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F-35

Nei primi anni novanta i servizi aerei americani decisero che un unico progetto avrebbe dovuto sostituire tutta una serie di aerei da combattimento. La nuova macchina da guerra doveva realizzare il trionfo della tecnica indifferente all'etica e al contempo spezzare la già esile dinastia dei caccia europei. Tuttavia in tutti questi anni l’F-35 ha mostrato non solo il fallimento di una sfida industriale-militare, ma di un certo fondamentalismo tecno-scientifico.

Nel 2013 Michael Gilmore, direttore del settore test operativi del Pentagono, nella relazione presentata al Congresso, esponeva una quantità di criticità tali per cui si dovevano attuare restrizioni alle operazioni di volo limitando l’utilità stessa dell’addestramento. L’osservazione finale di Winslow Wheeler, direttore dello Straus Military Reform Project, fu “la conclusione è ovvia: L'F-35 non è praticabile”.

La relazione di quest’anno ci informa che la maggior parte dei problemi rimangono irrisolti, alcuni peggiorano, altri non sono attendibili (vedere DoD Programs - F-35 Joint Strike Fighter http://www.dote.osd.mil/pub/reports/fy2012/pdf/dod/2012f35jsf.pdf ), eppure nel bilancio militare degli Stati Uniti di 612,4 miliardi dollari per l'anno fiscale 2014 (il totale è 771.100 milioni dollari se si aggiungono i Veterans Administration, 63,2, il Dipartimento di Stato, 26,9, Homeland Security, 39,3, la National Nuclear Security Administration con 11,2 miliardi dollari dal Dipartimento dell'Energia, costruzione militare, 9,8 e FBI, 8,3 miliardi dollari dal Dipartimento di Giustizia), per il programma F-35 sono stati stanziati 8,4 miliardi di dollari.

Ancora prima che uscisse la relazione annuale, Reuters informava che il Dipartimento della Difesa aveva avvertito che i ritardi nello sviluppo del software Block 2B, avrebbero ritardato i piani del Corpo dei Marines per l’utilizzo dei suoi F-35 jet entro la metà del 2015.
http://www.reuters.com/article/2014/01/23/us-usa-lockheed-fighter-idUSBREA0M1L920140123
Di fatto però il Pentagono continua a sostenere che bisogna essere fiduciosi del successo del programma e che si è a circa metà strada per quanto riguarda i test di sviluppo.
Con questi risultati il Pentagono ritiene di mantenere ancora in pista il progetto. Eppure non si può non ricordare che il programma, iniziato definitivamente nel 2001, è cresciuto del 70 per cento rispetto alle stime dei costi iniziali e ha accumulato e anni di ritardo.
Anche Lockheed Martin collabora attivamente con il Pentagono affinché il programma non sia cancellato annunciando, quando si tratta di rifinanziare il progetto, nuovi licenziamenti ed esagerando il numero dei lavoratori che vi partecipano. A fronte dei 125.000 fra diretti e indiretti in 46 paesi dichiarati dall’azienda, i lavoratori occupati invece sarebbero 50.000/60.000, come indicato nel rapporto a cui fa riferimento l’articolo di Bloomberg. Nell’articolo si accenna a 31 aziende italiane coinvolte.
http://www.bloomberg.com/news/2014-01-22/lockheed-martin-inflates-f-35-jobs-claims-nonprofit-says.html

La Gran Bretagna, che dovrebbe annunciare l’ordine di 14 dei 48 F-35 programmati, per ora risponde con grande flemma alla nuova relazione del DOT&E: “Il punto centrale di questa valutazione interna è di evidenziare dove sono i problemi nel programma che ancora devono essere risolti. Fa parte del processo e non dovrebbe essere visto come una parte negativa del processo”.
http://www.globalpost.com/dispatch/news/thomson-reuters/140202/uk-says-close-placing-order-f-35-jets

