltà su alcuni processi industriali”.
http://www.finmeccanica.it/IT/Common/files/Corporate/Bilanci_Presentazioni/Bilancio_e_Presentazioni_2011/Resoconto_intermedio_di_gestione_al_31_marzo_2011.pdf

Anche l’acquisizione dell'americana Drs (Guarguaglini si trovò contro Tremonti a proposito dell’acquisizione dell’azienda americana) per 3,4 miliardi di euro nel 2008 che porterà il debito a 3.039 euro al 31.12.10, è oggetto di indagine http://www.finanzaok.com/5361/finmeccanica-lorenzo-cola-le-false-fatturazioni-e-lacquisizione-di-drs/
Oggi Finmeccanica dà il via libera all'operazione di cessione di alcuni asset della Drs Technologies per un valore che si dovrebbe attestare attorno ai 700 milioni di euro.

Il sindacato è in allarme. L’a.d.Giuseppe Orsi annunciando che vi è una bassa redditività del settore aeronautico, inefficienza e pressione competitiva sulla produzione di aerostrutture, e che il settore aeronautico “non è organizzato secondo linee omogenee”, che i programmi e i prodotti spesso non collegati tra loro, lascia intendere che bisogna razionalizzare i siti e che due saranno chiusi. L’impatto occupazionale sarà di 600 posti.

Cosa significa? Significa che i 12.263 addetti, già ridotti di 341 unità rispetto alle 12.604 unità del 31 dicembre 2010, dovranno attendersi ulteriori esuberi, oltre la cassa integrazione già presente, in seguito alla integrazione fra Alenia e Aermacchi.

Dunque Alenia Aeronautica e Aermacchi verranno fuse in un'unica società' e questo sarebbe il primo passo per l'integrazione e l'efficientamento di tutti i settori. Non ci sono annunci sulla questione della sede legale della nuova azienda che nascerà dalla fusione, ma Alenia Aeronautica è oggetto di uno studio approfondito e sarà il nuovo presidente di entrambe le società, Amedeo Caporaletti, a decidere della cancellazione di alcuni siti industriali.

Che fine hanno fatto le pompose dichiarazioni di politici, generali e dirigenti industriali che in questi anni hanno inneggiato la produzione bellica per i suoi ottimi risultati a livello internazionale, per l’intensa attività di ricerca e sviluppo, per gli alti livelli occupazionali attuali e quelli che verranno?

Il rapporto Difesa – industria è stato definito “do ut des” consensuale, un “matrimonio d’interessi” che non riguarda solo la fase di produzione ma anche di ricerca e sviluppo, insieme si condividono l’onere finanziario (maggiormente a spese dello Stato) e le royalties (privatizzate).
Si facilitano i rapporti con le università e i centri di ricerca nazionali (nel periodo 2001 - 2009 sono stati concretizzati 550 progetti di ricerca tecnologica militare).
Il Ministero dell’Università e Ricerca, Ministero della Difesa e quello dello Sviluppo Economico finanziano programmi (es. la costellazione cosmo skymed prodotta con la Francia e gestita dall’agenzia spaziale italiana ASI).
L’industria della Difesa beneficia oltre che del bilancio alla Difesa dedicato agli investimenti, della legge 808/85 che sostiene lo sviluppo delle capacità industriali nazionali dell’alta tecnologia nel settore aerospaziale. In questo modo vengono finanziati progetti di cooperazione europea e quelli funzionali a tecnologie strategiche per programmi riguardanti la sicurezza nazionale. (dal 2004 al 2007 sono stati finanziati progetti militari per oltre 1 miliardo di euro).
Beneficia della legge 421/96 che integra il bilancio ordinario della Difesa e riguarda i programmi di acquisizione di diretto interesse della Difesa e la realizzazione di progetti già avviati.

Le risorse che il Ministero dello Sviluppo Economico dovrebbero garantire per gli anni 2010 – 2011 sono pari, rispettivamente, a 1,923 e 1,623 miliardi di euro.

L’importanza dell’industria della difesa, come affermano alcuni, esula dagli aspetti puramente economici e dalla semplice dimensione tecnico-industriale perché cartina di tornasole di un rapporto politico-militare, ma a quanto pare non è esente da interessi particolari legati a questioni partitiche e a ritorni economici individuali.

E’ un fatto la competizione che si è aperta fra i vari distretti industriali. Giuseppe Baratto, presidente di Federmanager Sicdai, ha esternato una sua preoccupazione per la marginalizzazione del comparto aeronautico in Campania per la pretesa della politica di condizionare una distribuzione del lavoro verso le regioni del Nord.

Fim-Fiom e Uilm a loro volta denunciano un ritardo nella presentazione di un piano industriale in Campania e allo stesso tempo si preoccupano per il futuro degli stabilimenti torinesi innescando una competizione con il distretto lombardo.

Il progetto F-35 è al centro di una discussione intollerabile. Non per gli enormi ritardi e l’aumento dei costi che vedono via via l’annullamento di commesse da parte di Paesi inizialmente interessati, non per un investimento per un velivolo concettualmente già vecchio e particolarmente aggressivo, ma per gli eventuali ritorni industriali ed occupazionali che poi si perdono nel nulla.
Non solo l’Italia ha già speso 1 miliardo per la partecipazione al programma e 750 milioni per la realizzazione di uno stabilimento a Cameri (i nuovi occupati per settembre sono 30 fra elettricisti e disegnatori elettriciti), ma deve sorbirsi una patetica disputa fra Cameri e Torino-Caselle, fra Varese e Torino, fra nord e sud.

La ragione delle armi non può essere quella dei lavoratori e la ragione delle guerre non può essere quella dei cittadini di tutto il mondo.

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