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Uranio: la tortura invisibile

In Iraq c'è chi è torturato anche fuori dal carcere, condannato a morte da tumori, sarcomi e leucemie che portano un chiaro marchio di fabbrica: l'Uranio impoverito. Ma un medico racconta le loro sofferenze, e studia gli effetti delle duemila tonnellate di "metallo del disonore" sganciate sul paese a partire dal 1991. Dal Centro Oncologico dell'Ospedale di Bassora il dottor Jawad Kadhim Al-Ali lancia un appello per sostenere l'ospedale, e un segnale di allarme che ci riguarda da vicino: anche le truppe italiane rischiano di ammalarsi.
30 giugno 2004 - Carlo Gubitosa e Francesco Iannuzzelli

Nessun giornale potrà mai raccontare la vita di un popolo in guerra. Per farlo ci vorrebbe un elenco quotidiano e incessante di aberranti "normalità", lontanissime dall'essere una "notizia" proprio perché ripetute, ordinarie, abituali e perfino banali. Ogni tanto però qualcuno ci prova, e sempre più spesso questi racconti non arrivano da giornalisti di professione, ma dai diretti testimoni dell'orrore. Tra questi c'è il dottor Il dottor Jawad Kadhim Al-Ali, che lavora nell'ospedale di Bassora sin dalla prima guerra del Golfo e oggi dirige il reparto di Medicina e il Centro Oncologico della struttura ospedaliera.

Da più di un decennio Al-Ali raccoglie dati scientifici che documentano l'altra faccia della "democratizzazione" irachena, uno stillicidio ininterrotto di vittime civili, colpite dai bombardamenti, da dieci anni di embargo e dai tumori correlati all'impiego di Uranio Impoverito. La comunità internazionale non ha ancora deciso se questo materiale è cancerogeno oppure no, e nel frattempo l'occidente "democratico" ha imbottito il territorio iracheno con duemila tonnellate di "depleted uranium", Delle 300 tonnellate sganciate sull'Iraq nel 1991, gran parte sono cadute sulla zona di Bassora, e nel conflitto del 2003 si stima che almeno 120 tonnellate abbiamo invaso l'ecosistema dell'intero paese.

Il mondo dice no all'uranio
Il 13 ottobre 2003, durante una conferenza che si svolge nella città belga di Berlaar, un gruppo di esperti, scienziati e organizzazioni di base dà vita ad una coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio impoverito. I paesi del mondo per i quali è stata comprovata la presenza di armi all'uranio negli arsenali militari sono sedici: Bahrain, Francia, Grecia, Israele, Giordania, Kuwait, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Corea del Sud, Taiwan, Tailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America. La coalizione internazionale non si limita a chiedere la messa al bando di queste armi, ma reclama anche una bonifica di tutti i siti contaminati e un risarcimento per le popolazioni colpite. Un altro ostacolo è la mancata conoscenza di tutte le zone bombardate con armi all'uranio, per le quali si chiede agli stati che hanno realizzato questo tipo di azioni l'abolizione del segreto militare sui dati relativi alle coordinate dei bombardamenti. Un ultimo delicato nodo politico riguarda le alleanze militari: la "International Coalition to Ban Uranium Weapons" chiede ai governi che non fanno uso di armi all'uranio di escludere le loro truppe da qualunque alleanza militare con paesi che utilizzano munizioni "a rischio". Il membro italiano della coalizione è l'associazione PeaceLink, che da anni fornisce alle famiglie dei militari impegnati nelle cosiddette "missioni di pace" le mappe delle zone bombardate e altre informazioni sull'uranio impoverito che gli stati maggiori della Difesa si ostinano a negare. Nel 2001 l'associazione è stata convocata presso il Parlamento Europeo a Strasburgo per una audizione su questi temi.