L’Italia ha aderito al programma nel 1999 con un contributo di 10 milioni di dollari, da allora ha continuato a confermare, definire e finanziare la sua partecipazione in un clima parlamentare apatico che ignorava cosa stesse realmente approvando. Gli unici tentativi capaci di creare un contraddittorio all’interno delle aule parlamentari sono venuti da pochi deputati e senatori, mentre all’esterno pacifisti e antimilitaristi continuavano la loro opera di contrasto con iniziative sul territorio e raccolta di materiali informativi.
Nel frattempo il GAO pubblicava rapporti sullo stato di avanzamento del programma che nel 2010 faceva dire a Bill Sweetman di Aviation Week “La buona notizia...è che il programma non corre più il rischio di fallimento. La cattiva notizia è che è già da ora un fallimento”.

Finalmente nel 2013 il Parlamento italiano ha deciso di avviare una indagine conoscitiva sui sistemi d’arma fra cui l’F-35 allargando il dibattito anche a soggetti dell’area pacifista.
Le differenti posizioni non sono riuscite però a chiarire le ambiguità del programma tantomeno la complessità del significato della sua crisi, che è anche crisi di un sistema politico- economico, di fatto l’inconcludenza politica si è vista nelle conclusioni che riportano il solito inutile ritornello, bisogna “assicurare un adeguato controllo parlamentare sul corretto ed efficiente utilizzo delle risorse destinate al finanziamento dei programmi di armamento, in considerazione del carattere di investimento strategico che tali programmi rivestono per la difesa nazionale e per lo sviluppo tecnologico e produttivo del Paese”.

Il 23 gennaio i parlamentari riuniti nelle Commissioni congiunte Difesa di Senato e Camera sono stati capaci di esprimere la genuinità del loro pensiero che, dinanzi ai dilemmi creati dall’indagine conoscitiva, si domandava: Esiste un'Alleanza Nato che c'impone di intervenire quando uno dei membri dell'Alleanza viene attaccato: se l'attacco è cibernetico, esiste analogo patto?
http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/commissioni/stenografici/17/congiunte/4IV-20140123_CG-BOZZA.pdf

E’ di questi giorni la notizia che a seguito del rapporto del Pentagono il Partito democratico avrebbe deciso di ridurre il numero degli F-35 italiani a favore del progetto europeo EFA. Dell’iniziativa ne ha parlato il deputato Carlo Galli “La ricca documentazione raccolta ha dato dignità istituzionale ai tanti dubbi sulla opportunità del programma F35". Quel che è emerso - ha aggiunto Galli - è che L'Italia a Nord è ben protetta da solide alleanze. Ma a Sud lo "stivale" affonda in una palude perché i Paesi del Nord Africa costituiscono, parafrasando il latino mare nostrum, in un mare di guai nostri. Ecco perché è assolutamente necessario dotarci di sistemi d'arma moderni". Ma quali?
http://www.repubblica.it/politica/2014/02/01/news/f35_pd_dimezza_acquisto-77429492/

Una domanda a cui il governo ha risposto finanziando l’acquisto di nuovi mezzi e materiali per 3 miliardi e 222 milioni senza contare i contributi del MISE. Ovviamente è previsto il proseguimento dei programmi F-35 ed EFA.

Se qualcuno pensasse ancora che questo Parlamento sia stato contaminato da contaminazioni pacifiste può eliminare qualsiasi dubbio perché dall’indagine conoscitiva emerge la necessità di un “superamento della distinzione tradizionale tra dimensione interna ed esterna della sicurezza attraverso un approccio alle sfide globali di “diplomazia preventiva”.

La non discussione sull’F-35 è servita a svelare l’intreccio fra interesse politico e innovazione tecnologica, laddove alla tecnologia viene affidato il compito di ridurre la complessità dei problemi compresi quelli etici, mentre la politica risolve la crisi della governabilità con la creazione di uno stato di eccezione permanente.

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