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Aviano, raddoppio col "botto"?

14 gennaio 2015 - Gregorio Piccin

Base Aviano

Il “botto” di cui si parla non è quello auspicato dal maestro Monicelli in una celebre intervista televisiva di qualche anno fa ma piuttosto un botto orrendo da 250 chilotoni. Uno studio presentato lo scorso 8 dicembre a Vienna all’interno di un convegno promosso dall’Ufficio affari esteri del governo austriaco ipotizza infatti un incidente nucleare interno alla base Usaf di Aviano. La simulazione registra 240 mila vittime che potrebbero ridursi ad 82 mila se la popolazione fosse preventivamente addestrata ed istruita ad una simile eventualità. Non a caso lo studio (http://www.scribd.com/doc/249842296/) si è occupato della base avianese. L’interesse concreto del governo austriaco pare essere anche quello di capire, da paese non-nucleare, come ridurre l’impatto umanitario in caso di esplosione di armi nucleari nei paesi confinanti con ciò implicitamente confermando quello che da anni è il segreto di pulcinella su Aviano ossia la presenza delle bombe B61. Dal comando statunitense della base, anche questa volta, non arrivano ne smentite, né conferme. Di certo queste antiche bombe a caduta libera verranno riadattate ossia rese “intelligenti” per poter essere utilizzate dagli F35 nel quadro del miliardario programma di “riciclaggio” del vecchio arsenale voluto da Obama.
Il sindaco di Aviano Stefano Del Cont Bernard, sollecitato dai pacifisti sulla opportunità quanto meno di informare la popolazione circa i rischi indicati dallo studio austriaco e di istruirla sulle possibili misure di sicurezza, risponde che lo stoccaggio delle bombe nucleari è “statisticamente” sicuro e che “Il pericolo, semmai, viene da fuori”.
Anche il sindaco sembra implicitamente confermare la presenza delle bombe e nel farlo centra involontariamente il problema: la base Usaf di Aviano è una struttura strategica con capacità nucleari a livello europeo e per questo essa stessa diventa immediatamente obiettivo strategico da colpire per le superpotenze che si confrontano con gli Stati Uniti e non solo. E’ un fatto di reciprocità che comporta una vera ipoteca sul futuro, quello di chi vive attorno alle basi Usa.
L’8 gennaio scorso, quasi un mese dopo lo studio austriaco sull’ipotetico incidente nucleare, il comando del 31° Fighter wing annuncia l’arrivo ad Aviano del 606° Air control squadron dalla base tedesca di Spangdahlem.
Il ricollocamento dello squadrone, in totale 300 effettivi, dovrebbe avvenire entro il 2015. Questo primo movimento di uomini, spiega il comando statunitense di Aviano, avviene in un contesto di consolidamento e ricollocazione delle forze aeree in Europa. Questo programma consentirà agli Stati Uniti di risparmiare centinaia di milioni di dollari ogni anno pur mantenendo intatte le capacità di proiezione Usaf. Una vera e propria razionalizzazione “aziendale”.
Ma questo primo piccolo contingente sembra essere soltanto l’inizio. In uno studio commissionato alla Rand corporation dal Dipartimento della difesa statunitense nel 2013 (da cui l’attuale riorganizzazione prende le mosse) si parlava della chiusura della base di Lakenheath in Gran Bretagna e dello spostamento dello 52° Fighter wing di Spangdahlem ad Aviano. Considerato che il 52° Fighter wing consta di 4800 effettivi si tratterebbe di un vero e proprio raddoppio per la base friulana: un indesiderabile salto di qualità nel ruolo e nella rilevanza della struttura, un ulteriore passo avanti nella forsennata belligeranza atlantica dell’Italia.

 

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