Info: http://www.bandepleteduranium.org
In attesa di un responso "ufficiale" sulla nocività dell'Uranio, Al-Ali ha fatto due conti, rilevando che l'incidenza di alcuni tipi di tumori, dal 1991 ad oggi, è aumentata fino a 19 volte. Ma questo lavoro di documentazione non si ferma alla statistica. Il dottore di Bassora ha deciso di dare un volto alle vittime dei bombardamenti colpite da tumori, le immagini più censurate dall'inizio della guerra ad oggi. La grande stampa in doppiopetto si nasconde dietro teoremi inattaccabili: le vittime vanno rispettate, tutelando la loro dignità e la loro privacy, la vera informazione non si nutre di immagini a effetto, non ha senso pubblicare singole foto, ma bisogna raccontare il contesto della guerra. Ma che ne pensano i diretti interessati? La forza della denuncia del dottor Al-Ali sta proprio nell'aver raccolto fotografie nell'ospedale di Bassora su esplicita richiesta dei pazienti o dei loro familiari, che hanno manifestato una intenzione molto chiara: il mondo deve sapere.

Abbiamo incontrato il dottor Al-Ali a Bruxelles durante l'ultimo incontro della campagna internazionale per la messa al bando delle armi all'Uranio Impoverito. Corporatura minuta, stempiato, baffetti, il dottore sfoggia spesso un sorriso legato al suo sottile humour, e racchiude in sè un misto di saggezza araba e flemma britannica acquisita durante gli studi nel Regno Unito. Parla con un tono di voce pacato ma fermo, e descrive il suo ospedale come se fosse la sua casa, il suo staff come se fosse la sua famiglia, i tumori come malattie ordinarie e quotidiane, che capitano più o meno in tutte le famiglie. Quando gli manifestiamo le nostre perplessità e i nostri scrupoli sulla pubblicazione delle sue foto, il dottore sembra quasi stupito, come se le nostre preoccupazioni fossero effimere rispetto alla tragedia che si consuma tra la sua gente. La sua stessa famiglia è stata colpita duramente, ma proprio per questo lui si ostina a restare a Bassora. E' iscritto all'ordine dei medici britannico, e potrebbe facilmente trovare lavoro in Inghilterra, ma questa idea non gli sfiora neppure la mente: il suo posto è nella sua terra.

Dottor Al-Ali, qual é la situazione attuale dell'ospedale e delle persone ricoverate presso il Centro Oncologico di Bassora?

La situazione sanitaria é molto grave perché abbiamo numerosi casi di cancro e non abbiamo i medicinali necessari per curare queste persone, in particolare ci mancano antidolorifici, farmaci essenziali per alleviare il dolore di questi pazienti. Non abbiamo solo malati di cancro, ma anche altri problemi come ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete, e anche per questi casi non abbiamo farmaci a sufficienza. Stiamo quindi attravesando un periodo molto critico.

In che modo è variata l'incidenza dei casi di cancro negli ultimi anni, e che tipo di patologie sono state riscontrate?

La percentuale di tumori é aumentata notevolmente dalla guerra del 1991. Abbiamo svolto alcuni studi, confrontando i dati in nostro possesso prima della guerra con quelli attuali, e abbiamo riscontrato dal 1988 al 2002 un aumento di undici volte dei casi di cancro, e di diciannove volte per quanto riguarda la mortalità da tumore. Tutto ciò é molto significativo. Abbiamo inoltre riscontrato che la percentuale di nascite di bambini deformi è aumentata di 7 volte. Ci sono stati anche dei casi molto particolari, come tumori doppi o addiritttura tripli, oppure gruppi di tumori familiari, con numerosi membri della medesima famiglia affetti da cancro. Un esempio é la famiglia di mia moglie, nella quale abbiamo dieci persone ammalate di tumore l'ultima delle quali, mia cognata, morta proprio due giorni fa di leucemia. Ho di recente chiesto al responsabile del Dipartimento Statistico dell'ospedale i dati relativi ai nuovi ingressi e mi ha fornito il dato di 90 nuovi pazienti, nel solo mese di gennaio 2004, ai quali é stato diagnosticato un cancro. Si tratta di un numero enorme. Raccogliamo i dati relativi a tutti gli ospedali della città di Bassora, ovvero i quattro ospedali principali più altri cinque minori nei dintorni della città, nei quali sono ricoverati numerosi pazienti. Ho effettuato una verifica e ho scoperto che molti di questi pazienti non sono stati registrati: si tratta di un grave errore da parte nostra, in quanto registriamo mediamente il 50% dei casi e come conseguenza i dati che riportiamo sono sottostimati. Stiamo ora organizzando una registrazione completa di tutti i pazienti, con un unico centro di raccolta dati a Bassora che segue tre distretti, Bassora, Maysan e Nassiriya. Contiamo di avere un registro completo dei casi di tumore nei giro dei prossimi due anni.

Che ragioni potrebbero esserci per questo aumento dei casi di cancro?

I motivi sono molteplici: abbiamo numerosi agenti contaminanti nella zona: chimici, biologici e radiologici. Gli agenti radiologici rappresentano il fattore nuovo, aggiunto nel nostro ambiente dopo la guerra del 1991, e per questo lo riteniamo il principale responsabile. Durante la guerra del 1991 furono utilizzate circa 300 tonnellate di uranio impoverito nella parte occidentale di Bassora, dove si è svolta la battaglia con i carri armati, e ciò ha comportato un aumento nel livello della radioattività di molte volte superiore alla norma. Probabilmente questa é la causa principale dei nostri casi di tumore, ma abbiamo bisogno di verificare questa affermazione con analisi citogenetiche e cromosomiche, indagini del suolo e delle persone contaminate che risiedono vicino alle aree dei combattimenti. Purtroppo in Iraq non possiamo svolgere queste analisi in quanto sprovvisti delle attrezzature necessarie per questi delicati test sulla presenza di uranio impoverito.

Che analisi sono state svolte finora?

Abbiamo inviato dei campioni di urina in Giappone che, a quanto mi risulta, sono risultati positivi all'uranio impoverito, ma non sono ancora a conoscenza dei dettagli relativi alle analisi.

Ammissione di colpa
Stefano Melone, Maresciallo ed elicotterista dell'Esercito Italiano originario di Caserta, si ammala di tumore e muore a 40 anni l'8 novembre 2001, lasciando due figli e la moglie Paola, che continua la battaglia legale avviata dal marito per ottenere un risarcimento da parte dello Stato. Il 21 giugno scorso il tribunale civile di Roma ha riconosciuto con una storica sentenza un nesso tra le missioni all'estero effettuate da Melone in Albania, Somalia, Bosnia e Libano e il rarissimo tumore maligno che ha colpito le sue ossa, i polmoni e la pleura. Per la prima volta un tribunale italiano ha riconosciuto anche il danno biologico oltre alla causa di servizio della malattia, condannando il ministero della Difesa ad un risarcimento di 500.000 euro. Dalle pagine del sito www.stefanomelone.org Paola Melone ha ricordato l'impegno che il marito le ha affidato poco prima della sua morte: "porta avanti la mia battaglia legale per me, per i miei figli e per gli altri militari che stanno soffrendo a causa di questo male, in uno squallido letto di ospedale". Il muro del silenzio attorno alle "morti da uranio" si sta rompendo anche nei tribunali dell'Inghilterra. Il soldato scozzese trentacinquenne Kenny Duncan, impiegato in Iraq nel 1991 come autista per rimuovere carri armati distrutti, ha ottenuto un riconoscimento ufficiale da una corte di Edimburgo dopo che il ministero della difesa aveva rigettato il suo caso. Duncan ha anche due figli, Kenneth di dieci anni e Heather di sei, che hanno sviluppato patologie e deformità simili a quelle che hanno colpito molti bambini iracheni dopo i bombardamenti del 1991.
Le caratteristiche dei casi di tumore che avete riscontrato possono essere correlate all'esposizione a radiazioni?

Sì, abbiamo casi di leucemie mieloidi croniche e acute che possono essere dovute a radiazioni, così pure i tumori al seno che aumentano di dimensioni da 2 a 3 volte rispetto al normale, proprio come é previsto in caso di esposizione a radiazioni. Un altro tumore strettamente legato agli effetti delle radiazioni é l'Istiocitoma Fibroso Maligno del quale abbiamo registrato 30 casi negli ultimi dieci anni.

In base al loro periodo di incubazione, si nota una qualche correlazione con la guerra del 1991?

Il periodo di incubazione di questi tumori é correlabile con gli effetti delle radiazioni dal 1991 in poi. Le leucemie appaiono dopo 3-5 anni dalla guerra del 1991, e i tumori alle ossa e ai tessuti molli dopo il loro periodo di incubazione di 10-12 anni. I primi effetti delle radiazioni dell'ultima guerra del 2003 saranno visibili tra 3-4 anni.

Avete identificato, in base alla provenienza dei pazienti ammalati di tumore, dei raggruppamenti geografici?

Sì, ci sono alcuni tipi di cancro che mostrano delle prevalenze geografiche. Ad esempio il cancro ai polmoni é prevalente nell'area di Zubair, vicino al campo di battaglia. La leucemia é più prevalente nella parte settentrionale di Bassora, in una zona nota come Qurna, e il cancro al seno é più prevalente nel centro della città di Bassora. I tumori al tratto digestivo sono invece più prevalenti nella parte meridionale di Bassora, Fao City. Questi sono i tipi di tumore più prevalenti, e abbiamo cominciato a studiare la loro distribuzione geografica da due anni.

Il suo ospedale copre solo l'area di Bassora?

Al Centro Oncologico ci occupiamo di tre distretti, Bassora, Maysan e Nassiriya, mentre per altre malattie riceviamo normalmente la maggior parte dei pazienti solo da Bassora. Altri reparti specialistici dell'ospedale di Bassora, come la neurochirurgia, la cardiochirurgia e la chirurgia plastica ospitano pazienti da Bassora e anche da Amarah e Nassiriya.

Ha una qualche indicazione di quanti casi di tumore provengono da Nassiriya?

Non saprei, la maggior parte di loro prima della guerra andava a Baghdad, ora però essendo il viaggio a Baghdad difficile e rischioso vengono a Bassora, e il loro numero é in aumento.

Pensa che le truppe italiane a Nassiriya siamo in qualche modo a rischio?

Sì, certo che sono a rischio, perché il rischio sarà sempre presente in quanto abbiamo un clima polveroso, e i forti venti risospendono le particelle di uranio impoverito e le possono trasportare fino a 200-300 chilometri verso Nord, per cui ciò può nuocere alla popolazione del posto e a chiunque altro si trovi in quelle zone, comprese le truppe.

Il suo ospedale è mai stato colpito?

Sì, il 27 gennaio 1991 due missili distrussero quasi completamente l'ospedale, uccidendo 4 dei nostri pazienti che si trovavano nell'unità di cura intensiva. Evacuammo l'ospedale e ci trasferimmo in un rifugio sotterraneo, per non più di 30 pazienti, quelli più gravi. Ora, dopo 13 anni, abbiamo diversi malati di cancro nel nostro personale: 8 medici e 5 del personale paramedico. Per cui forse questi due missili, più gli altri dieci che colpirono i dintorni dell'ospedale, contenevano materiale radioattivo in quanto tutti questi membri dello staff lavoravano già allora nel nostro ospedale.

Potete darci un grande aiuto, sociale, finanziario e medico. Molti medici vengono da noi per aiutarci nelle operazioni, nel visitare i pazienti e per scambiando le nostre esperienze in questi campi della medicina. Per cui potreste aiutarci con donazioni di materiale medico, medicine, strumentazione, o anche medici che possono venire e stare nel nostro ospedale per un mese o anche solo due settimane.

Aiutiamo Bassora
Ecco la lista di materiale medico richiesto dall'Ospedale di Bassora per far fronte all'emergenza sanitaria in atto:

FARMACI:
Navoban in flaconi o pastiglie
Morfina a lento rilascio (pastiglie da 10-20 mg)

MATERIALE SANITARIO:
Siringhe di varie dimensioni
Canule
Guanti chirurgici
Aghi per punture lombari
Aghi per l'aspirazione del midollo spinale
Aghi Trephine per biopsia delle ossa (bastano 5-10)
Cateteri Hickman
Pompe di infusione
Maschere

Le persone interessate a sostenere l'ospedale di Bassora possono mettersi in contatto direttamente con il dottor Jawad Kadhim Al-Ali all'indirizzo di posta elettronica jawadalali44@yahoo.com oppure tramite l'associazione PeaceLink, scrivendo all'indirizzo info@peacelink.it o telefonando al numero 3492258342.

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